boccassini-petralia-c-imagoeconomicaEcco come ricostruisce l’episodio la stessa Boccassini, interrogata nel corso del dibattimento del Borsellino quater.

TESTE BOCCASSINI I. – Sì, ricordo perfettamente questa relazione a firma mia e di Roberto Sajeva, come ricordo perfettamente l’altra relazione prodromica che riguarda… in particolare la situazione di Scarantino… Ci rendemmo conto di quello che aveva detto Scarantino… cioè proprio la sua collaborazione ha determinato la convinzione, almeno in me, di dire: “Siamo di fronte ad una persona che sta raccontando un sacco di fregnacce”, scusate il termine… Quindi, a questo punto, naturalmente, io ne parlai con Tinebra, con gli altri colleghi, dicendo che a mio giudizio andava sospeso tutto, cioè nel senso che dovevamo verificare, fare… fare confronti, avvisare subito Palermo, perché naturalmente c’era il coinvolgimento di tre grossi collaboratori e quindi Palermo doveva essere avvisata. …secondo me, bisognava fare prima luce su Scarantino e dopodiché ricominciare da capo.

P.M. Dott. LARI – Vorrei che lei dettagliasse di più queste affermazioni… Ha detto: “Non era credibile”, però in quella lettera sono specificate le ragioni, le ricognizioni fotografiche, cioè se lei potesse…

TESTE BOCCASSINI I. – Allora, parlava di una riunione che c’era stata prima della… della morte del dottor Borsellino, proprio in preparazione, dove erano presenti anche Gioacchino La Barbera, Di Matteo Santo e Cancemi Salvatore… gli vengono fatte vedere delle fotografie e non riconosce le singole persone… Quindi rispetto a questo abbiamo deciso di fare questa relazione… e quello che io dissi a Tinebra e agli altri colleghi: “Guardate – c’era la Palma, c’era Di Matteo, c’erano bene o male quelli che si stavano occupando – guardate che proprio la sua collaborazione ci sta facendo capire che le perplessità iniziali erano corrette, e cioè che una persona con quel background criminale non poteva avere avuto un qualsiasi tipo di incarico rispetto alla strage di via Capaci”.

[…]

P.M. Dott. LARI – La posizione assunta da lei e dal suo collega Sajeva la poneva anche in conflitto con l’impostazione investigativa del dottor Arnaldo La Barbera e del gruppo Falcone – Borsellino… cadeva e crollava tutta la ricostruzione di Arnaldo La Barbera con riferimento a Candura, Andriotta, Scarantino e tutto il resto. La domanda è se, a fronte di questa sua presa autorevole di posizione lei avesse avuto modo di parlarne con Arnaldo La Barbera, come sarebbe stato, diciamo, in un certo senso naturale.

TESTE BOCCASSINI I. – Allora, se non ricordo male, Arnaldo La Barbera era presente anche alle riunioni che si fecero in Procura prima di questi fatti. Teniamo presente che in quel periodo, se non ricordo male, era stato già nominato Questore di Palermo… Io le posso dire come io mi sarei comportata e come mi sono comportata e non posso che ribadire quello che ho detto prima: il dominus delle indagini sono i Pubblici Ministeri, non gli investigatori, quindi delle due l’una. Se si è ritenuto di andare avanti per quella strada, evidentemente gli altri colleghi che sono subentrati dopo di noi erano convinti che Scarantino avesse avuto un momento di debolezza.

 

Questa è la deposizione, sempre nel corso del al Borsellino quater, di Roberto Sajeva:

TESTE SAJEVA R. – …sotto la data del 12 ottobre compilammo una relazione che voleva essere un sunto della storia della collaborazione di Vincenzo Scarantino, mettendo in evidenza tutti gli elementi di contraddizione e gli elementi di debolezza delle sue dichiarazioni. Venne redatto, quindi, questa sorta di appunto di lavoro, che avrebbe dovuto servire da traccia ad una riunione della DDA che si sarebbe dovuta tenere per fare, appunto, il punto della situazione il giorno successivo.

P.M. Dott. LARI – Benissimo. Lei ricorda questo documento a chi fu consegnato? E se ci sa spiegare per quale ragione non fu protocollato, perché questo documento non è stato trovato agli atti di protocollo dell’ufficio della Procura di Caltanissetta.

TESTE SAJEVA R. – Il documento fu consegnato sicuramente al dottor Tinebra e venne inviato, lo stesso giorno 12 ottobre, per fax alla Procura di Palermo. Questo è il mio ricordo.

P.M. Dott. LARI – Che lei ricordi, poi fu celebrata questa assemblea della DDA? TESTE SAJEVA R. – Quella riunione non si tenne.

P.M. Dott. LARI – Non si tenne. E chi altri venne a conoscenza del documento, oltre il Procuratore Tinebra?

TESTE SAJEVA R. – Immagino che siano… ma posso solo immaginarlo, immagino che siano venuti a conoscenza anche gli altri magistrati che si occupavano della trattazione.

