Lettera aperta ai Capogruppo del Centrodestra al Senato:
“Onorevoli, Vi chiediamo nuovamente di fermare il liberticida DDL Zan. Viste le
assenze precedenti alla Camera, e i numeri insufficienti al Senato, ormai vi è
rimasta solo l’ultima spiaggia della minaccia di una crisi di governo.
Ovviamente, prima del semestre bianco”.
Firenze, 21 aprile 2021
Al Capogruppo della Lega al Senato,
Onorevole Massimiliano Romeo
massimiliano.romeo@senato.it
Alla Capogruppo di Forza Italia al Senato,
Onorevole Anna Maria Bernini
annamaria.bernini@senato.it
Al Capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato,
Onorevole Luca Ciriani
luca.ciriani@senato.it
Onorevoli Senatori,
il movimento politico Il Popolo della Famiglia è severamente critico verso il DDL Zan, in materia della c.d.
“omotransfobia”, ritenendo che la filosofia che lo ispira sia di stampo totalitario. In merito, il nostro Presidente
nazionale Mario Adinolfi, ebbe a dichiarare:
“Rivolgo a Alessandro Zan una semplice domanda: dopo l’approvazione della sua legge chi deciderà se una
mia opinione è o meno “istigatrice all’odio”? Se io affermo che una coppia gay ha compiuto un abominio
criminale acquistando un bambino tramite la pratica dell’utero in affitto, sto esercitando il mio diritto alla libera
espressione delle opinioni garantito dalla Costituzione o sto istigando all’odio contro quella coppia gay? Come
è chiaro lo strumento liberticida sarà posto nelle mani dei magistrati. E sappiamo bene l’uso che settori della
magistratura fanno di leggi chiarissime, figuriamoci l’uso che faranno di norme come quelle del ddl Zan,
coniate per manganellare gli avversari politici della lobby Lgbt cui il proponente appartiene”.
Tra l’altro, Onorevoli Senatori, esperienze di questo genere, nell’ambito dell’uso strumentale del potere giudiziario,
dovrebbero essere a Voi ben note, e quindi da scongiurare in futuro.
Facciamo dunque seguito alla nostra lettera aperta a Voi indirizzata in data 8 aprile scorso, che alleghiamo alla
presente, nella quale Vi chiedevamo di mantenere ben ferma l’opposizione alla legge illiberale proposta
dall’Onorevole Alessandro Zan. Stavolta estendiamo infatti, in via informativa, il ragionamento del nostro precedente
appello che abbiamo voluto porgere a Lega e Forza Italia, anche al Capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato,
Onorevole Luca Ciriani, pur essendo quel partito all’opposizione. Avevamo chiesto a Lega e a Forza Italia, come
estrema risorsa, di andare ad aprire sul tema del voto sul DDL Zan una crisi di governo, in caso di prevedibile
prossimo incardinamento del DDL Zan, pur integrato da altre proposte, in Senato, per il relativo dibattito e la
votazione. Facciamo questo in via delle assenze che si sono registrate nelle precedenti votazioni alla Camera, anche
in Fratelli d’Italia. Tali assenze, cumulate a quelle registratesi negli altri gruppi del centrodestra, là motivate anche
peraltro da parziali assensi di fondo sull’impianto generale del provvedimento, hanno consentito a suo tempo il primo
importante passaggio parlamentare del DDL in questione. Mentre invece sarebbe stato importante interdire la
manovra sul nascere.
