Carabinieri e Guardia di Finanza arrestano 10 presunti usurai di stampo mafioso nel Palermitano. Interessi fino al 5.400% all’anno. In manette anche un avvocato.

Mafia e usura. E’ una ricetta della cucina criminale più che collaudata e risalente nel tempo. I “cravattari” di stampo mafioso approfittano e sfruttano lo stato di bisogno e la disperazione di tanti sventurati, che, malgrado loro, incappano nella rete del ricatto e nell’incubo delle ritorsioni. Le forze dell’ordine e i magistrati fronteggiano tale fenomeno, diffuso e ricorrente in Sicilia. E all’alba di oggi, lunedì 20 settembre 2021, ultimo giorno d’estate, i Carabinieri della Compagnia di Bagheria e il Gruppo di polizia valutaria della Guardia di Finanza hanno scatenato la controffensiva a presunti usurai legati a Cosa Nostra, liberando dall’oppressione gli indebitati. La Procura antimafia di Palermo, a conclusione delle indagini, ha proposto le ordinanze cautelari, e il giudice per le indagini preliminari del Tribunale ne ha firmate 10. Sono stati trasferiti in carcere 9 indagati, e un altro è stato ristretto agli arresti domiciliari. E altri 11 sono stati denunciati a piede libero. Le ipotesi di reato, contestate a vario titolo, sono concorso esterno in associazione mafiosa, usura, estorsione, e trasferimento fraudolento di valori. L’inchiesta è stata avviata ruotando intorno ad un professionista. Si tratta dell’avvocato Alessandro Del Giudice, 53 anni. Lui è sotto osservazione investigativa dal 2019, allorchè due anni addietro è stato scoperto che lui sarebbe stato un messaggero di Pietro Formoso, suo cliente, ritenuto il capomafia di Misilmeri, e fratello dei due Formoso colpevoli della strage mafiosa a Milano nel 1993. Infatti, lui, l’avvocato Del Giudice, si sarebbe impegnato ad essere il “piccione viaggiatore”, da dentro a fuori il carcere, dei messaggi di Formoso, condannato, con sentenza non ancora definitiva, a 12 anni di reclusione per mafia. E poi lui, l’avvocato Del Giudice, sarebbe stato a lavoro per procacciare i clienti agli usurai a Bagheria, Ficarazzi, e Villabate, intercettando e accogliendo persone in gravissime difficoltà economiche, costrette a rivolgersi agli strozzini. Carabinieri e Guardia di Finanza avrebbero accertato la pratica di interessi sui prestiti varianti dal 143% fino al 5.400% all’anno. A fronte di un prestito di 500 euro, la somma da restituire in soli 4 giorni sarebbe stata già di 800 euro. Minacce e ritorsioni se non si paga. E l’avvocato avrebbe pescato i clienti grazie, e soprattutto, all’aiuto di una donna, una funzionaria di “Riscossione Sicilia Spa”, che avrebbe fornito all’organizzazione i nomi degli annegati nei debiti. Gli usurai li avrebbero affiancati, promesso di aiutarli, di essere la loro ancora di salvezza, e invece, poi, le vittime sarebbero state macinate tra le grinfie mafiose, accumulando debiti su debiti. Gli arrestati, oltre l’avvocato Alessandro Del Giudice, sono Giuseppe Scaduto, 75 anni, anziano capo mandamento di Bagheria, già agli arresti domiciliati, e che avrebbe delegato al suo posto Atanasio Alcamo, 45 anni, già imputato per mafia, e arrestato anche lui. Gli altri 7 ammanettati sono Giovanni Di Salvo, 42 anni, indicato come il capobanda, Simone Nappini, 50 anni, presunto intermediario e pagatore materiale dei prestiti di denaro, poi Antonino Troia, 57 anni, Giovanni Riela, 48 anni, Gioacchino Focarino, inteso “Gino”, 69 anni, e Antonino Saverino, 66 anni. A casa sua è detenuto Vincenzo Fucarino, 77 anni. La funzionaria di “Riscossione Sicilia”, presunta infedele, è tra gli 11 indagati a piede libero. I militari, contestualmente, hanno sequestrato le quote di una società, un locale commerciale adibito a laboratorio, un terreno, un bar-tavola calda a Villabate e un chiosco. Il tutto per un valore complessivo di 500mila euro

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