 

Ma cosa accadde a Caltanissetta quando i colleghi della Boccassini e di Sajeva ricevettero quella nota? Chi la legge? Che credito le si attribuisce? Perché non produce alcuna conseguenza sugli assetti dell’indagine?

 

Ecco cosa hanno riferito in Commissione l’allora procuratore aggiunto Giordano e l’allora pm Petralia:

GIORDANO. Guardi, la valutazione di questa nota, questa nota ha sorpreso un po’ tutti perché erano delle cose risapute quelle che lei aveva scritto… poi lei aveva, non mi ricordo se in questa nota ci sono altre cose che lei voleva, perché lei era del parere che non si poteva celebrare il processo, i processi sulle stragi non si potevano celebrare a Caltanissetta, perché Caltanissetta era inadeguata a fare questa cosa, occorreva una modifica legislativa, i processi dovevano essere fatti a Roma…

FAVA, presidente della Commissione. Ma nelle note che abbiamo questo non c’era, forse era aggiunto.

GIORDANO. …ecco nella nota no, non c’è, si parla solo di… io non lo ricordo preciso, però ricordo questo punto, il problema almeno ricostruzione postuma mia personale. La Boccassini, dopo la chiusura dell’applicazione, perché si poteva essere applicati solo per 24 mesi, lei ambiva essere applicata a Palermo. Cosa che poi fu fatta, mi pare che rimase sei mesi, una cosa del genere. Ora, a Palermo, diciamo, la valutazione su Scarantino era assolutamente opposta…

FAVA, presidente della Commissione. Negativa…

GIORDANO. …opposta a quella che avevamo dato noi. Quindi l’interpretazione che si è data…

FAVA, presidente della Commissione. Una captatio benevolentia nei confronti della procura di Palermo?

GIORDANO. Ecco, probabilmente era questo…

FAVA, presidente della Commissione. Le cose che dicevano erano cose oggettive…

GIORDANO. Si, però, tenga presente che c’era il processo in Corte d’Assise in corso… Quindi questa nota non poteva sortire l’effetto di una debacle del collaboratore, se c’era già un rinvio a giudizio, c’era stata l’udienza preliminare e c’era il processo in corso, quindi la nostra, la nostra… la tesi che insomma rimase, era questa di meraviglia un po’ su questa nota perché, insomma, erano tutte cose risapute, non c’era bisogno di consacrarle in un… però probabilmente lei l’aveva fatto perché, dovendosene andare, voleva lasciare traccia di questo cambiamento, perché in un primo momento era favorevole.

(…)

PETRALIA. Io proprio del testo della lettera ho avuto conoscenza molto successiva. Ricordo perfettamente della maturata posizione di dissenso sulla attendibilità e sull’utilizzabilità di Scarantino nel procedimento della strage di Via D’Amelio da parte della dottoressa Boccassini. Però debbo precisare, anche se penso sia un dato ampiamente acquisito, che Scarantino è nato in mano alla collega Boccassini, io sono stato invitato dal Procuratore capo a recarmi a Pianosa perché Scarantino forse stava iniziando a collaborare, quando io arrivo a Pianosa c’erano il dott. La Barbera e la dottoressa Boccassini già sul posto e il primo verbale reca la firma di entrambi. La dottoressa Boccassini aveva avuto un ruolo determinante anche nel fornirci la collaborazione di Andriotta che era, per così dire, il veicolo della prima attendibilità e comunque il primo elemento di riscontro alla genuinità delle dichiarazioni che poi avrebbe rese o stava per rendere Scarantino… perché Andriotta viene da Milano, io questo lo ricordo perfettamente, la collega disse “bisogna andare subito a sentirlo” e credo che il primo verbale, i primi interrogatori siano stati fatti proprio da lei. (…) Non ricordo di una riunione a cui io abbia partecipato una riunione nella quale si sia discusso della nota Boccassini-Sajeva, questo non lo ricordo, può darsi che ci sia stato… la valutazione… era che non potevamo comunque in quel momento dire, scusatemi abbiamo scherzato ritorniamo completamente indietro… Poi il perché la collega in quel preciso momento abbia ritenuto di formalizzarlo per iscritto, in un momento in cui stava scadendo la sua applicazione…. mi scusi, debbo essere un po’ sgradevole nei confronti della collega, stava scadendo la sua applicazione, sapeva già che non sarebbe stata riapplicata, che il suo periodo come applicazione a Caltanissetta non poteva assolutamente prorogata… e quindi lei ci teneva molto ad essere applicata a Palermo dove la valutazione delle dichiarazioni di Scarantino era già stata data in maniera negativa sia pure insomma quasi senza conoscerlo. Ci abbiamo visto una specie di ‘captatio benevolentiae’ nei confronti della Procura di Palermo, però questa e una mia cattiveria, ma siccome in quel periodo ero particolarmente in dissenso sul modo di approcciare la tematica processuale e soprattutto il lavoro di equipe che si dovrebbe fare in una DDA con la collega…

Fonte mafie blog autore repubblica

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