Al processo d’Appello sul “Sistema Montante” è intervenuta l’avvocato Annalisa Petitto, che assiste la parte offesa e civile Alfonso Cicero. I dettagli.

Al processo in abbreviato di secondo grado sul cosiddetto “Sistema Montante”, lo scorso 15 gennaio, il sostituto procuratore generale, Giuseppe Lombardo, ha chiesto alla Corte d’Appello di Palermo, presieduta da Andreina Occhipinti, la riduzione della condanna a carico di Antonello Montante da 14 anni a 11 anni e 4 mesi di reclusione. Ebbene, adesso in aula è intervenuta l’avvocato Annalisa Petitto, che assiste Alfonso Cicero, ex presidente dell’Irsap e parte offesa che si è costituita parte civile. E tra l’altro la Petitto ha affermato: “Montante ha rinunciato in questo processo a difendersi dalle pesanti accuse che lo vedono imputato scegliendo invece di calunniare e offendere il mio assistito e altre parti civili. Montante aveva pianificato uno spietato piano ritorsivo ai danni di Cicero nella certezza che lui, Cicero, si sarebbe tolto la vita. Inoltre, con la presentazione di una miriade di denunce false e calunniose, voleva minare la sua attendibilità davanti all’autorità giudiziaria dopo che Cicero si era recato in Procura per denunciare diversi fatti sul ‘Sistema Montante’. Per colpire Cicero, Montante avrebbe fatto confezionare molteplici atti finalizzati a punirlo nel suo ambito lavorativo, procurargli danni di natura economica ed a sommergerlo di denunce calunniose, tutte archiviate dall’autorità giudiziaria per infondatezza delle accuse”. E poi Annalisa Petitto ha aggiunto: “E’ stato rilevato un fatto gravissimo ovvero il trafugamento di numerosi file contenenti documenti riguardanti la sfera strettamente personale di Cicero, tra i quali fotografie, dichiarazioni dei redditi, preliminari di vendita, promemoria, curriculum, agende, qualche bozza relativa ad esposti e altro”. E poi l’avvocato ha aggiunto ancora: “Dagli atti dell’inchiesta e dal processo d’Appello emerge come Antonello Montante ha da sempre avuto il terrore che venissero scoperti i suoi antichi ed inquietanti rapporti con Paolino Arnone, storico boss di mafia, con il figlio Vincenzo, sin dal 1992 coinvolto in pesanti inchieste di mafia, entrambi suoi testimoni di nozze, e i suoi rapporti con Dario Di Francesco, già reggente della famiglia mafiosa di Serradifalco e dal 2014 collaboratore della giustizia. Montante, per sostenere la fantasiosa tesi che le pesanti accuse di Dario Di Francesco da cui è scaturita l’indagine a suo carico per concorso esterno alla mafia, tutt’ora pendente, derivavano da una vendetta di Cosa Nostra, ha tentato di estorcere ad Alfonso Cicero, a tutti i costi, sino al 19 luglio 2015, senza riuscirci, una lettera retrodatata nella quale Cicero avrebbe dovuto attestare, falsamente, che su indicazione di Montante avrebbe rappresentato in Commissione antimafia, il 10 luglio 2014, le vicende di mafia riguardanti Dario Di Francesco tratto nuovamente in arresto il 12 marzo 2014 per avere pilotato per conto di Cosa Nostra alcuni lavori del Consorzio Asi di Caltanissetta. Montante, che dal 2005 si è proclamato ‘paladino antimafia’, sulle vicende di mafia riguardanti Di Francesco e i suoi scomodi ‘compari di nozze’, Paolino e Vincenzo Arnone, non ha proferito nessuna parola innanzi alla Commissione antimafia nelle audizioni del 2005, del 2010 e del 2014, diversamente da quanto dallo stesso Montante sbandierato falsamente in aula. E’ emerso, peraltro, che Montante aveva attuato un’estesa azione di spionaggio e di discredito anche nei confronti di Dario Di Francesco, per dimostrare che era un falso pentito finanziato dall’imprenditore Pietro Di Vincenzo, mediante il quale Cosa Nostra voleva vendicarsi nei confronti di Montante per le sue sedicenti denunce contro la criminalità organizzata”. E poi l’avvocato Annalisa Petitto ha sottolineato: “Nel corso delle perquisizioni, la Squadra Mobile ha rivenuto le prove relative all’accesso abusivo il 6 dicembre del 2009 alla Banca dati della Polizia commissionato da Montante a danno di Cicero, nonché alcuni esposti anonimi inviati, vedi caso, a Confindustria, nei quali Cicero, il giornalista Attilio Bolzoni e Marco Venturi venivano accusati di fare parte di un gruppo di affiliati alla mafia i cui registi sarebbero stati Di Vincenzo ed il suo legale Gioacchino Genchi. Inoltre, Montante, come svela un’intercettazione del 6 agosto 2016, voleva fare pubblicare su un giornale on line un dossier falso nel quale Cicero e Venturi venivano accusati di avere ceduto alle pressioni della mafia agrigentina”.

 

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