di Sara Russotto

GiuseppinaLa storia della piccola Giuseppina Savoca è ambientata nella Sicilia di fine anni Cinquanta, quando l’isola stava vivendo una vera e propria guerra civile.
La scena si svolge sul lungomare di Palermo nell’antica e suggestiva borgata Romagnolo, in una sera di fine estate, il 17 settembre 1959. In un cortile di via Messina Marine, a pochi metri dalla fermata dell’autobus, alcune signore del quartiere erano intente a parlare fra loro sedute in cerchio, in attesa che i loro mariti rientrassero dal lavoro. In quello stesso cortile, assieme alla nonna, c’era una bambina di dodici anni, Giuseppina, che, come ogni sera, aspettava l’arrivo della linea 25 per poter riabbracciare il padre di ritorno da una lunga giornata di lavoro. “Vado a prendere l’amore mio” aveva detto Giuseppina alla mamma affrettandosi verso la fermata. Erano circa le 20:30 e l’autobus aveva appena raggiunto la fermata; dalle porte scesero alcuni passeggeri, tra questi Filippo Drago, un pregiudicato di cinquantuno anni. L’uomo si avviava verso la propria abitazione nello stesso istante in cui Giuseppina attraversava la strada, quando, da un’auto parcheggiata nelle vicinanze, esplosero diversi colpi di fucile che ferirono a morte Drago ma colpirono anche la bambina allo zigomo sinistro e al collo. I due killer, i fratelli La Barbera, dopo aver compiuto l’efferato omicidio fuggirono, così come l’autista dell’autobus che, per mettere in salvo sé stesso e gli altri passeggeri, chiuse velocemente le porte continuando la corsa fino alla fermata successiva.Il padre di Giuseppina, che si trovava sull’autobus, assistette impotente alla scena dal finestrino. Giuseppina morirà per complicazioni polmonari all’ospedale Villa Sofia a Palermo il 20 settembre, dopo tre giorni di agonia. La morte della piccola, oltre a provocare un enorme e incolmabile dolore nei genitori, cristallizzò l’intera città in una bolla di silenzio.
Negli anni successivi alla morte, i genitori di Giuseppina furono chiamati a partecipare al processo di Catanzaro contro i fratelli La Barbera ma, dopo essere stato rinviato due volte, la madre della bambina si ammalò e la storia di Giuseppina scivolò nell’oblio. Oltretutto, ad oggi, la famiglia di Giuseppina non ha ottenuto un risarcimento poiché la normativa italiana in materia di vittime innocenti di mafia prevede un indennizzo solo alle persone che sono morte dopo il 1° gennaio 1961.
La storia di Giuseppina rievoca alla memoria tante altre storie di bambini uccisi dalla violenta e brutale forza di Cosa Nostra, la stessa mafia che si autoproclama come un’associazione con un codice d’onore dove donne e bambini vengono considerati intoccabili. La stessa mafia che si erge come paladina a favore dei più deboli e degli innocenti ma che in realtà non si pone nessuno scrupolo a uccidere chiunque possa ostacolare i propri interessi.
“Uccisi solo perché si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato”: un monito che troppe volte viene utilizzato in contesti “mafiogeni”, addossando inconsapevolmente la colpa alle vittime. Ma non esistono tempi e luoghi sbagliati per gli innocenti, perché in realtà a trovarsi nel posto sbagliato sono sempre gli assassini.
La storia della Sicilia porta con sé anche la storia di tutti i bambini dimenticati, divenuti invisibili agli occhi della società. Storie di fantasmi che infestano le strade del paese, costretti a vagare in eterno senza mai trovare una pace, una giustizia.
Tutto ciò che resta alla famiglia di Giuseppina è il ricordo della loro amata racchiuso in poche fotografie e in una bambola.
Giuseppina era solo una bambina di dodici anni che ad ottobre avrebbe dovuto iniziare a frequentare la seconda media ma qualcun altro ha scelto per lei, privandola così del suo futuro.

Si ringrazia per la collaborazione la famiglia di Giuseppina in particolare la Signora Enza e il nipote Giuseppe Amorelli. Foto pubblicata per loro gentile concessione.

Fonte mafie blog autore repubblica

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