Lo scorso 7 gennaio, assolto, annunciò che prossimamente avrebbe commentato l’inchiesta con la stampa. Adesso Raffaele Lombardo ha mantenuto la promessa.

Lo scorso 7 gennaio l’ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo, è stato assolto nel secondo processo d’Appello, dopo il rinvio dalla Cassazione, dai reati di concorso alla mafia e corruzione elettorale. Più nel dettaglio, la prima sezione penale della Corte d’Appello di Catania, presieduta da Rosa Anna Castagnola, ha assolto Raffaele Lombardo con la formula “perché il fatto non sussiste” per il reato di concorso esterno alla mafia, e con la formula “per non avere commesso il fatto” per il reato di corruzione elettorale. Le motivazioni della sentenza sono attese entro 90 giorni. Raffaele Lombardo annunciò: “Commenterò con la stampa prossimamente”. E così è stato. Adesso Raffaele Lombardo, nato a Catania nel 1950, ha affidato al quotidiano della sua città, “La Sicilia”, il commento. Sui collaboratori della giustizia citati a suo carico, Lombardo afferma: “I pentiti che mi accusavano sono un pozzo d’ignoranza e di contraddizioni. Ne cito uno per tutti: l’agrigentino Giuseppe Tuzzolino, folcloristico e fantasioso, finito malamente perché condannato per avere calunniato persino un magistrato”. Poi, sui suoi presunti contatti con esponenti mafiosi, replica: “E’ provato che alla mafia ho fatto danni. Basta citare l’alt all’eolico. Non ho fatto assumere, per conto di un mafioso, nemmeno un netturbino precario”. Poi Raffaele Lombardo ricorda la richiesta di archiviazione delle indagini a suo carico, che fu respinta, iniziando così il processo: “Dovremmo riscrivere la storia della Sicilia. Se quella richiesta d’archiviazione fosse passata, io sarei stato rieletto alla grande, stavolta nel segno di autonomia forte e indipendenza dai partiti: un’altra storia. Non ho mai aderito a teorie complottiste. Mi resta solo un grande rammarico: la mia vita politica è stata bruscamente interrotta quando, insieme a un gruppo di persone di alto livello, si era avviato un percorso di riforme tra sanità, rifiuti, formazione professionale, lavori pubblici, e blocco delle assunzioni alla Regione. Sarò presuntuoso, ma è così. E non si può più tornare indietro”. E poi, sull’ipotesi di corruzione elettorale, traducibile in “clientelismo”, l’ex presidente della Regione controbatte: “Non nego che alla mia segreteria c’era una costante processione di gente che chiedeva favori e posti di lavoro. C’è ancora molto bisogno del rapporto diretto con gli elettori. Io oggi sono costretto a dire che non faccio politica per non essere avvicinato dalla gente che mi chiede qualcosa, anche un semplice consiglio, perché sono fra i pochi ultimi che parla con la gente”. E poi, sui 12 anni di calvario giudiziario, dall’avviso di garanzia alla seconda sentenza d’appello, Raffaele Lombardo commenta: “Già nella richiesta di archiviazione, dell’ottobre 2011, la Procura sosteneva che non ci fossero gli elementi per avviare il processo. Nel frattempo sono passati 12 anni. In Italia la presunzione d’innocenza non esiste. Soprattutto per un politico si costruisce, da parte dei media, la presunzione di colpevolezza. Un quotidiano in particolare descrisse, in una miriade di articoli, gli atti dell’indagine. Ben prima che ricevessi l’avviso di garanzia. Mi recai a Roma dal direttore Ezio Mauro, mi disse che la loro era ‘un’autorevole fonte giudiziaria’. Il Tg1 delle 20, il più seguito dagli italiani, con Minzolini direttore mi dedicò per ben 16 volte l’apertura”.

teleacras angelo ruoppolo

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