Erano accusati di circonvenzione di persona incapace e (solo Stefano Lana) appropriazione indebita (previa riqualificazione del reato in furto di cose comuni). Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento Antonio Genna ha assolto perché il fatto non sussiste Stefano Lana, 63 anni, e Calogero Capizzi, 64 anni, entrambi di Ravanusa. L’accusa, rappresentata in aula dal pm Roberto Gambina, aveva chiesto la condanna a due anni e due mesi per Lana e un anno e dieci mesi per Capizzi.
La vicenda risale al 2013 e vede protagonista un anziano affetto da infermità e deficienza psichica a cui, attraverso una serie di operazioni bancarie, sono state sottratte ingenti somme di denaro, svuotati i conti correnti e anche tre polizze sulla vita. Secondo l’accusa, Lana (nipote dell’anziano, deceduto nel 2014) avrebbe condotto il parente presso la filiale Unicredit, dove lavorava Capizzi, inducendolo ad effettuare alcune operazioni sospette: trasferimento di titoli per un valore di 120 mila euro, l’attivazione di un conto corrente a nome del nipote su cui venivano versate le rendite dei titoli e di investimenti, la sostituzione in favore sempre del nipote di 3 polizze sulla vita (due da 20 mila euro ed una da 165 mila euro estinte nel 2014).

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