Mio padre come Fedez: il sistema della censura in Italia e la punizione a chi osa dire pubblicamente la verità.

“Deve adeguarsi ad un sistema!” è la frase che viene pronunciata durante la chiamata che intercorre tra Fedez ed il vicedirettore di rai tre.
La rai nega la tentata censura del discorso del cantante Fedez e lui decide di pubblicare su youtube la chiamata che ne prova la veridicità.
Parole raccapriccianti. Dei protei asserviti al potere costituito lo pregano, dall’altra parte della cornetta, molto probabilmente in ginocchio, di desistere, di adeguarsi al SISTEMA.
Sistema, questa parola mi dice qualcosa. Sarà che di Sistema a casa mia se ne parla abbastanza, e da un po’.
Sistema.
Sistema Montante, Sistema Palamara. Anche a rai tre evidentemente si parla spesso di Sistema. Se ne difende l’identità, vietandone la libertà di dissentire.
Caro Federico, dovresti imparare a conoscerlo anche tu! dovresti benissimo sapere che, chiunque vada contro il Sistema, qualunque sia la sembianza che esso assume, rischia di rimanerne incastrato.
Ma Fedez, che gode di così tanta notorietà, con più di 12 milioni di followers (non contando i più di 23 milioni di followers della moglie Chiara Ferragni) la verità ha deciso di spiattellarla comunque, ad alta voce, con le mani tremanti ed il cuore in gola, non dall’emozione ma dalla rabbia.
Tutti oggi parlano della sua performance, del suo coraggio a dichiarare pubblicamente l’oltraggio di cui è stato vittima. Al di là delle parole, delle critiche mosse contro un partito in particolare, Fedez aveva tutto il diritto di dire quello che pensa, in un giorno, su un palco non qualsiasi ma quello del primo maggio. Ricordiamo, a chiunque avesse ancora la mente annebbiata dalle braciate di ieri, che il primo maggio celebra la figura del lavoratore, le sue lotte, le sue conquiste sindacali, la decisione di rendere questo giorno festa nazionale nel non così lontano 1947.
Il grande concertone del primo maggio non deve essere visto come una megaparata alla quale i migliori artisti partecipano in maniera del tutto disinteressata.
È, o dovrebbe essere, un’occasione di confronto. Gli artisti devono dar voce, con le loro canzoni e, perché no, con i loro interventi, alle preoccupazioni della gente comune, alle difficoltà delle categorie più disparate e disperate di lavoratori, senza limitarsi ad anestetizzare la realtà con qualche ora di spettacolo e di intrattenimento, altrimenti il tutto diventa una insignificante autocelebrazione di una casta o, forse sarebbe meglio dire, di un Sistema.
Pertanto Fedez, in una situazione del genere, avvolto dal mutismo e dal consenso di massa, non fatica di certo a distinguersi.
La sua voce esce facilmente fuori dal coro e inizia ad essere condivisa all’impazzata dai più o meno giovani.
Diventa così l’unico in grado di assumere una posizione, di assumersi le sue responsabilità. È stato l’unico, ieri sera, a voler sfruttare quel palco per dar voce ad una categoria, quella degli artisti; e cosa c’è di male se nel farlo si è soffermato ad elencare le assurde priorità del Governo Draghi, l’atteggiamento di chiusura da parte degli esponenti di un partito politico in particolare, della Lega, di fronte all’approvazione della legge Zan, contro l’omofobia?
Sicuramente questo intervento, i retroscena pubblicati dall’artista non passeranno inosservati.
Sicuramente la sua popolarità lo aiuterà a cavalcare facilmente l’onda delle critiche e delle accuse, che molto probabilmente pioveranno su di lui sotto forma di querele.
Mi permetto di anticiparti qualcosa, caro Fedez, perché tutto questo non mi è del tutto nuovo.
Cambiano gli scenari, cambiano i modi, cambiano le critiche ma il movente è sempre lo stesso: da una parte il desiderio di gridare, forte e chiaro, la verità dei fatti e dall’altra un Sistema, pronto a censurare e a punire la voce di qualsiasi dissidente.
Mio padre è uno di questi, una vittima del Sistema. Mio padre, Salvatore Petrotto, in tempi non sospetti, da primo cittadino di Racalmuto, paese che ha dato i natali ad uno scrittore non a caso, Leonardo Sciascia, decise di prendere una posizione, di non condividere le scelte scellerate che dal 2012 in poi furono consumate in Sicilia in termini di gestione di acqua e rifiuti.
Dopo aver denunciato a procure e tribunali la decisione di affidare illegalmente la gestione di tali servizi pubblici a delle ditte private, cercò di raccontare pubblicamente, su vari blog e giornali online, il Sistema di storture e di abusi di potere che attorno a lui si stava consumando, di fronte agli occhi strabici di diversi giudici e magistrati.
Credeva di poter praticare liberamente la sua professione di giornalista, di poter scrivere e condividere la verità, auspicando un intervento da parte dei garanti della verità e della giustizia.
Il tutto passò in sordina, andò avanti per anni. Travolto da una valanga mediatica e giudiziaria, abilmente architettate dalle pedine interne al Sistema, fu costretto a dimettersi da sindaco del suo paese, i suoi giornali online furono assaltati da hackers e costretti a chiudere.
Nel frattempo le lobby di acqua e rifiuti continuarono ad agire indisturbate, grazie allo scudo protettivo che l’ex presidente di confindustria Sicilia Antonello Montante aveva costruito. Questo scudo o, per meglio dire, Sistema, oggi ha un nome, a lui il merito di averlo battezzato, con il titolo dell’inchiesta aperta a suo carico, ‘Sistema Montante’.
Tutti ormai lo conoscono, non più come paladino della giustizia e della legalità, ma come fautore di uno dei più grandi crimini commessi ai danni della popolazione siciliana.
Tutto in Sicilia doveva necessariamente ottenere l’approvazione da parte di Calogero Montante, o da parte di uno dei suoi fedelissimi.
Chiunque osava sfidare le logiche del Sistema non avrebbe avuto vita facile: piogge di querele, condanne in primo grado, licenziamenti, allontanamenti, ricatti, minacce e tentate estorsioni sono alcuni degli strumenti di cui il Sistema si serviva per difendersi da attacchi esterni.
La giustizia, dopo circa dieci anni, ha fatto il suo corso. Calogero Montante è stato condannato a 14 anni di reclusione. In questo frangente Il prezzo che mio padre, così come altri uomini liberi siciliani, hanno dovuto pagare è stato altissimo.
Detto questo, carissimo Fedez, il mio encomio per il tuo intervento si unisce a quello di migliaia di italiani che in queste ore hanno espresso la loro solidarietà nei confronti del tuo coraggio a denunciare pubblicamente la tentata estorsione di cui sei stato vittima.
Hai gridato a voce alta il tuo pensiero, nonostante i mancati tentativi di censura. Penso non esista una forma più alta di liberta!
D’altra parte spero che il tuo grido non rimanga isolato, che a questa tua memorabile escalation ci sia un seguito.
Apprezzerei un tuo gesto di solidarietà, un maggiore interesse nei confronti di tutte quelle persone che, contro il Sistema lottano da anni, non godendo, ahimè, della medesima risonanza mediatica.
Con profonda stima
Una dissidente del Sistema

Rispondi