Ieri su La Sette il giornalista Enrico Mentana ha condotto uno speciale sulla mafia assieme ad Andrea Purgatori, Michele Santoro, Antonio Di Pietro e Fiammetta Borsellino, la figlia del magistrato Paolo, trucidato assieme alla sua scorta in via D’Amelio nel 1992. Nel corso della trasmissione Santoro ha posto l’accento sulle rivelazioni relative alla strage di via D’Amelio, del pentito Maurizio Avola, e raccolte in un suo libro. Avola si è autoaccusato di avere messo a segno quell’attentato, assieme ai fratelli Graviano ed a Matteo Messina Denaro.

Oggi arriva la secca smentita del Procuratore aggiunto di Caltanissetta, Gabriele Paci, riguardo all’attendibilitá di tali tardive rivelazioni, fatte da Avola, con un ritardo di ben 25 anni dal suo primo pentimento. Insomma un bel pasticcio, dopo l’ormai acclarato depistaggio da parte di un altro pentito, Scarantino, prima sconfessato da Spatuzza e che ha poi ritrattato, sostenendo di essere stato costretto ad autoaccusarsi di quella strage, dall’ormai defunto capo della squadra mobile di Palermo ed uomo dei servizi segreti, Arnaldo La Barbera. Il mistero adesso si infittisce ulteriormente. Già non si è riuscito a capire bene i motivi del depistaggio di cui è diventato protagonista, suo malgrado, il falso pentito Scarantino. Adesso, a distanza di sole 24 ore, si registra questo botta e risposta tra Michele Santoro ed il procuratore aggiunto di Caltanissetta Paci che, oggi, si è affrettato a diramare un comunicato stampa, mettendo in dubbio la veridicità delle dichiarazioni di Avola, che peraltro avrebbero dovuto essere coperte da segreto istruttorio, ma che a piene mani sono finite nel libro di Santoro; libro come detto presentato ieri da Mentana su La Sette. Sembrerebbe che la guerra di spie e pentiti continui ad essere combattuta, su un campo di battaglia che ancora non è stato ben delimitato, per motivi ancora poco chiari e con finalità ancora tutte da scoprire.

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