Trattativa Stato-Mafia: la mafia coincide con il potere. Illuso chi vuole combatterla

Le leggi dello Stato sono una flebile voce. Non hanno la forza per far vivere lo stato di diritto

di Biagio Maimone

Uomini massacrati da colpi di mitra, uccisi senza pietà, con metodi orrendi, di natura barbarica, da altri uomini assetati di potere è lo scenario a cui siamo stati posti di fronte quando la mafia si è  messa all’opera per eliminare chi ad essa ha dato fastidio per essere diverso e, pertanto, ostacolo. Certo chi uccideva era la manovalanza assoldata da quella che era la mafia di qualche anno fa.

La mafia era il potere occulto di chi, in deroga alle leggi dello Stato, si arricchiva, accumulando patrimoni economici davvero inestimabili, mediante affari di natura illecita.  “Operava da sola tale organizzazione oppure vi era chi la sosteneva come suo braccio oscuro?” è stata ed è la domanda che molti si sono posti ed ancora si pongono. Ed ancora se la pongono coloro che amano la Giustizia e la trasparenza e la parte sana della Magistratura che intende rappresentare e difendere lo stato di diritto. I cittadini onesti guardano con perplessità e si interpellano. Molti dubbi affliggono coloro che amano la verità e detestano il malaffare e la violenza ad esso connessa. Essi attendono chiarezza e non retorica!

Ci chiediamo in molti cosa si intende, o meglio debba intendersi, attualmente,  con il termine “mafia”, tenendo presente l’evoluzione storico-sociale ed economica del mondo contemporaneo.

Tante le forme di violenza che permeano il tessuto economico e sociale. E’ meglio dire troppe le frane morali che rendono fragile il tessuto della nostra società.

Molti adoperano la violenza, il sotterfugio, l’omertà degli altri per affermarsi. Non è, forse, anche questa una modalità di agire mafiosa?

Ciò avviene nel mondo del lavoro che diviene teatro di soprusi e misfatti che ledono la dignità della persona. Ciò avviene nel contesto sociale attravero lo spaccio dela droga e la prostituzione.

Ciò avviene anche in quei luoghi della comunicazione che tacciono le violenze, pur non condividendole, in quanto vi sono poteri che potrebbero scagliarsi loro addosso.

La cosiddetta “raccomandazione” per accedere a livelli di carriera riservati a pochi, o anche solo per entrare nel mondo del lavoro, è, forse, esente da una mentalità che ricorre al sotterfugio e non alla trasparenza?

Noi siamo convinti che dove vi è sotterfugio, lì è certo che vi sia una mentalità simile a quella mafiosa.

Per tale motivo affermiamo che la mafia sia un modo di vivere la vita e che, per  tale motivo, la mentalità mafiosa agisce nelle relazioni individuali, nelle famiglie, nelle scuole, nei gruppi di qualsiasi natura essi siano.

La mentalità mafiosa si constata dappertutto. Essa si esprime mediante organizzazioni criminali in quanto vive nell’animo umano.

Difficile combatterla. Certo è quasi impossibile. Fino a quando essa vivrà indisturbata?

Sicuramente fino a quando non vivrà la forza delle leggi, la loro inviolabilità.

Far leva sulla cultura della legalità non sempre è l’arma vincente. E’ vincente rendere perentorie le leggi dello Stato.

Il diritto annacquato crea solo delinquenza ed uno Stato debole, in quanto prevalgono i meccanismi della violenza e non quelli della legge, che, unica, può rendere le persone uguali in quanto ad essi è garantito l’accesso al mondo del lavoro perché il lavoro diventa un diritto e non un privilegio di cui godranno i garantiti dalle varie mafie.

Ed è vero che le mafie si esprimono attraverso infinite forme e  nei molteplici contesti della vita.

D’altra parte, le mafie si sono emancipate in quanto hanno fatto propria la cultura scolastica più elevata ed il loro operato spesso assume una natura “manageriale”, da non essere facilmente riconoscibile. 

Il sottobosco si tramanda, in tal modo, di generazione in generazione!

Ciò è possibile perché le leggi dello Stato sono una flebile voce e non hanno la forza di dettare le regole che fanno vivere lo stato di diritto, in cui potrà vivere la democrazia e la possibilità di affermazione di ognuno a seconda dei  talenti di cui è portatore.

Attualmente è così ed è per questo che si assiste alla crescita delle disparità.

Le disparità sono nocive: lo dimostra la pandemia e l’ecosistema ammalato.

E’ l’alba, anche se solo l’alba, di un nuovo giorno che prelude ad una meta insperata: la creazione ineludibile di nuove forme di vita democratica senza di cui l’umanità è destinata alla sua estinzione. 

La necessità storica dell’uguaglianza è lo scenario che si prospetta davanti agli occhi dell’uomo contemporaneo, per l’affermazione della quale esso dovrà adoperarsi senza titubanza alcuna ed allora, certamente, le mafie cesseranno di vivere.

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