Sassi e sassolini. Luca Palamara si concede alle Iene, in un’intervista andata in onda ieri sera su Italia1, e alza il sipario sul mercato delle nomine. Palamara parla delle correnti della magistratura come se stesse parlando di partiti politici. “le  nomine delle procure importanti venivano decise come si fa nei partiti. Si cercavano accordi tra le correnti di destra, sinistra e pentastellate”. Anche Davigo si è fatto il suo “correntone”  che risulta politicamente vicino ai grillini. Allucinante!

Sassi e sassolini. Luca Palamara si concede alle Iene, in un’intervista andata in onda ieri sera su Italia1, e alza il sipario sul mercato delle nomine. È da mesi che l’ex componente del Csm spiega che nessuna poltrona importante veniva assegnata dal Consiglio superiore della magistratura senza l’accordo fra le correnti. Correnti che avevano tutte una matrice politica di fondo. Certo che chi ha sostenuto la tesi (molto di parte) che la magistratura non è condizionata dalla politica ha preso davvero un grosso abbaglio. Eppure, nonostante l’evidenza qualche organo d’informazione continua a giocare  e a difendere un sistema che per il bene della Democrazia va cambiato. Chi fa accordi per una poltrona è costretto quasi sempre a pagare cambiali

Ora, però, il quadro è cambiato: Palamara è appena stato radiato dalla magistratura dopo un processo lampo e non ci sta a portare sulle spalle in solitudine tutto il peso di quelle trame. Così apre nuovi fronti: non c’era solo la guerra al coltello fra le diverse cordate che, sottobanco, miravano a conquistare la procura di Roma. No, si va anche oltre: pure la scelta del vicepresidente David Ermini sarebbe stata il frutto delle solite manovre, fra colloqui, messaggi, scambi fra le diverse anime della magistratura. «Se ho orchestrato l’elezione di Ermini a vicepresidente del Csm – si chiede Palamara, oggi sotto processo a Perugia -, come può Ermini rimanere al suo posto in maniera indifferente?». Non solo: per Palamara si dovrebbe scavare anche sull’antiberlusconismo della corporazione togata: «L’allarme lanciato da Berlusconi sulla politicizzazione della magistratura non era infondato».

Certo, la sua partita sembra chiusa, la pecora nera è stata espulsa, ma lui prova a riaprirla, spiegando e rispiegando che le nomine non le faceva da solo, ma dopo estenuanti e feroci trattative in cui nemmeno un centimetro quadrato rimaneva fuori dalla grande spartizione.

«Le nomine – è l’incipit – sono il frutto di accordi associativi fra i gruppi. Ciò non significa che non portino poi ad individuare una persona meritevole, ma quella persona indubbiamente è una persona che fa parte del meccanismo delle correnti». Lui orchestrava, ma non certo solo con quei consiglieri del Csm costretti a lasciare precipitosamente lo scranno quando si è scoperto che trafficavano con lui.

Gli intrecci, secondo il dominus di quelle relazioni, non risparmiano nessuno e nessuna operazione, a meno di non voler spargere dosi massicce di ipocrisia sulla storia recente delle toghe italiane. «Quando il Csm – chiedono Antonino Monteleone e Marco Occhipinti – ha nominato Pignatone procuratore capo di Roma, come si è fatto l’accordo?». La risposta è tranchant: «Assolutamente nei medesimi termini degli accordi fra le correnti». E c’è di più: Palamara lascia intendere che la marcata politicizzazione, con i partiti a bordo campo pronti a intervenire, può aver influenzato anche i processi. Compresi quelli a Silvio Berlusconi, per lunghi anni il nemico numero uno dell’Anm. «Cioè – incalzano le Iene – quando Berlusconi vi accusava di essere politicizzati…». «Allora – è la replica sorprendente – bisogna svolgere un serio momento di riflessione sulla storia politico-giudiziaria del Paese, per valutare in che modo le nomine e determinati processi abbiano poi influito». Una mezza ammissione, se non di più.

Fonte: il Giornale

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