Il direttore generale e massimo azionista del club biancazzurro fa il punto della situazione ad AgrigentoNotizie: “Ho fiducia nell’amministrazione comunale ma l’ammodernamento dell’Esseneto è la base del nostro progetto: siamo pronti a fare la nostra parte ma se non ci dovessero essere riscontri andremo altrove”

Le idee sono molte e interessanti, le ambizioni sono importanti, la conditio sine qua non resta sempre la stessa: il progetto dell’Akragas senza l’accordo sullo stadio e un’unione di intenti con il comune non può andare avanti. Giuseppe Deni, azionista di maggioranza e dg del Gigante, in merito a questo punto è serenamente chiaro: l’ammodernamento dell’Esseneto è una necessità di incomprimibile importanza per poter pensare in grande.

Deni, che è stato già in passato proprietario dell’Akragas dal 2006 al 2008 ha spiegato come la nuova stagione politica iniziata in città sia stato l’input per poter ridar vita al progetto abortito a inizio millennio e dare solidità e continuità al Gigante: “Diciamo che la molla che mi ha spinto a ritornare in campo con l’acquisto della maggioranza – spiega il patron biancazzurro ad AgrigentoNotizie – delle quote e l’insediamento nel ruolo di direttore generale dell’Akragas è che ritenevo e ritengo tuttora che con questa amministrazione, della quale sono stato sponsor avendo fatto campagna elettorale e presentando una lista a fianco del sindaco Micciché nella cui giunta c’è mia moglie, ci siano le condizioni per poter attuare il progetto di squadra-azienda che avevo già ai tempi della prima esperienza da proprietario. Quando mi sono insediato come socio di maggioranza ho detto poche e semplici cose, ovvero che doveva finire il periodo dei presidenti rappresentativi di anno in anno. Arriva un magnate per un anno si diverte, spende tanto, poi l’anno successivo non ha più voglia di investire e la squadra deve ricominciare con tutte le difficoltà che ne derivano”.

L’azionista di maggioranza dell’Akragas spiega nei dettagli il motivo per cui è necessario trovare subito una convergenza sullo stadio e quali sono le possibilità che questa aprirebbe: “L’ho detto e lo ripeto se il comune ci segue – afferma – e ritengo che abbia la volontà di seguirci in questo percorso anche perché a loro conviene, e ci desse il campo in gestione per un arco temporale necessario ad ammortizzare l’investimento di oltre un milione che potremmo fare per mettere l’Esseneto nelle condizioni necessarie, a livello di manto sintetico e illuminazioni, riusciremmo ad attuare il nostro progetto. Potremmo fare le nostre scuole calcio, che porterebbero introiti importanti, sui 3-400 mila euro, avremmo la possibilità poi di organizzare concerti di prima fascia. Benefici economici che poi possono essere destinati ai salti di categoria che pensiamo di fare nel tempo fino a collocarci in quello che ritengo essere il nostro contesto, ovvero la Serie C e il professionismo”.

In merito all’accordo con il Comune Deni si mostra calmo e fiducioso sulla possibilità ma al tempo stesso fermo sul fatto che sia determinante e che la sua assenza possa portare a prendere decisioni diverse: “Una società di calcio oggi si deve auto finanziare – dice – non esistono più i magnati che buttano soldi: per fare questo ci serve uno strumento di lavoro, che per noi è un campo di calcio che sia adeguato alle norme federali. Se il comune ci desse in gestione il campo noi saremmo pronti a fare interventi che non sono un nostro piacere ma che sono adeguamenti regolari: le norme dicono che senza un impianto di illuminazione adeguata non possiamo giocare in C. Non potrei certo investire – puntualizza con l’idea di fare il salto nel professionismo: se riusciamo ad arrivare in terza serie ma poi non ho l’impianto a norma significa che ho speso milioni di euro e non ho la possibilità di far godere lo spettacolo del calcio ai tifosi akragantini perché la lega non ci autorizzerebbe e dovrei portare la squadra a Messina, Siracusa, Catania. Se non ci dovessero essere spiragli, correttamente ne prenderemo atto e andremo a fare calcio in un’altra piazza, a questo punto del Nord, dove le condizioni sono diverse. Non voglio assolutamente polemizzare con l’amministrazione comunale – sottolinea – che gode della mia stima e della mia fiducia ma obiettivamente ho bisogno di avere una struttura adeguata: se dovessimo avere lo strumento di lavoro adeguato faremmo calcio ad Agrigento, altrimenti trarremo serenamente le nostre conclusioni”.

