Forza Italia, in provincia di Agrigento, va in frantumi. A causare l’evento tellurico, un vero e proprio terremoto, è stato lui, Marco Zambuto, l’ex sindaco di Agrigento, sonoramente sconfitto, qualche mese fa, dal nuovo primo cittadino della Città dei Templi, col quale si è alleato al ballottaggio. Come tanti del resto. È stato premiato dal ‘leader maximo’ di Forza Italia in Sicilia, Gianfranco Miccichè e dal Presidente della Regione Nello Musumeci. A quanto pare gli stanno dando l’incarico di assessore regionale, non sappiamo se per gratificarlo o per consolarlo, dopo la sonora scoppola ricevuta dagli elettori agrigentini che, al primo turno elettorale, nell’ottobre scorso, gli hanno tarpato le ali, tributandogli un consenso pari alla metà dei voti rispetto a quelli ricevuti dal neo sindaco, Franco Miccichè. Non era stato messo in conto però che c’era da anni un ‘cecchino’, pronto a silurarlo. Si tratta dell’ormai ex segretario agrigentino di Forza Italia, Vincenzo Giambrone il quale, ben appostato (si fa per dire!), ha preso la mira ed ha sparato a raffica, colpendo diversi bersagli grossi. Ha pubblicamente ricordato, urbi et orbi, come il presidente dell’Assemblea Regionale, Gianfranco Miccichè, per lui quasi quasi, come si direbbe in Sicilia, ‘squagliava’. Non aveva occhi che per lui, per Giambrone cioè, l’eterno assessore in pectore. E gli diceva, testualmente, io per te sono disposto a “rinunciare a qualsiasi incarico”. Ed ancora, come una specie di amico per la pelle, il Miccichè Gianfranco, deus ex machina di Forza Italia in Sicilia, continuava sempre a spingersi oltre promettendogli, sempre e comunque: “tu sarai il mio assessore regionale”. Questa, per lo meno, è la narrazione dell’ex sindaco ed ormai ex commissario provinciale di Forza Italia. È come se si trattasse di una delle più classiche commedie pirandelliane, il cui titolo calza a pennello. Ci riferiamo a ‘Cosí è se vi pare’. Se proprio vogliamo attenerci alla versione pubblica relativa a questa lotta di potere, fornita da Vincenzo Giambrone, ‘sedotto ed abbandonato’ dal suo capo politico siciliano.

La commedia degli equivoci, o per meglio dire la farsesca messinscena del leader siciliano di Forza Italia, relativa a questa diuturna promessa di consacrare come assessore regionale il Giambrone, risale a quando si è insediato il Presidente Nello Musumeci e Forza Italia dovette fare delle rinunce con la promessa (da marinaio!), fatta di ‘persona personalmente’ a Giambrone da Micciché. Promessa poi ribadita l’anno scorso, sin dentro l’ufficio di Presidenza di Micciché. Il problema da risolvere era quello di nominare un assessore agrigentino. E, seppure con ritardo, assessore agrigentino è stato!

Il piccolo particolare, che ha fatto andare su tutte le furie il fedelissimo Giambrone, uomo di Forza Italia da sempre, è stato quello che a chiudere l’accordo è stato Marco Zambuto che è stato preferito al posto suo, come assessore regionale. Giambrone, da perfetto ‘povero illuso’, ovviamente c’è rimasto male.

La nomina di Zambuto, per la verità non ancora ufficiale, ha così scombussolato tutto quanto.

Al punto tale che l’infuriato Giambrone ha deciso di pubblicare un lungo video, in cui esterna tutta la sua profonda amarezza ed in cui dice esattamente: “dopo 25 anni di militanza in Forza Italia prendo atto, con delusione, di una decisione che taglia fuori tutta Forza Italia, nonostante io fossi stato indicato all’unanimità da tutto il partito”.

E nell’annunciare di essersi dimesso da commissario provinciale del partito, ha lanciato delle sonore bordate all’indirizzo non solo di Gianfranco Micciché, ma anche del deputato agrigentino Riccardo Gallo e dello stesso Zambuto: “nulla di personale contro di lui, ma non è un uomo di Forza Italia e ha cambiato più partiti che mutande”. Nei prossimi giorni con i miei amici, e sono tanti – ha concluso Giambrone – decideremo il da farsi”.

Staremo a vedere se dopo questa furibonda fuoriuscita di Giambrone & company, verrà ufficializzato l’incarico di assessore regionale a Marco Zambuto, se Giambrone rimarrà fermo nelle sue decisioni; o più semplicemente ha sbattuto la porta in faccia a tutti, nelle speranza di ottenere qualche premio di consolazione da qualche altra parte politica. Possibilmente un sottogoverno, così come gli è capitato in passato.

Così fan tutti, si direbbe. Il tutto rientra nei soliti classici e canonici giochi di potere. Anche in tempi di tragica pandemia.

Salvatore Petrotto

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