Facendo il punto della situazione, in prima istanza,
1. segnaliamo la genesi dell’approvazione del DDL Zan alla Camera dei Deputati, che va ben compresa. All’uopo
citiamo questa approfondita analisi a firma di Gabriele Marconi su Breviarium.eu

Ddl Zan: quali omissioni manderanno i cristiani in galera


Il tema è complesso, ma, se letto a fondo, è rivelatore. Citiamo:
“…Tanto rumore per nulla. La diserzione dell’opposizione ha nomi e cognomi
Fratelli d’Italia può sommergere l’agenda dell’Aula di interventi dei deputati Cirielli, Bignami, Donzelli, ma poi la
leader Giorgia Meloni si assenta (ingiustificata) dai voti decisivi come sulle pregiudiziali di costituzionalità, o a
mezze e intere giornate alterne sugli emendamenti; come il capogruppo Lollobrigida e il Vicepresidente
Rampelli, ora in missioni (indifferibili?), ora no, che perdono il voto finale dopo aver per mesi rivendicato
l’impegno del gruppo sulle questioni fondamentali della libertà educativa, di associazione, di stampa, religiosa
e di espressione. Nomi che contano, i più importanti alla Camera, che insieme a quell’irriducibile 18% di
assenti tradiscono, al di là degli interventi accalorati (e non sempre puntuali) dei gregari, delle manifestazioni
col bavaglio o degli striscioni fuori dalla Camera, una volontà politica quantomeno volatile. Per assistere ad un
intervento di Giorgia Meloni fuori dai social e alla Camera bisogna aspettare le 19 di martedì 3 novembre
sull’emendamento 6.800 (approvato, sull’estensione fino dalla scuola elementare dell’iniziative di
sensibilizzazione in occasione della «giornata nazionale contro l’omotransfobia»). Ponderato, ficcante,
appassionato, mosso dal più classico fervore cui ci ha abituati da vero e proprio stallone (sempre che non sia
misoginia ex-ddl Zan non chiamarla “giumenta”) di razza del Parlamento, ma fatalmente insufficiente a
colmare il vuoto di quell’assenza pregressa cruciale.
La Lega può contendere il primato a Fratelli d’Italia sugli interventi accesi con gli on. Pagano e Paolini, o
perfino quelli dell’on. Turri – già propositore di una legge sul suicidio assistito – che per l’occasione del voto
finale si fa portavoce del gruppo, ma poi l’ex-ministro Lorenzo Fontana non riesce a dare una spiegazione né
formale né sostanziale delle sue assenze sulle pregiudiziali, il capogruppo Riccardo Molinari rientra dalla
missione nella votazione immediatamente successiva (sul voto finale invece si è ricordato di rientrare in
tempo) e sul voto finale mancano in 32, un deputato su 4. Né si ricordano interventi degli stessi Fontana e
Molinari, o di Giorgetti, o di Crippa (assentatosi, ingiustificato, apposta per le pregiudiziali, come tutto il giorno
del voto finale), o di Volpi (in missione sul voto finale) per citare altri nomi di punta del Carroccio, vecchi e
nuovi membri della Segreteria Politica di Salvini rinnovata propria alla vigilia della discussione alla Camera del
ddL Zan; nemmeno in via puramente formale per assicurare la presenza dei vertici nel sostegno al gruppo nel
contrasto alla legge.
Su Forza Italia sarebbero superflui ulteriori commenti rispetto all’inclemente dato numerico. Eppure si deve
rilevare che l’on. Bartolozzi – portavoce dei dissidenti – è stata la principale animatrice delle proposte di Forza
Italia prima in Commissione, quindi in Aula, sempre tesa a smussare gli angoli della legge, anziché a
contrastarne l’approvazione; e del resto è la prima firmataria di uno dei 5 testi di legge unificati. E se pure ha
votato quasi sempre contro gli emendamenti della maggioranza e a favore di quelli dell’opposizione (firmati da
lei e non), non ha mai mancato di contestare anche duramente i colleghi di Lega e Fratelli d’Italia durante la
discussione, per la professata chiusura totale al testo e per i molti emendamenti ostruzionistici, tanto quanto
se non più degli interventi della maggioranza (drammatica e sensazionalistica la polemica con Pagano del 29
ottobre)”.
2. Il nostro Presidente Mario Adinolfi ha osservato che non è improbabile l’ipotesi che i promotori del DDL si
organizzino per riproporlo nella finestra temporale del semestre bianco, periodo in cui notoriamente non è possibile
dar corso a una eventuale crisi di Governo. La minaccia della crisi di Governo, come già segnalato dal Popolo della
Famiglia, però resta ormai, vista la pregiudizievole precedente inazione nel passaggio alla Camera, l’unico strumento
per Lega e Forza Italia – se davvero ci tengono – per stoppare il DDL, visti i numeri critici in Senato, anche per loro
stessi dissensi interni. A quel punto, nel semestre bianco, Lega e Forza Italia non potrebbero più avvalersi dello
strumento della crisi.
