Pretendeva di entrare all’interno del museo di Messina senza esibire il green pass. Ma nel sito culturale della città dello Stretto non si sono fatte eccezioni, nemmeno dio fronte ad un personaggio pubblico importante come Red Ronnie, noto giornalista, critico musicale e conduttore televisivo. Per tutta risposta lo stesso Red Ronnie ha voluto pubblicare tutto sui social, “denunciando” a suo modo di vedere una presunta illegalità.

L’episodio è accaduto ieri quando Red Ronnie si presenta al Mume, il museo regionale interdisciplinare di Messina, in compagnia del cugino Fabio Di Bella che si è offerto di fargli da cicerone per consentirgli di vedere i due quadri di Caravaggio in esposizione. All’ingresso gli operatori, come è normale che sia, chiedono a Red Ronnie di esibire il green pass come dispone oltretutto un decreto nazionale. E qui entra in gioco il rifiuto del noto personaggio: “All’ingresso – scrive sui social – ci hanno chiesto di esibire il pass verde. Io ho detto che ce l’avevo (e ce l’ho perché ieri ho fatto tampone per prendere l’aereo) ma che non intendevo mostrarlo perché la Costituzione ritiene lo stato di salute di un cittadino un dato sensibile protetto dalla privacy”.

Lascia basiti anche il fatto che Red Ronnie abbia anche in qualche modo “dileggiato” il green pass, tanto da dargli un nomignolo tutt’altro che carino: “Ho detto anche – aggiunge – che gli avrei firmato una dichiarazione dove asserivo di averlo lo skif pass, ma di farmelo scannerizzare no. Nulla. Hanno chiamato al telefono il direttore che non ha voluto riceverci e ha detto di chiamare i carabinieri. Impedire di godere della cultura, dell’arte, della musica è un obiettivo primario di questo regime”.

Intanto c’è chi non ha digerito questo atteggiamento del vip. Lo ha fatto in primis Lorenzo Tosa, il noto giornalista tra i più attivi e condivisi su Facebook, Twitter e Instagram con 2,7 milioni di interazioni. “Prima fa il Green pass – scrive riferendosi a Red Ronnie – inserendo tutti i suoi dati. Poi, una volta ottenuto il certificato, la lince rifiuta di mostrarlo per proteggere la sua privacy. E, per non farsi mancare nulla, racconta tutto su un social network che conosce anche la marca delle sue mutande. Se questi sono gli intellettuali ribelli che dovrebbero difendere gli italiani dalla pericolosa ‘dittatura sanitaria’, auguri!”. A rilanciare queste affermazioni sul proprio profilo Facebook anche il giornalista ed ex consigliere comunale palermitano Massimo Pullara.

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