Sempre in tal senso Deni pone l’accento su quanto lo stadio e i progetti ad esso legati non siano solo una questione sportiva: “Fare la scuola calcio ad Agrigento non è solo un fatto di introiti – afferma – per quanto importanti. C’è un fatto importante di rilevanza sociale che non va trascurato: la scuola calcio significa regalare un sogno e una speranza a tutti i ragazzi della città e dell’Hinterland, tirandoli fuori dal rischio di finire in situazioni illegali o non piacevoli, dando loro una prospettiva e accompagnandoli a prescindere dagli sviluppi delle carriere in un percorso di crescita. Questo è un obiettivo sociale da non sottovalutare e che anzi va assolutamente perseguito: su questo dobbiamo riflettere”.

Parlando delle potenzialità della squadra il dg akragantino porta come esempio il marketing e nello specifico il lancio della nuova divisa: “Noi abbiamo fatto un test – afferma – partendo dall’idea di voler fare un merchandising importante che non si limita solo all’Akragas, abbiamo in mente di lanciare un brand sportivo in una logica più ampia. Restando nel merito della squadra posso dire che a una settimana dall’uscita sono state venduti già 250 esemplari della nuova maglia della squadra che abbiamo autoprodotto con richieste dall’Australia, dal Belgio, dalla Francia ma anche dall’Italia. Riteniamo che questo test che abbiamo fatto si possa replicare con altre cose: il brand Akragas ha un fascino importante perché nel mondo il nome Agrigento è importante”.

Il patron dell’Akragas guardando all’attualità ha voluto ribadire quali sono le ambizioni a breve, medio e lungo termine di un progetto che come dallo stadio passa anche da un upgrade sportivo: “Siamo arrivati alla fine di agosto – racconta – lavorando in sinergia con la presidente Giordano alla quale va il nostro ringraziamento per tutto quello che ha fatto e fa per l’Akragas, essendo una persona per bene, con le idee chiare innamorata della squadra e della città. Fatta questa premessa i nostri obiettivi sono stati chiari sin da subito – afferma – abbiamo costruito un organico importante con l’obiettivo di fare il salto di categoria e competere in Coppa Italia. Ovviamente ci sono tante cose che condizionano la vittoria di un campionato a cominciare dalla fortuna: penso alle partite di Castellammare e Misilmeri in cui la sorte non ci aiutato. Noi però siamo lì e siamo pronti a fare un altro sacrificio laddove l’area tecnica lo richiedesse. Alla fine, ci si potrà arrivare o meno, dipende da tante cose, ma il nostro obiettivo è vincere. Se poi dovessero arrivare segnali importanti da parte dell’amministrazione, lo ripeto – puntualizza –  senza polemica e con speranza, e vincessimo il campionato noi siamo attrezzati per costruire una squadra in grado di vincere la Serie D. Il nostro obiettivo è la C e siamo economicamente organizzati per la Serie C: poi non dipende tutto da noi, ma abbiamo la solidità societaria per una sequela di Promozioni. Noi con l’Eccellenza vogliamo restarci pochissimo: per raggiungere i nostri obiettivi abbiamo bisogno di categorie superiori. Nei dilettanti i costi economici diventano un bagno di sangue, sono spese a fondo perduto: se si sale di livello, quando si lavora bene, si può arrivare al pareggio e fare campionati importanti”.

Per quanto riguarda le risposte dell’ambiente Deni si mostra molto amareggiato per il disinteresse delle categorie economiche della città: “La tifoseria risponde in maniera ottimale -dice – ovviamente sarà tutto in progressione: quando si vedrà che l’Akragas tornerà nel suo alveolo naturale per quella che è la sua storia e il suo blasone, ci sarà una partecipazione ancora più sentita. La risposta dei tifosi è quella che ci aspettavamo. La cosa che mi dispiace davvero – sottolinea-  è vedere che non c’è sensibilità da parte di nessun imprenditore agrigentino se non per due eccezioni: le sponsorizzazioni imponenti sono arrivate da imprenditori veneti, toscani, lombardi ma la nostra città è non pervenuta”.

In chiusura il patron dell’Akragas ha parlato del derby di domenica all’Esseneto contro il Canicattì, scontro diretto per la vetta del girone A di Eccellenza, che potrebbe dare un indirizzo alla stagione di entrambe le squadre: “Il Canicattì classifica alla mano -conclude – è la squadra del momento: è una rosa importante con un organico strutturato, c’è qualche giocatore che ho avuto nei primi anni della carriera, penso a Desiderio Garufo, oggi uno dei pilastri di questa squadra quadrata e che gioca a calcio. Noi non siamo da meno: siamo una squadra con un organico importante, con una visione di gioco strutturata, direi quasi a memoria. La mia sensazione è che sarà una bella partita, la speranza è che l’Akragas vinca. La squadra giocherà come sempre per vincere e penso ce la possiamo fare ma sappiamo di avere un avversario all’altezza della situazione.

Fonte agrigento notizie

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