La Regione Siciliana ha bocciato, alla società dei fratelli Catanzaro di Siculiana, il progetto per realizzare, come si direbbe in questi casi, ora per allora, un impianto per il trattamento meccanico-biologico dei rifiuti.

Impianto che si sarebbe dovuto realizzare 20 anni fa ma che, da sempre, grazie a numerose sviste burocratiche ed istituzionali, non è stato mai né installato e né tanto meno utilizzato. E’ ormai chiaro a tutti, e non solo agli addetti ai lavori, che Giuseppe Catanzaro, gestore di una delle 4 più grandi discariche private siciliane, ha da sempre omesso di realizzare questo indispensabile impianto che, in gergo tecnico, si chiama TMB. Ricordiamo che il Catanzaro è stato il delfino e successore di Antonello Montante, alla presidenza di Confindustria Sicilia. Giorno 20 gennaio Giuseppe Catanzaro potrebbe essere rinviato a giudizio, assieme oltre che a Montante, anche all’ex presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta, ad altri esponenti del suo Governo Regionale e ad altri soggetti, per associazione a delinquere e corruzione nell’ambito della cosiddetta inchiesta ‘Montante bis’. Il Catanzaro è accusato dalla Procura di Caltanissetta, che ne chiede il rinnvio a giudizio, di avere dato 200 mila euro

all’ex presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, per  favorire la sua elezione del 2012 in cambio di favori illeciti. Il Crocetta veniva tenuto peraltro sotto ricatto con la minaccia relativa alla diffusione di un video hard in cui l’ex presidente della Regione Siciliana Crocetta, secondo delle notizie messe in giro dalla lobby capitanata da Antonello Montante, sarebbe stato immortalato mentre consumava dei rapporti sessuali con bambini minorenni.

Il principale tra i capi di imputazione che riguardano il Catanzaro  è quello relativo alle vicende strettamente legate alla mancata realizzazione di questo fondamentale impianto di biostabilizzazione, indispensabile

per salvaguardare l’ambiente e la salute dei cittadini di Montallegro e Siculiana, nel cui territorio insiste il mega immondezzaio della famiglia Catanzaro. E visto che mai è stata utilizzata l’impiantistica prevista dalle norme ambientali, per smaltire finora oltre 5 milioni di tonnellate di rifiuti,  il Comune di Montallegro si è opposto, stavolta con successo, alla realizzazione di questo fantomatico impianto che, in realtà, sarebbe dovuto servire soltanto, come si evince dalla richiesta dei Catanzaro, presentata alla Regione Siciliana, a creare una nuova vasca per continuare a sotterrare, possibilmente, qualche altro milione di tonnellate di rifiuti, in un’area già fortemente inquinata e contaminata, secondo quanto accertato dalla Procura della Repubblica e dal Tribunale  di Agrigento, grazie  agli accertamenti più volte effettuati dal Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri. Questo è quello che scrivono in proposito i magistrati agrigentini:

L’indagine della Procura prende spunto da una pluralità di esposti relativamente a presunte irregolarità nella gestione e nell’esercizio della suddetta discarica, tutti inerenti ad un assunto mancato corretto funzionamento della stessa, o vertenti sull’arbitraria apertura e chiusura della discarica da parte dei proprietari privati, o ancora sulla assenza al servizio della discarica di un adeguato impianto di biostabilizzazione, obbligatorio ai sensi del D.lgs.36/2003, fatti che, comunque, sia per l’interesse generale sviluppatosi sull’argomento, che interessa molti Comuni della Provincia, sia per l’attenzione che comunque i media hanno posto sulla legittimità o meno della stessa gestione, hanno assunto un particolare rilievo, tale da essere essi oggetto di esame anche da parte di Commissioni parlamentari, sia Nazionali che Regionali.
La Procura della Repubblica di Agrigento con l’indagine oggetto della presente richiesta ha iniziato, quindi, un lavoro sistematico, teso ad una precisa e rigorosa ricostruzione dei fatti, delle condotte, dei provvedimenti assunti dalle varie autorità amministrative, a far data dall’inizio, dai tempi in cui la discarica nasce.
In questo si è avvalsa del lavoro eccellente della apposita aliquota della PG tecnicamente competente costituita dal Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Palermo e di una consulenza tecnica affidata ad esperto e qualificato collegio peritale che, con dovizia di analisi e alta professionalità, ha analiticamente fotografato l’intero iter pluriennale di siffatte vicende, acquisito tutti gli atti e le autorizzazioni che ne stanno alla base, rilevato lo status quo delle condizioni della discarica e le relative, come si vedrà gravi, conseguenze ricadenti, appunto, sul territorio…

Si tratta infatti di oltre 50 ettari di terreno, alcuni dei quali di proprietà comunale, in cui Giuseppe Catanzaro, stando a quanto hanno scritto le Procure ed i Tribunali di Agrigento e Caltanissetta, per lo meno dal 2003, dall’entrata in vigore di una nuova normativa ambientale cioè, avrebbe commesso una lunga serie di illegittimità ed illeciti amministrativi ed ambientali, di concerto con alcune ben individuati politici e funzionari pubblici.

