Mario Campanella (Popolo della Famiglia): “Le nostre proposte sono a disposizione del Ministro: serve una riforma strutturale per non dimenticare tutti i bisogni di salute degli italiani”

– La pandemia che stiamo vivendo da oltre un anno ha evidenziato con chiarezza le carenze del nostro Sistema Sanitario Nazionale. Istituito grazie alla grande intuizione dell’on. Tina Anselmi per dare a tutti gli italiani l’assistenza sanitaria, unanimemente considerato tra i migliori al mondo, questo stesso sistema è stato negli ultimi decenni progressivamente impoverito, privato di operatori, fondi e strutture. Il risultato di questi tagli continui, condiviso ed attuato da tutti i Governi degli ultimi trenta anni, è emerso con forza a partire da marzo 2020, quando la prima ondata di infezioni da Covid19 ha evidenziato l’incapacità del sistema di reagire di fronte ad un’emergenza sanitaria improvvisa e massiccia. Più nel dettaglio sono emerse alcune criticità:
– la mancanza di un Piano Pandemico aggiornato
– la carenza di posti letto nei reparti di Terapia Intensiva e sub-intensiva
– la carenza di Operatori sanitari
– la carenza nella fornitura di presidi sanitari e di protezione individuale oltre che di attrezzature sanitarie
– l’inadeguatezza della Medicina territoriale
– la carenza di risorse economiche.
Ciò ha determinato un affannoso susseguirsi di provvedimenti tampone, attuati a macchia di leopardo e con infinite diatribe tra il livello nazionale e quello regionale. Il Sistema ha retto anche e forse soprattutto grazie all’abnegazione del personale sanitario di ogni livello, che ha pagato al Covid un prezzo altissimo in termini di vite umane. Personale sanitario mandato spesso a lavorare con protezioni inadeguate o inesistenti, glorificato con titoloni sui giornali che nel tempo hanno purtroppo lasciato spazio alle denunce penali con una classe politica totalmente insensibile alla problematica.
La ricerca di soluzioni tampone al problema pandemico ha permesso sí di contenere la diffusione del virus, ma ha nel contempo determinato un’altra grave carenza nella fornitura di servizi sanitari di diagnosi e cura.
Lo spostamento di molti operatori nei reparti e servizi dedicati al Covid, ma soprattutto la chiusura di attività ambulatoriali e chirurgiche ritenute “non urgenti”, hanno determinato l’accumulo di un ritardo diagnostico e terapeutico che sta coinvolgendo milioni di cittadini italiani. Chi ne ha la possibilità ha cercato di soddisfare il suo bisogno di salute rivolgendosi alla Sanità privata, ma molti italiani stanno pagando l’inefficienza della Sanità con gravi ritardi nella diagnosi ed ovviamente nella soluzione dei loro problemi di salute.
Questo a causa di molte criticità, conosciute da tempo,* ma mai seriamente affrontate:
1. la carenza progressiva di medici, sia di medicina generale che specialisti;
2. la chiusura indiscriminata degli Ospedali di zona, con vasti territori privi di assistenza ospedaliera facilmente accessibile;
3. una Medicina di base improntata all’attesa del paziente/utente, chiusa nei propri ambulatori e non disponibile all’assistenza a domicilio;
4. il progressivo smantellamemto delle attività diagnostico-terapeutiche di base, che ha determinato un eccessivo ed inappropriato ricorso alle strutture di Pronto Soccorso, la cui gestione è diventata in molti casi estremamente difficile.
Come operatori sanitari del Popolo della Famiglia chiediamo pertanto al Governo Italiano i seguenti provvedimenti:
1) rimodulazione del numero chiuso alla Facoltà di Medicina e Chirurgia ed in tutte le Scuole di Formazione del personale sanitario che prevedono un accesso contingentato;
2) aumento del numero di posti nelle Scuole di Specializzazione, in particolare nelle Specialità attualmente più carenti (es. Anestesia e Rianimazione o Geriatria);
3) mantenimento o riqualificazione degli Ospedali di zona in funzione dei territori e di un’offerta minima di servizi in modo da sgravare gli ospedali centrali;
4) creazione di una Medicina Generale (di base, di famiglia) in grado di offrire un’assistenza programmata agli assistiti, integrata con gli Infermieri Professionali, gli Operatori sanitari e sociali e gli Specialisti per i pazienti particolarmente fragili; una”Medicina Proattiva” votata alla prevenzione ed alla ricerca delle potenziali patologie che possono svilupparsi nella popolazione;
5) assunzione di personale sanitario a tempo indeterminato in numero adeguato per gli scopi precedentemente esposti, anche con sblocco totale del turn-over;
6) ripristino immediato di tutte le attività diagnostiche e terapeutiche sospese perché considerate, con criteri alquanto discutibili,  “non urgenti”;
7) maggiore attenzione ed adeguati supporti a tutte le categorie fragili, con adeguato numero di Operatori sanitari a loro disposizione;
8) maggiore protezione legale per tutti gli Operatori Sanitari impegnati in prima linea nella lotta al Covid fino al perdurare dello stato di emergenza;
9) finanziamenti adeguati a tutti gli scopi elencati, essendo insufficienti i 19,7 miliardi di Euro attualmente previsti dal Recovery Fund.
L’esperienza della pandemia può aiutarci a ripensare il modello di assistenza sanitaria in Italia: più attenzione alla persona malata ed al suo ambiente di vita, più prossimità alle situazioni fragili, più investimenti in risorse umane e strutture per promuovere salute e creare le condizioni per un reale benessere psicofisico di cittadini e famiglie.

Rispondi