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La sorpresa sulle nuove rivelazioni dell’avvocato Piero Amara è che, oltre Andrea Genna, avvocato di Palermo indicato dall’ex ministro dell’Interno Angelino Alfano per il consiglio di amministrazione dell’Eni, a far ruotare gli interessi del colosso petrolifero in Sicilia, era un altro componente di peso della loggia segreta Ungheria, l’ex paladino Antimafia in Sicilia, Antonello Montante, condannato ora a 14 anni.

Ci sono anche i nomi dell’ex procuratore generale di Messina Franco Cassata e di quello dell’ex presidente della Corte di Appello di Messina Nicolò Fazio, nell’elenco degli aderenti alla Loggia Ungheria di cui ha parlato l’ex legale esterno dell’Eni Piero Amara. Lo rivela Il Fatto Quotidiano dopo undici mesi di embargo, da quando è esploso lo scontro tra l’ex capo della Corrente “Autonomia e Indipendenza” Piercamillo Davigo e il suo braccio destro, l’ex procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita indicato da Amara come uno dei componenti della loggia segreta.

L’avvocato Amara nelle sue dichiarazioni rese al Pm Paolo Storari ha spiegato i meccanismi della nascita e della sua cooptazione nella associazione segreta, che “trova nella città di Messina”, ha spiegato Pietro Amara, “i personaggi di peso”.

Uno dei personaggi cardine dell’associazione, influente per le sue entrature massoniche, sarebbe l’avvocato messinese Enrico Caratozzolo, chiamato ad alcuni importanti incarichi di consulenza, come l’ex presidente del consiglio Giuseppe Conte, nell’ambito del progetto di concordato della Acqua Pia Marcia, l’azienda nella quale prestava la sua attività per le relazioni pubbliche, il “lobbista” di Colleferro Fabrizio Centofanti, uomo-chiave dei rapporti con Luca Palamara verso la magistratura.

Molti dei componenti tirati in ballo da Piero Amara, che è stato indagato a Messina e la cui sentenza di patteggiamento è stata poi impugnata dal sostituto procuratore generale Felice Lima, hanno smentito la loro partecipazione alla loggia segreta. Ma il racconto, secondo Piercamillo Davigo, a partire dai rapporti con l’ex capo della procura di Caltanissetta Giovanni Tinebra, ha una sua coerenza che va indagata.

Ora le rivelazioni di Piero Amara hanno messo in crisi i rapporti interni alla Procura di Milano, un tempo considerata faro nazionale di legalità,  il procuratore capo di Francesco Greco e la sua vice Laura Pedio sono indagati a Brescia, proprio perchè non avrebbero iscritto con tempestività le rivelazioni di Amara nel registro degli indagati.

Caso Amara, verbali loggia Ungheria. Nomi grossi: Severino e Del Sette

Il caso Amara continua a regalre colpi di scena. L’ultimo in ordine di tempo è l’iscrizione nel registro degli indagati del procuratore aggiunto di Milano Laura Pedio, che per prima insieme all’altro vice di Francesco Greco (anche lui iscritto), Paolo Storari ha maneggiato per prima quei verbali e che la Procura di Brescia ha deciso di citare in giudizio per omissione in atti d’ufficio. Ma nonostante queste importanti novità, – si legge sulla Verità – i pm hanno deciso di cambiare rotta sulle dichiarazioni messe agli atti dall’ex avvocato dell’Eni. Non è più considerato un teste chiave da proteggere, ma anzi non viene più ritenuto attendibile e si potrebbe procedere a suo carico per calunnia.

Intanto – prosegue la Verità – sono stati depositati e quindi resi pubblici i verbali delle dichiarazioni di Amara sulla loggia Ungheria e i nomi citati sono altisonanti. “Paola Severino – dichiara l’ex avvocato dell’Eni ai pm – è presente nella lista degli appartenenti alla loggia Ungheria, la sua partecipazione mi è stata riferita da Michele Vietti. E poi – prosegue Amara – Denis Verdini mi ha ha anche svelato che della loggia fanno parte anche il generale della Guardia di finanza Toschi e quelli dei carabinieri Tullio Del Sette ed Emanuele Saltalamacchia”.

Amara, come si legge nei verbali, seppe dell’appartenenza alla loggia segreta Ungheria dei generali Giorgio Toschi e Tullio Del Sette, il primo comandante generale della finanza, il secondo dei carabinieri, da Denis Verdini, ex ras di Forza Italia poi fondatore di Ala. L’avvocato siciliano avrebbe anche personalmente conosciuto Del Sette, che ricoprì l’incarico di numero uno dell’Arma dal 2014 al 2018, dopo essere stato nominato dal governo Renzi. La formula per il riconoscimento sullo stile para massonico fra gli appartenenti ad Ungheria è descritta dallo stesso Amara: «Stringersi la mano premendo con il dito indice tre volte sul polso dell’altro e pronunciando la frase “sei mai stato in Ungheria?”». Alla frase, in caso di riconoscimento, non doveva seguire alcuna risposta. La domanda «sei mai stato in Ungheria?», aggiunge Amara, «non doveva essere ripetuta dopo la prima presentazione», mentre rimaneva sempre «il gesto con la mano».

Ma torniamo a Del Sette. «Ci siamo visti diverse volte al ristorante accanto al museo Esplora (Explora, sito a Roma nei pressi del quartiere Flaminio, poco distante dal Comando generale dell’Arma, ndr)», ricorda Amara. Insieme a loro due c’era anche il «direttore generale del Consiglio di Stato Serrao (Antonio, ndr)». I magistrati hanno chiesto ad Amara se ricordasse il nome del ristorante ricevendo risposta negativa tranne l’indicazione che era «di proprietà del direttore generale del Consiglio di Stato». Oltre a Del Sette avrebbe fatto parte di Ungheria anche il generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia. Sia Del Sette che Saltalamacchia furono poi indagati nel procedimento per la fuga di notizie sull’indagine Consip, condotta dal Noe (Nucleo operativo ecologico) dei carabinieri. In primo grado Del Sette è stato condannato a dieci mesi per favoreggiamento e rivelazione del segreto. Sul fronte guardia di finanza, invece, oltre a Toschi farebbe parte di Ungheria il generale Giuseppe Zafarana, attuale numero uno delle fiamme gialle.

L’affiliazione di Zafarana è molto risalente. L’alto ufficiale, ricorda sempre Amara, doveva partecipare ad una cena di affiliazione presso la sede di Opco (Osservatorio permanente sulla criminalità organizzata) in Sicilia alla fine del 2006. L’Opco sarebbe servito come copertura per le attività delle loggia che aveva l’obiettivo di proporsi come «contropotere in grado di collocare persone di fiducia nei posti chiave, soprattutto nelle forze dell’ordine e della magistratura». Le regole per far parte di Ungheria ricordano molto da vicino quelle della massoneria. Esiste, precisa sempre Amara, «il vincolo di solidarietà e disponibilità», quello di obbedienza era «implicito nella disponibilità». Amara, come disse in una intervista, aveva registrato a futura memoria e per non essere smentito tutti gli incontri che aveva fatto con i vari appartenenti alla loggia. E sembra, particolare inquietante, che alcune di queste bobine siano state trovate nei mesi scorsi nella disponibilità della segretaria di Davigo. Come le avrà avute resta un mistero.

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