3. Il recente rinvio del DDL alla Presidenza del Senato,
implica che, leggiamo:
“Ci sono però anche voci contrarie a questa posizione di chiusura, come quella della presidente dei senatori
azzurri, Anna Maria Bernini: “Ci sono diverse sensibilità anche all’interno del centrodestra. Per quanto mi
riguarda, ed è una posizione personale, io implemento il Ddl Zan anche se la considero una legge mal scritta,
ampiamente migliorabile ma credo che sia un modo per combattere la non inclusività e il pregiudizio che non è
compatibile con questi tempi”.
“In Senato una tecnicalità lo ha riportato allo stato primigenio. È stato portato all’attenzione della presidenza
del Senato per una complicazione tecnica. Stiamo aspettando il risultato di questa valutazione poi vedremo”.
Bernini si riferisce a quanto stabilito la scorsa settimana dall’ufficio di presidenza, che ha deciso, all’unanimità,
l’ennesimo rinvio della calendarizzazione del ddl, dopo che il presidente della commissione Giustizia al Senato
Andrea Ostellari (Lega) ha chiesto di abbinare gli altri quattro ddl sul tema dell’omofobia presenti a Palazzo
Madama. La richiesta ha allungato tempi: con la congiunzione di più testi, la proposta di legge già approvata
dalla Camera dovrà essere riassegnata alla sede referente, e su questo dovrà pronunciarsi la presidente del
Senato Elisabetta Casellati”.
Vale a dire, come con la mitologica Idra di Lerna, in un lavoro di perversa ingegneria genetica, profondendo un
impegno che sarebbe stato assai meglio impiegato per scopi costruttivi, il DDL Zan verrà ibridato con altri quattro che
portano la medesima intenzione, invece di essere respinto tout court. Così avrebbe dovuto essere secondo logica,
visto che è il suo impianto di fondo a essere profondamente viziato, e quindi inemendabile. E come meglio sarebbe
fosse già avvenuto, per chiarezza di intenti politici, anche a cura del Presidente della commissione Giustizia al
Senato Andrea Ostellari. Il fatto che ciò non si sia verificato non promette nulla di buono. Le identità ontologiche del
Centrodestra si palesano, fin nel profondo del loro essere e su un tema così importante, sempre più opache e
evanescenti, oltre che sensibilmente divise.
Non per nulla Gabriele Marconi scriveva, dopo l’esito del voto alla Camera:
“L’impressione, forte, stringente è che la commedia in queste due settimane sia stata la cifra distintiva
dell’azione parlamentare delle opposizioni, del centrodestra e per inerzia delle correnti del Misto. Tanto
appassionati i gregari, quanto remoti i capitani, disinteressati quando non assenti. Nella più tradizionale
manualistica parlamentare, impegnare le seconde linee nell’agenda giornaliera degli interventi senza garantire
la necessaria presenza per la battaglia al voto, è la soluzione più comoda per mantenere il credito verso le
nicchie di elettorato che considerano il tema di turno inderogabile, quando il giudizio dei partiti e dei gruppi è
ben meno impegnativo. Nella migliore delle ipotesi si deve riconoscere che i numeri della Camera permettono
di concludere che per il centrodestra e le altre opposizioni la lotta al ddL Zan non era una priorità. Nella
peggiore, ma anche la più consistente secondo le convergenze osservate e qui spiegate, le opposizioni hanno
evitato questa battaglia concordando con la maggioranza un patto di non belligeranza sul testo, per non
rischiare di mettere in crisi il Governo e sostituire chi oggi ne occupa i seggi. Una partita dimostrativa di
battaglia navale come nell’antica teatrale naumachia, con tutte le corazzate dell’opposizione autoaffondate sul
nascere, tirata in lungo solo per assecondare il pubblico affezionato. Lesti a lasciare l’arena con le scialuppe i
deputati di opposizione, per lasciare la facile sfilata trionfale a velocità di crociera alla maggioranza, mentre il
pubblico dà voce alle sue inclinazioni”.
Il Popolo della Famiglia Firenze ritiene quindi di dover rendere manifesti ai cittadini i suddetti elementi, mentre invita
nuovamente ciascuno di Voi a fare fino in fondo la propria parte, in questo drammatico frangente per la democrazia,
la cui pericolosità sembra purtroppo sfuggire ai più. Il Giudizio della Storia incombe, e anche quello degli elettori.

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