“Non capiamo la scelta di riaprire negozi, bar e ristoranti a dicembre mentre resteranno chiusi gli impianti sciistici. Parliamo di una filiera che dà lavoro a 120mila lavoratori stagionali che resterebbero a casa senza alcun tipo di tutela. Sciocco associare le piste alle sale da ballo: la pista da ballo è al chiuso, presuppone una massa di persone, difficilmente contingentabile e non regolabile a distanza. Nello sci la distanza è intrinseca, il distanziamento sociale fisiologico. Il sistema invernale delle baite e dei rifugi può provocare una movida della montagna, ma questa eventualità è stata già chiarita e preventivamente scongiurata anche dagli altri Paesi europei. Gli unici problemi possono essere le code davanti agli impianti di risalita e la percentuale delle persone ammesse a bordo su una funivia, ma sarebbero sufficienti le regole, le percentuali e i numeri, già concordati e messi nero su bianco su un protocollo a cui saremmo pronti ad attenerci come a un vangelo. La stagione si chiuderà in perdita anche se dovesse arrivare un via libera condizionato al rispetto delle regole. C’è però una comunità da salvaguardare e in caso di chiusura si dovrebbe pensare a quelle centoventimila famiglie che rischiano di rimanere senza un reddito da lavoro e di non ottenere sovvenzioni o ristori. Abbiamo subito prima il danno e ora la beffa. Chiediamo di essere ascoltati”. Lo dichiara Valeria Ghezzi, Presidente di Anef (Associazione Nazionale Esercenti Funiviari) in una intervista a Spray News.

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