Riguardo al ventennio di illegittimità commesse a partire dalle prime decisioni sbagliate da parte della Prefettura di Agrigento e poi, a seguire, dalla Regione Siciliana, con l’esclusione di quest’ultimo provvedimento ostativo del 4 gennaio 2022, questo è ciò che scrive il Tribunale di Agrigento:

Come in un piano inclinato, ad una illegittimità ne segue subito un’altra, e così a ciò seguì l’affidamento diretto a trattativa privata delle opere di ampliamento previste nel progetto presentato dalla CATANZARO COSTRUZIONI s.r.l. .

Queste sono inoltre le conclusioni riassuntive, in pochi punti, del GIP di Agrigento, rispetto al lavoro di analisi, accertamento e verifica sui 20 anni di presunti abusi e sviste politiche e burocratico-istituzionali, per favorire la creazione di questa grande discarica che, da pubblica, è diventata, in maniera rocambolesca, un’affaire’ privato del delfino di Montante, Giuseppe Catanzaro. Tale intensa attività è stata svolta dai Carabinieri del NOE di Palermo, dalla Guardia di Finanza e dalla Procura della Repubblica di Agrigento:

Appare opportuno, sul punto, operare una indicazione riassuntiva crono logica di quello che si è verificato negli anni, nella vicenda in esame:
1) La CATANZARO COSTRUZIONI s.r.l. ottiene l’affidamento della gestione della discarica di c/da Matarano di Siculiana con una mera convenzione con il suddetto Comune a fronte dell’obbligo imposto dalla legge segnatamente dal D.Lgs. 406/1991 di operare l’affidamento a mezzo contratto ad evidenza pubblica, impedendo, quindi, la partecipazione di altri soggetti alla gara;
2) La CATANZARO COSTRUZIONI s.r.l. ottiene e mantiene la gestione della discarica, oltre il primo quinquennio, in violazione della OPCM 2983/1999 che impone la gestione pubblica del servizio e non privata come la società interpreta;
3) La CATANZARO COSTRUZIONI s.r.l. ottiene dall’ordinanza prefettizia 13.8.2004 a firma del Vice Prefetto Vicario Greco, autorizzazione urgente ad operare l’allargamento della prima vasca, e viene autorizzata a finanziare con suoi soldi tale lavoro, imponendosi, quindi, come soggetto contrattuale di fatto, primo passo verso la gestione privata della stessa discarica, fatto del tutto contra legem.
Di tale provvedimento il Prefetto Pezzuto farà poi formale revoca su richiesta chiarimenti del Sindaco di Siculiana;

4) La CATANZARO COSTRUZIONI s.r.l. richiede ed ottiene dall’Assessorato Territorio e Ambiente, il provvedimento di Valutazione Impatto Ambientale (VIA) relativamente alle vasche V1, V2, VE e V3 pur non essendo proprietaria nè avendo ricevuto l’incarico di gestione della vasca V3, fatto circostanziatamente rilevato dal Sindaco di Siculiana che lamentava lo spoglio della sua potestà di procedere a gara per l’assegnazione della gestione, ma tenuto in nessun conto dal Funzionario dell’ARTA Architetto Gianfranco Cannova che ha rilasciato, senza alcuna motivazione a chiarimento, l’autorizzazione richiesta;
5) L’Assessorato Territorio ed Ambiente ha rilasciato diverse autorizzazioni tra cui i DRS 268/2008 ed il DRS 1362/2009 senza mai contestare le ripetute reiterate inottemperanze agli obblighi imposti per la creazione del pretrattamento dei rifiuti solidi e per la gestione del percolato, anzi permettendo di far continuare l’attività di discarica con provvedimenti di modifiche sostanziali in palese violazione di legge, i nomi dei funzionari sono tutti sopra indicati;
6) Pur a distanza di una omissione di circa dieci anni sull’obbligo di attivare il pretrattamento dei rifiuti in discarica la CATANZARO COSTRUZIONI s.r.l. ha ottenuto singolari provvedimenti ponte, primi tra questi le ordinanze contigibili ed urgenti del Presidente della Regione Crocetta, nel 2016 che autorizzavano la continuazione dell’attività in deroga alle disposizioni vigenti circa l’uso provvisorio di biostabilizzatore, poi non risultato conforme alle circolari del Ministero dell’Ambiente, peraltro mal collocato in situ, mancante della funzione di deferrizzazione, e di fatto mai utilizzato;
7) la discarica è stata esercitata su terreni non di proprietà della CATANZARO COSTRUZIONI s.r.l. ma di altri soggetti, ed alcuni sono terreni demaniali.
8) la gestione della discarica di C/da Matarano ha provocato e continua a tutt’oggi a provocare diverse forme di inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, senza interventi correttivi ed impeditivi, con grave danno ambientale, misurato, al territorio ed ai suoi abitanti.

