9 CiuffredaQuesto breve articolo è dedicato alla memoria di Nicola Ciuffreda, imprenditore di 53 anni, ucciso a Foggia per aver detto no al pizzo.

Testa, collo, torace, addome e gambe. Quelli di Nicola Ciuffreda, distrutto da otto proiettili durante una mattina in cantiere il 14 Settembre 1990, davanti a suo figlio Giuseppe.
Non che non se lo aspettasse, dicono a Foggia, dove lavora Nicola. Sembra che il racket delle estorsioni gli avesse chiesto 300 milioni e che lui avesse rifiutato. Anzi, sembra che avesse addirittura denunciato la mafia locale al comando dei Carabinieri.
Ma che ti aspetti che succeda, se non vuoi pagare il pizzo?
In fondo qualcuno dovrà pur pagarlo, no?
Avrebbe dovuto capirlo dalle minacce a suo fratello Pasquale e agli altri imprenditori, dicono in paese. Eliseo Zanafi, Salvatore Spezzati e tutti gli altri, quelli gambizzati o con gli ordigni piazzati nei negozi durante l’orario di chiusura perché hanno provato a fare i coraggiosi come lui. Forse stare zitto e pagare per proteggere la sua famiglia, sua moglie e i figli che dovevano pensare solo agli esami dell’università e che invece si sono ritrovati sotto scorta per tre mesi.
E se, per assurdo, Nicola avesse sopportato tutte le minacce proprio perché pensava a loro? Come tutte le volte che tornava a casa e lo aspettava una telefonata anonima o una pallottola chiusa in una busta da lettere, come i piccoli segni per fargli capire che sì, stavano seguendo lui e pure i suoi figli. Sì, sapevano quando rientrava Angela e quando Francesco si incontrava con gli amici. Sì, doveva stare attento.
No, non era gente con cui scherzare.
E un “no” è stata l’unica cosa che Nicola ha detto. Due lettere che gli sono costate la vita e il titolo di primo imprenditore ucciso dalla mafia a Foggia. Perché lui aveva sempre lavorato sodo e si era sudato ogni risparmio, da quando ancora commerciava olio all’apertura del suo primo cantiere, e non voleva rinunciarci così facilmente. Che padre sarebbe stato, altrimenti? Ma come fai ad essere un buon padre, quando sei costretto a scegliere fra una vita nella paura e la morte?
L’errore di Nicola è stato pensare di poter continuare a vivere ed essere padre e marito e libero e di poterlo fare a prescindere dalla mafia, se non poteva batterla.
Ma, in fondo, è stato davvero un errore?
La risposta è la stessa di Nicola 30 anni fa. No.

 

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