QUANDO L’ITALIA ERA IL 1° PARTNER COMMERCIALE DELLA LIBIA

La guerra di alcuni Paesi della Nato (Francia, G.B.. Usa) fu scatenata, capziosamente, contro Gheddafi, ma anche contro l’Italia che, per altro, fornì le basi logistiche e aeree presenti in Sicilia.

Prima che scoppiasse il tragico conflitto, scrissi che ” la Nato poteva vincere la guerra ma perdere il dopoguerra”. Oggi, di fronte allo sconquasso e alla guerra fratricida in Libia, si può affermare che l’Italia in quell’avventura perse la guerra e il dopoguerra, poiché nel nuovo, inquietante scenario libico e e mediterraneo, non conta quasi nulla.

Nell’ultimo decennio (2010-20) i governi italiani hanno bruciato un patrimonio importante di relazioni economiche e politiche con la Libia. Con la conseguenza che il ruolo assai importante dell’Italia oggi risulta logorato. marginale, banalizzato. Fino al punto che per ottenere la liberazione dei 18 nostri pescatori di Mazara non si sa dove andare a bussare: a Parigi, a Mosca, a Washington, a Il Cairo, negli Emirati, ecc. E dire che negli precedenti il nostro Paese divenne il primo partner economico della Libia unico Paese produttore d’idrocarburi con il quale potevamo vantare un saldo quasi in pareggio della bilancia commerciale.

Per dare un’idea dei nostri rapporti con la Libia negli anni ’80 pubblico alcuni documenti dal mio archivio, dai quali si evince che in quel periodo si realizzò una buona concordanza politico/diplomatica fra i governi (soprattutto per impulso del ministro degli esteri Giulio Andreotti) e il Pci all’opposizione. Spesso parlamentari del Pci, della Dc, del Psi lavorammo insieme e con esiti assai soddisfacenti per gli interessi di entrambi i Paesi e a beneficio della pace nella regione. Chiudo con l’augurio che i 18 pescatori siciliani possano, al più presto, riabbracciare le loro famiglie, a Mazara. (a.s.)

11 dicembre 2020.
* Autore del libro “NELLA LIBIA DI GHEDDAFI”

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