E, come se la previsione di realizzare questo impianto, con annessa nuova vasca non bastasse a contribuire a continuare ad inquinare quelle martoriate terre, la Catanzaro Costruzioni s.r.l ha presentato un altro progetto che riguarda la realizzazione di una grossa piattaforma per il trattamento della frazione umida dei rifiuti. Anche riguardo a quest’altra ipotetica realizzazione pende un ricorso,  in questo caso presentato dalla Proloco,  sempre di Montallegro. Questa bocciatura della Regione Siciliana nei confronti del delfino di Montante, quest’ultimo già condannato in primo grado a 14 anni di reclusione, adesso, è la riprova che nella discarica di Siculiana-Montallegro hanno da sempre smaltito i rifiuti senza pre trattarli a livello chimico e biologico, come espressamente previsto da una legge che, lo ribadiamo, risale al 2003. Praticamente hanno sotterrato i rifiuti tal quali. Ora l’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente ha respinto l’ennesima proposta progettuale che, sistematicamente, finora, è da sempre rimasta sulla carta. In tutti i progetti per realizzare nuove vasche per smaltire i rifiuti i Catanzaro hanno sempre previsto, solo a livello progettuale,  senza mai realizzarlo, tale impianto. E dire che  avrebbe dovuto essere propedeutico per poter sotterrare anche i 5 milioni di tonnellate di immondizia indifferenziata che giacciono nel sottosuolo di Montallegro e Siculiana.

Se poi qualcuno volesse sapere chi sta operando, in questo momento, nella qualità di amministratore delegato, per conto dei tre fratelli Catanzaro, dopo che sono stati raggiunti da alcuni avvisi di garanzia, presto detto. Si tratta dell’avvocato Giuseppe Panebianco. Sul suo conto, a novembre dello scorso anno, abbiamo letto, in un servizio pubblicato dal giornale La Sicilia che, quando

era commissario liquidatore dell’ATO rifiuti CL2 di Gela, avrebbe commesso dei reati di frode e turbativa d’asta, per i quali è sotto processo presso il Tribunale di Gela. Attualmente è il Panebianco che, in virtù  dell’investitura della famiglia Catanzaro, nella sua qualità di amministratore unico della Catanzaro Costruzioni s.r.l., sta tentando di dare continuità  all’attività, fino a qualche anno fa svolta dai suoi dante causa. È lui adesso il rappresentante legale della società. Ed è a lui che spetta l’arduo compito, non solo di gestire l’esistente,  ma anche di guardare al futuro, chiedendo in Regione, come se nulla fosse,  anche le cose più impossibili, quali le solite autorizzazioni farlocche alla Crocetta, per intenderci. Probabilmente il Panebianco, non si è reso conto di essere seduto sopra una polveriera pronta a saltare in aria. E dire che  è sub iudice a Gela, per reati ambientali ed amministrativi che dovrebbero sconsigliargli, per lo meno momentaneamente, di continuare a ricoprire incarichi in un settore delicato, quale quello dei rifiuti. Eppure continua ad occuparsi di ‘munnizza’,  malgrado la sua pregressa esperienza in materia, non sia stata del tutto corretta; per lo meno secondo i magistrati che lo stanno giudicando. Si è invece tuffato in una nuova avventura, assumendosi per intero delle pesantissime responsabilità, ed andando a gestire una società al centro di due pesanti inchieste giudiziarie. Ci riferiamo al ‘Montante bis’, al già citato procedimento per associazione a delinquere ed altro, che riguarda il più blasonato dei tre fratelli Catanzaro, Giuseppe, il delfino di Montante, incardinato presso il Tribunale di Caltanissetta. Ma ci riferiamo anche all’altra inchiesta agrigentina, culminata in un sequestro giudiziario ed in un successivo dissequestro, in cui risultano indagati, presso il Tribunale di Agrigento, stavolta,  tutti e tre i fratelli: Fabio, Lorenzo e Giuseppe Catanzaro, titolari (?) e gestori della mega discarica in questione.

