Oggi è stata una giornata abbastanza lunga e impegnativa.

Era in programma la discussione finale sia per il processo dei padri sia per quello dei figli. Entrambi sono stati però rinviati.

Il processo figli è stato rinviato al 21 maggio perché mancava uno dei giudici.

Il processo padri è stato rinviato al 7 luglio perché, all’ultimo, il signor Procuratore Generale ha chiesto l’acquisizione di ulteriore documentazione. Anche la nostra difesa ha chiesto l’acquisizione di altro materiale probatorio e la Corte si è riservata di decidere.

Insomma, pensavamo di concludere oggi e ci siamo illusi. Vorrà dire che questo processo andrà avanti ancora per qualche anno. Rifletto che, dopo più di due anni, siamo ancora arenati in appello. Però il problema è la lentezza della giustizia civile. I processi di prevenzione sono velocissimi invece.

Ovviamente non si molla. L’atteggiamento – per certi versi persecutorio – della pubblica accusa dispiace perché lo Stato dovrebbe dare ai suoi cittadini un segno di riconciliazione: chiedere scusa per i clamorosi abusi che sono stati commessi nei nostri confronti e non contrattaccare, pur di non ammettere i propri errori.

Mi piacerebbe vedere la stessa “attenzione” nei confronti degli amministratori giudiziari che, nonostante abbiano distrutto aziende e padri di famiglia, continuano a godere di una peculiare impunità. Evidentemente ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B. Noi invece non siamo censiti in alcuna categoria: siamo carne da macello.

L’atteggiamento della Procura dispiace ma al tempo stesso ci spinge a lottare con ancora maggiore tenacia per l’affermazione dei nostri diritti.

Fiducia sempre nei magistrati coscienziosi e onesti alcuni dei quali abbiamo avuto la fortuna di incontrare nel nostro cammino.

Fiducia nei nostri avvocati.

Fiducia in noi stessi.

Alla prossima.

P.S. U tempu c’è e u friscu u fa

Pietro Cavallotti

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