Nuovo Dpcm: cosa si può fare e non fare da oggi nell’Italia in semi-lockdown.
Il pacchetto di misure va in una duplice direzione: ferma gran parte delle attività del tempo libero e del divertimento ma preserva lavoro e scuola. Non limita la circolazione delle persone ma il governo lancia una “forte raccomandazione” a evitare gli spostamenti non necessari. E lo fa mentre il bollettino della Protezione Civile riporta la cifra di 21273 casi e 128 morti e le piazze delle città si riempiono di proteste al grido di “Tu ci chiudi, tu ci paghi”.
I ristoranti, i bar, i pub, le gelaterie e le pasticcerie possono rimanere aperti dalle ore 5 alle 18. Il consumo al tavolo è consentito per un massimo di quattro persone per tavolo, salvo che siano tutti conviventi;
Dopo le 18 è vietato il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici e aperti al pubblico ma resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti, che siano ivi alloggiati;
È fatto obbligo nei locali pubblici e aperti al pubblico, nonché in tutti gli esercizi commerciali di esporre all’ingresso del locale un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente nel locale;
Le regole applicate ai ristoranti sono estese anche alle strutture agrituristiche. Resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nonché, fino alle ore 24, la ristorazione con asporto ma sempre con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze. Continuano, poi, a essere consentite le attività delle mense e del catering. Restano infine aperti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande nelle aree di servizio e rifornimento carburante situate lungo le autostrade, all’interno degli ospedali e negli aeroporti.

Per quanto riguarda le altre attività commerciali i saloni di bellezza, i parrucchieri e i barbieri rimangono aperti, così come i negozi al dettaglio come calzature, abbigliamento, accessori, librerie, profumerie restano aperti senza limiti d’orario, ma devono rispettare le regole: dalla distanza di un metro agli ingressi dilazionati dei clienti. La novità è nel passaggio in cui il governo chiede agli esercenti che venga impedito di sostare all’interno dei locali più del tempo necessario all’acquisto dei beni. Gli stop veri e propri riguardano le cosiddette attività del loisir:

“Sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto». I musei restano aperti e così gli altri «istituti e luoghi della cultura”, come aree archeologiche e monumenti. Gli ingressi del pubblico sono contingentati, i visitatori devono rispettare la distanza di almeno un metro e gli assembramenti sono vietati. Anche i parchi tematici e di divertimento restano sospesi fino alla scadenza del decreto, fissata al 24 novembre;
“Sono sospese le attività di palestre, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali, centri culturali, centri sociali e centri ricreativi”. Resta la possibilità di svolgere attività sportiva di base e attività motoria in genere purché all’aperto presso circoli sportivi, pubblici e privati, senza creare assembramenti e rispettando le distanze;
È sospeso lo sport di contatto ma è possibile far allenare bambini e ragazzi all’aperto e rispettando le distanze;
Resta consentito svolgere attività sportiva o motoria all’aperto, anche presso aree attrezzate e parchi pubblici, ma sempre rispettando la distanza di 2 metri per l’attività sportiva e di 1 metro per ogni altra attività, come le passeggiate;
Sono poi “vietate le feste nei luoghi al chiuso e all’aperto, ivi comprese quelle conseguenti alle cerimonie civili e religiose”, quindi niente pranzi o festeggiamenti dopo matrimoni, i battesimi, le comunioni o le cresime. “Restano comunque sospese le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all’aperto o al chiuso”. Sono vietate le sagre, le fiere di qualunque genere «e gli altri analoghi eventi». Fino al 24 novembre non sarà possibile organizzare nemmeno le fiere internazionali e sono sospesi congressi e convegni. Per le cerimonie vere e proprie (matrimoni, cresime, battesimi) il Dpcm consente “le funzioni religiose con la partecipazione di persone nel rispetto dei protocolli”. La capienza deve essere indicata all’esterno dei luoghi di culto.

Un capitolo a parte riguarda lo smart working: la quota del 50% dei dipendenti pubblici in smart working è stata già fissata con un provvedimento firmato il 20 ottobre dalla ministra del Lavoro Fabiana Dadone. Nel settore pubblico è stato stabilito che “le riunioni si svolgono in modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni”. La stessa regola “è fortemente raccomandata per le riunioni private”.

Per quanto riguarda il settore privato, nel Dpcm si raccomanda che le attività professionali “siano attuate anche mediante modalità di lavoro agile; siano incentivate le ferie e i congedi retribuiti per i dipendenti nonché gli altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva; siano assunti protocolli di sicurezza anti-contagio, fermo restando l’obbligo di utilizzare dispositivi di protezione; siano incentivate le operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro”. Infine nel nuovo decreto cade il limite di sei ospiti in casa: ora nel Dpcm non c’è un numero massimo di persone che si possono invitare a casa. Ma il governo ha inserito (all’articolo 1, comma 9, lettera n) il divieto di feste al chiuso e all’aperto. “Con riguardo alle abitazioni private —si legge nel testo definitivo, già in Gazzetta Ufficiale — è fortemente raccomandato di non ricevere persone diverse dai conviventi, salvo che per esigenze lavorative o situazioni di necessità e urgenza”. Una raccomandazione e non un divieto.

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