Ogni giorno parte metaforicamente un treno, pel’attraversamento stabile dello Stretto di Messina. Fino a ora, si è visto che le Giunte Regionali di Sicilia e di Calabria hanno sostenuto, compattamente e con determinazione, la soluzione classica del ponte a campata unica, reclamandola a gran voce dallo Stato. Oggi al Governo siedonoa sponsorizzare questa linea, i senatori Matteo Renzi e Matteo Salvini, il quale ultimo ha addirittura proposto di intitolare il ponte a Mario Draghi. Nel PD l’ambizione è più latente, mentre nei pentastellati c’è una certa diversità di opinioni, anche se nel MoVimento c‘era già chi aveva le idee chiare:

“Tutto va valutato senza pregiudizi. Io senza pregiudizi dico che il ponte sullo Stretto è una cazzata“, esterna senza troppi giri di parole Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri a Un Giorno da Pecora. “Conte – continua l’esponente del M5s – ha detto che valuterà senza pregiudizio. Cioè raccoglierà le carte di chi ha studiato già il ponte e capirà da solo, come credo che già sappia, che il progetto non è realizzabile”.
 
Ebbene, è detto poco elegantemente, ma è vero. Lo ha segnalato in dettaglio, ovviamente in termini pacati e istituzionali, anche il referente del Popolo della Famiglia Firenze (PdF), Pier Luigi Tossani, sia ai Presidenti delle Giunte Regionali di Sicilia e Calabria, ma anche all’ex premier Conte, e più recentemente al Presidente del Consiglio in carica, Mario Draghi. Paradossalmente, le Giunte di due importanti Regioni del Paese, e i leader della Lega e di Italia Viva, sostengono un progetto impossibile. Una mega-infrastruttura che non è nemmeno costruibile. Questo dà la piena misura della qualità della politica in Italia, da gran tempo a questa parte.
Mentre l’infattibilità del ponte si fa sempre più manifesta, ancorché in importanti sedi istituzionali ci si rifiuti prenderne atto, settimana scorsa SAIPEM ha tempestivamente ribadito la sua disponibilità e il suo desiderio di realizzare nello Stretto una galleria flottante, tipo oleodotto, ma più grande. Questo è comprensibile, dal momento che lo scorso ottobre il colosso dell’ingegneria petrolifera aveva annunciato una perdita di bilancio di oltre un miliardo di euro. Ovviamente il PdF Firenze se ne dispiace e augura il meglio all’azienda, ma la decisione non spetta a lei, se questo Stato è ancora in grado di valutare e programmare autonomamente i propri investimenti.
Fra quelli rimasti invece attaccati all’idea del ponte c’è Webuild, il cui AD, Pietro Salini, ancora spera nelle discusse penali, pari a 700 milioni di euro, per il mancato avvio dell’opera, pare a suo tempo già aggiudicata, secondo l’idea classica a campata unica – quella impossibile al punto che non se ne può nemmeno fare il progetto esecutivo. Ma se l’opera è impossibile, all’epoca come hanno fatto ad aggiudicarla?… Mistero. Al referente del PdF Firenze viene da sorridere, a leggere di Salini che afferma:
“Se ce lo fanno costruire lo costruiamo, sarà lavoro per 100mila persone e sarebbe una buona occasione”.
Tossani commenta:
“A parte che la zona è pericolosamente sismica e il ponte non è nemmeno materialmente fattibile, se anche astrattamente lo fosse, una volta a regime si perderebbe il lavoro sicuro garantito dal sistema dei traghetti. «Lavoro per 100mila persone»?…  Non è dato sapere come l’AD di Webuild ha fatto questo conto. Ma in questa ridda di cifre improbabili e miliardi pubblici come noccioline, facciamo che 50mila persone siano maestranze da pagare, e il resto sia indotto. 50mila per 30mila euro a testa, fanno un miliardo e mezzo l’anno, solo per gli stipendi e gli oneri accessori. Mettiamoci un altro miliardo e mezzo all’anno – se basta – di materiali, macchine e lavori, e per cinque anni, se questo tempo fosse sufficiente, sono 15 miliardi. Soldi tutti rigorosamente a carico delle famiglie italiane, ovviamente. Oppure a carico del Recovery Fund, che però è un prestito a condizionalità aggravata, da restituire anch’esso, in un modo o nell’altro, come spiega chiaramente Tommaso Monacelli su LaVoce.info. Quindi il concetto è uguale: nessuno regala nulla, e pagano sempre le famiglie italiane.
 
Dunque, per chi è l’occasione, Dottor Salini?
Seriamente parlando, intanto il Popolo della Famiglia Firenze ha scritto una lettera aperta all’AD di SAIPEM, Stefano Cao, e, per conoscenza al Ministro per le Infrastrutture, Enrico Giovannini. Il PdF Firenze ha ricordato che su tutte queste ipotesi, più o meno fantasiose, sarà comunque bene attendere il responso della Commissione di studio, istituita dal precedente Ministro alle infrastrutture, Paola De Micheli. Da quella valutazione, non ci sarebbe da stupirsi se emergesse che, quantomeno allo stato della tecnologia di oggi, facendo bilancio dei rapporti costi/benefici e realizzabilità/sicurezza tra le varie alternative possibili, la scelta più conveniente sia l’opzione zero: cioè, farsi una ragione del fatto che per il momento la Sicilia resta un’isola, e, tornando umilmente alla realtà, programmare altro. Possibilmente qualcosa di utile e ragionevole”.

Nota: la lettera aperta del PdF Firenze all’AD di SAIPEM è allegata alla presente. 

bridge.jpg

Rispondi