Per la cronaca, il processo che si sta celebrando a Gela, riguarda degli appalti relativi alla gestione dei rifiuti. Oltre al Panebianco gli imputati sono dieci, compresi due ex sindaci di Gela.  A novembre del 2021 è stato sentito un agente della Guardia di Finanza, il quale ha dichiarato che, nel corso di una perquisizione, effettuata presso l’abitazione e l’auto dell’avvocato Panebianco, dell’attuale amministratore unico della discarica della famiglia Catanzaro di Siculiana, gli sono stati rinvenuti 15 mila euro avvolti in una carta stagnola. Soldi che inizialmente sono stati sequestrati, ma che poi al Panebianco sono stati restituiti.

Per concludere rievochiamo inoltre ciò di cui ci si è occupati, qualche settimana fa che, probabilmente, è da mettere in correlazione anche con questa paveantata stroncatura dell’ennesimo progetto di discarica dei Catanzaro di Siculiana. Progetto, come del resto anche quelli precedenti, purtroppo ampiamente realizzati, non a norma, e la cui caratteristica è sempre la stessa, dal 2003 ad oggi. E ciò è avvenuto per ogni singola vasca realizzata, per un totale di 5 milioni tonnellate di rifiuti inquinanti, per così dire ‘maltrattati’, o se preferite trattati male, per un giro d’affari di alcune centinaia di milioni di euro. Il convitato di pietra, per ogni autorizzazione, era il solito immancabile biostabilizzatore a scomparsa; biostabilizzatore cioè sempre presente sulla carta, ma mai realizzato sul posto. Quando per la prima volta si tenta di applicare la legge che disciplina tali tipologie di piattaforme, destinate allo smaltimento dei rifiuti, ecco che arriva, come del resto succedeva anche in passato, la puntuale e ferale botta del presidente di Confindustria Nazionale in persona, sollecitata in quest’ultimo caso dai soliti noti. Ci riferiamo ai successori ed amici di Antonello Montante che, attualmente, sono alla guida di Confindustria Sicilia. E che poteva fare l’attuale presidente di Confindustria, mentre un mese fa era in visita in Sicilia? Ma naturalmente si è scagliato contro il comitato tecnico scientifico che rilascia le autorizzazioni ambientali in Sicilia. Accusato, ingiustamente, di bloccare lo sviluppo e di ostacolare gli imprenditori con delle pastoie burocratiche. Quello stesso comitato tecnico-scientifico che, giorno 4 gennaio, ha inteso forse porre un freno all’inquinamento ambientale ed atmosferico che, da una ventina d’anni, colpisce in pieno la popolazione dei comuni di Montallegro e Siculiana, dove ricadono tutte quante le discariche realizzate sinora dai Catanzaro. Le conseguenze provocate  alla salute ed alla vita dei cittadini, di quelle comunità, sono peraltro ancora tutte da valutare. Contro tali futuri ampliamenti di questa già enorme ed abnorme discarica, dell’ampiezza di oltre mezzo milione di metri quadri, l’equivalente di più di 100 campi di calcio messi insieme, si stanno battendo, con un coraggio da leoni, avvalendosi di un pool di valenti esperti ed avvocati, Giovanni Cirillo, attuale sindaco di Montallegro, la sua Giunta Comunale, la maggioranza consiliare che lo sostiene, e persino quasi tutta l’opposizione. Un ruolo determinante lo ha avuto comunque  la locale Proloco che giá, lo scorso anno, prima ancora che venisse eletto il neo sindaco Cirillo, aveva iniziato da sola la battaglia per la salvaguardia dell’ambiente, della salute, della vita dei Montallegresi, riuscendo adesso a coinvolgere l’intero paese.

Per saperne di più sul gratuito e strumentale attacco del presidente nazionale di Confindustria, sferrato contro il Comitato Tecnico Scientifico della Regione Siciliana, reo di fare osservare per la prima volta, anche nell’Agrigentino, qualche fondamentale legge a tutela dell’ambiente e soprattutto della vita dei Siciliani, cliccate su questo link:

https://www.italyflash.it/2021/12/26/lassalto-di-confindustria-sicilia/

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