A “Non è L’Arena ” di domenica scorsa, si è parlato dello sfascio ospedaliero italiano e del sud in particolare. Nel corso della trasmissione la famosa giornalista, Sandra Amurri , ha citato un fatto di cronaca legato a intercettazioni legate a indagini di mafia in Sicilia.

La giornalista ha narrato l’episodio in cui, un boss di mafia siciliano, sentendosi male, sapendo di finire in un ospedale del suo territorio, si è messo a gridare per paura , affermando:” Non portatemi in quell’ospedale : ci lavora un primario da me raccomandato e so quanto vale“. Il boss conosceva la grassa ignoranza di quel medico e aveva paura a farsi curare. Un fatto che sa di farsa. Grave tutto. Sandra Amurri ha citato questo singolare episodio, a margine di una polemica sulla sanità della Calabria.

Chi è questo primario “raccomandato” dalla mafia che fece tremare il boss per la sua salute?

La Giornalista, ha citato una intercettazione e quindi una precisa indagine . L’episodio ,non collocato dalla Amurri, in un tempo preciso, apre una vecchia questione: il collegamento dei mafiosi con i medici e la sanità. In Sicilia questo legame è antico. Lo dimostrano i fatti di Corleone ai tempi del medico Navarra e di altri medici finiti in inchieste di mafia. Storie vecchie. E adesso? Cosa sappiamo delle infiltrazioni mafiose nella sanità siciliana dal cuffarismo in poi? Il boss citato da Sandra Amurri, si è “cacato” sotto quando ha capito in quali mani poteva finire per curarsi. Quanti sono i siciliani che finiscono nelle mani sbagliate per medici raccomandati dal sistema delle protezioni politiche e anche mafiose? Si dovrebbe fare piena luce su molte poltrone occupate senza merito. Peccato che si guarda poco a questi imbrogli. Politica e mafia si sono spartiti il territorio della sanità. Un mercato di miliardi e anche di potere elettorale

Ad un convegno “Sanità e malaffare: la corruzione si può combattere” svoltosi prima del Covid, organizzato dall’ex presidente della Commissione Sanità di Palazzo Madama Pierpaolo Sileri, è stato ricordato quanto il malaffare incida sui costi del Servizio sanitario: rappresenta circa il 5-6% del Fondo sanitario, quantificabile in 5-7 miliardi di Euro Sono montagne di soldi. Per chi si ricorda la Lira , sarebbero l’equivalente a valore di circa 15 mila miliardi di lire.

I medici non devono chiedere favori ai politici per la loro carriera o per l’uso dei dispositivi

“Il conflitto di interessi in sanità è un problema da risolvere. Se un medico opera con interessi diversi dall’unico fine che deve muovere la sua azione, ovvero la salute del paziente, il suo operato può risentirne e, naturalmente, anche l’esito della cura” lo aveva detto all’Agi  l’attuale vice ministro Pierpaolo Sileri che ha spiegato “un esempio banale: se un medico ha un legame particolare con un’azienda farmaceutica e, per assecondare questo rapporto, prescrive un farmaco rispetto a un altro farmaco che invece sarebbe più opportuno è un problema. Se sceglie una protesi invece di un’altra perché ha legami con l’azienda produttrice è un problema. In sanità tutto questo non dovrebbe esistere, ma, girando molti soldi, i rischi sono altissimi”.

 

“Allora – ha aggiunto Sileri – ben venga l’azione dell’Agenas sui medici che rendono pubblici i rapporti con le aziende. È un’operazione importante perché tutto ciò che si rende trasparente evidentemente può essere controllato. In quest’ottica non stupisce che è proprio nelle strutture che non hanno aderito a questa operazione che si sono verificati fenomeni corruttivi”.

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