La Procura di Caltanissetta smentisce le dichiarazioni sulla strage di Via D’Amelio rese in tv da Maurizio Avola. Claudio Fava interroga: “E’ un altro depistaggio?”.

L’ex killer mafioso catanese, Maurizio Avola, è appena stato ospite della trasmissione de “La 7”, “Mafia. La ricerca della verità”, ed ha rivelato di avere partecipato alla strage di Via D’Amelio contro il giudice Paolo Borsellino. Ebbene, “Maurizio Avola mente”. E’ troncante il giudizio espresso dalla Procura di Caltanissetta, che ha smascherato il clamoroso depistaggio delle indagini sull’attentato. E’ il procuratore aggiunto, Gabriele Paci, a scrivere personalmente: “L’ex collaboratore di giustizia Maurizio Avola ha, tra l’altro, affermato di avere partecipato alla fase esecutiva della strage di Via D’Amelio, unitamente a Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro, Aldo Ercolano e altri. La circostanza risulta in effetti essere stata riferita per la prima volta da Avola nel corso di un interrogatorio lo scorso anno alla Procura antimafia di Caltanissetta, a distanza di oltre 25 anni dall’inizio della sua collaborazione con l’autorità giudiziaria”. E poi Paci aggiunge: “I conseguenti accertamenti disposti, finalizzati a vagliare l’attendibilità di dichiarazioni riguardanti una vicenda ancora oggi contrassegnata da misteri e zone grigie, non hanno allo stato trovato alcuna forma di positivo riscontro che ne confermasse la veridicità”. E il procuratore aggiunto sottolinea: “Dalle indagini della Direzione investigativa antimafia sono invece emersi rilevanti elementi di segno contrario che inducono a dubitare tanto della spontaneità quanto della veridicità del suo racconto. Per citarne uno tra i tanti, l’accertata presenza dello stesso Avola a Catania, addirittura con un braccio ingessato, nella mattinata precedente il giorno della strage, laddove, secondo il racconto dell’ex collaboratore, giunto a Palermo nel pomeriggio di venerdì 17 luglio, avrebbe dovuto trovarsi all’interno di un’abitazione nei pressi del garage di via Pietro Villasevaglios, pronto, su ordine di Giuseppe Graviano, a imbottire di esplosivo la Fiat 126 poi utilizzata come autobomba”. E poi Gabriele Paci conclude: “Colpisce peraltro che Avola, anziché mantenere il doveroso riserbo su quanto rivelato ai magistrati, abbia preferito far trapelare il suo protagonismo nella strage di Via D’Amelio attraverso interviste e la pubblicazione di un libro”. E nel merito delle false dichiarazioni di Maurizio Avola, è intervenuto il presidente della Commissione regionale antimafia, Claudio Fava, che afferma: La domanda non è tanto se Maurizio Avola è un bugiardo oppure no, ma è un’altra: chi manda Avola ad avvelenare i pozzi? Chi si vuole servire della sua sgangherata ricostruzione per fabbricare un altro depistaggio su Via D’Amelio? Chi continua ad aver paura, 30 anni dopo, di chiunque s’avvicini alla verità su quegli anni e su quei fatti? E chi li difende questi nostri morti, così strapazzati da mani villane?”.

fonte telacras angelo ruoppolo

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