“Abbiamo bisogno di una piattaforma nazionale pubblica per la didattica a distanza. Il fatto che si sarebbe tornati alla didattica a distanza (DAD), era – purtroppo – nell’ordine delle cose”. Così dichiara l’On. Fioramonti (MISTO), già Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

“Non essendo intervenuti sulla riduzione degli studenti per classe – prosegue Fioramonti- , non avendo riaperto le scuole dismesse per ridurre gli assembramenti nei plessi scolastici e non avendo assunto organici aggiuntivi per separare gruppi classe – come indicato nella nostra proposta “Scuola di Prossimità” da me promossa più di un anno fa-, era prevedibile che il rischio di contagi a scuola crescesse con l’arrivo della seconda ondata”.

“Tralasciando di chi possa essere la responsabilità di questo fallimento, visto il miserabile rimpallo di accuse tra governo nazionale ed esecutivi regionali, che purtroppo aggrava la situazione e crea maggiore confusione, la vera domanda che dovremmo porci è: cosa possiamo fare adesso? Come richiesto da tanti gruppi associativi e di pedagogisti, il Ministero sarebbe dovuto intervenire già a Marzo per realizzare una piattaforma pubblica nazionale per la DAD, onde evitare di generare ulteriore frammentazione e lasciare indietro sempre i più deboli (cioè gli studenti che hanno difficoltà di connessione o che vivono in situazioni di marginalità). In questo modo, si sarebbe garantita uniformità di accesso gratuito a tutti, un sistema standard per aiutare gli insegnanti a svolgere il proprio lavoro ed una modalità trasparente per rassicurare studenti e genitori sul trattamento dei dati.”

“Nella speranza che la pandemia finisca presto e si possa rapidamente tornare tutti in classe (magari con numeri più piccoli, scuole meglio distribuite sul territorio e personale non più precario), una piattaforma unica per la DAD consentirebbe alle nostre scuole di realizzare forme complementari ed aggiuntive di apprendimento con innovazione e sicurezza. Qualcosa di utile per la Scuola anche dopo la fine della crisi. Siamo in ritardo, come sempre, ma meglio tardi che mai

 – conclude infine l’ex Ministro.

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