Fissate bene questo concetto, il siciliano (u sicilianu) non è un dialetto ma è una LINGUA, e non è una lingua che deriva dall’italiano ma, alla pari dell’Italiano stesso, deriva direttamente dal latino volgare.

Il siciliano rappresenta la prima lingua letteraria italiana, già nella prima metà del XIII secolo, nell’ambito della Scuola siciliana. A tal proposito diceva Dante Alighieri: “Indagheremo per primo la natura del siciliano, poiché vediamo che il volgare siciliano si attribuisce fama superiore a tutti gli altri: che tutto quanto gli Italici producono in fatto di poesia si chiama siciliano […]»

L’UNESCO riconosce alla lingua siciliana lo status di “lingua madre” e lo classifica tra le lingue europee “vulnerabili”. I siciliani sono descritti come bilingui, con la differenza che il siciliano viene tramandato in famiglia e per strada quasi in modo clandestino (e spesso pure ci si vergogna di parlarlo), mentre l’italiano è imposto nelle scuole, nelle istituzioni e in qualsiasi ufficio pubblico (e anche privato).

In pochi, soprattutto in pochi siciliani, capiscono che il Siciliano è una lingua straordinaria, parlata da oltre 5 milioni di persone in giro per il mondo, che andrebbe studiata, conservata, preservata, protetta e di cui essere profondamente orgogliosi. Invece, dalla creazione della lingua nazionale (che poi avrebbero potuto mettere direttamente il latino, che avrebbe dato altro slancio alla nuova lingua nazionale) vi è stata una violenta repressione delle culture preesistenti e addirittura si tende a far passare come buzzurro e ignorante colui che parla la propria lingua o che non parla italiano con l’accento che vuole il mainstream.

Mi sembra allucinante che in Assemblea Regionale Siciliana non si parli il siciliano (anzi spesso i deputati siciliani parlano in assemblea un Italiano pessimo, mentre ho sentito in Sardegna e Corsica parlare le proprie lingue nelle assemblee regionali. Per non parlare della Spagna) e che non ci sia, a parte poche realtà che fanno un lavoro straordinario, una estesa e popolare lotta per l’istituzione e la tutela della lingua siciliana. Parlata e soprattutto scritta, visto che (quasi) tutti i siciliani siamo in grado di parlarlo e di capirlo, ma siamo essenzialmente analfabeti, incapaci di scriverlo o leggerlo bene perché ci è stato sostanzialmente impedito di farlo.

Amunì, comu c’arriniscero i catalani a difenneri a so parrata i li trarizzioni r’iddi, C’amu arrinesceri macari nuatri 😉

(Seguiranno iniziative concrete e popolari, anche qui a Bruxelles)

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