L’associazione dei costruttori edili siciliani annuncia una denuncia civile e contabile contro la Regione per i mancati pagamenti alle imprese. I dettagli.

Nella provincia di Agrigento il primo a sollevare le barricate, contro il mancato pagamento dei lavori alle imprese edili da parte della Regione dal novembre scorso, è stato il presidente provinciale dell’Ance, l’Associazione dei Costruttori edili, Carmelo Salamone. Poi, in ambito regionale, la vertenza è stata rilanciata dal presidente di ConfIndustria Sicilia, Alessandro Albanese, che, come Salamone, ha paventato il collasso delle imprese indebitate con gravi conseguenze su indotto e occupazione. Adesso è il Consiglio generale dell’Ance Sicilia ad annunciare di avere incaricato uno studio legale affinchè promuova un ricorso collettivo delle imprese edili associate in sede civile e alla Corte dei conti, contestando alla Regione Siciliana il danno emergente provocato dal mancato pagamento, e il lucro cessante, ovvero il mancato guadagno. Inoltre, sarà segnalata alla Procura della Corte dei conti l’opportunità di valutare un’azione per danno all’erario a carico della Regione, qualora la Regione dovesse essere condannata anche a risarcire il danno alle imprese ricorrenti. Santo Cutrone, presidente di Ance Sicilia, spiega: “Le imprese non sono pagate da novembre del 2020 e, come è noto, per adempiere ai propri impegni la Regione ha accumulato 4 mesi di ritardo nell’approvare il proprio Bilancio, a fine dell’aprile scorso, e altri 3 mesi soltanto per il riaccertamento dei residui passivi, tramite cui solo in questi giorni sono stati resi disponibili in cassa circa 3 miliardi e 200 milioni di euro per pagare le imprese”. E poi Cutrone ribadisce: “Quello di affidare commesse senza avere la necessaria copertura finanziaria è un malcostume che l’Ance Sicilia denuncia da anni, perché costringe le imprese a farsi carico degli oneri per i debiti assunti dall’amministrazione regionale, sottoponendosi a sovraesposizioni bancarie e costi che, prolungati fin troppo, portano le imprese all’impossibilità di operare e, spesso, al fallimento. E’ un metodo non più tollerabile, ancora di più ora che alla crisi del 2007, mai superata, si è aggiunta quella provocata dalla pandemia covid”. E poi il presidente dei costruttori edili siciliani interroga: “L’Ance Sicilia si chiede se questi ritardi nei pagamenti siano creati ad arte per coprire una mancanza di liquidità, oppure se siano conseguenza di una incapacità della macchina amministrativa a funzionare correttamente. Ma in entrambe le ipotesi sono gravi le responsabilità, e non possono essere le imprese a pagarne il conto”. E poi Santo Cutrone conclude: “La Regione dovrà essere politicamente ed amministrativamente più veloce e competitiva, se non vuole mandare in necrosi il tessuto imprenditoriale della nostra Isola e se vuole cogliere le future sfide del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. La nostra azione è in questa fase rivolta a tutelare le imprese ed i lavoratori dai ritardi registrati quest’anno, ma proseguirà con successive iniziative sul piano dei principi normativi, anche per evitare che simili situazioni si ripresentino negli anni a venire”.

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