Al Comune di Naro ‘mala tempora currunt’ direbbero i Latini. Milioni di euro di debiti ed  una sindaca, Maria Grazia Brandara, già rinviata a giudizio a Messina e che il primo febbraio prossimo, con tutta probabilità verrà mandata a processo a Caltanissetta con delle accuse gravissime quale quella di associazione a delinquere, nell’ambito del processo a carico di Antonello Montante e della sua lobby. Un’altra tegola giudiziaria potrebbe inoltre cadere sul suo capo in quel di Siracusa, per fatti relativi a quando gestiva a Priolo il più grande depuratore d’Europa. Nel frattempo il Consiglio Comunale di Naro è chiamato, il 3 febbraio prossimo, a dichiarare il dissesto finanziario. Dal 2019 risulta indagata, assieme ad altri nove amministratori e funzionari pubblici, nell’ambito di un’inchiesta riguardante la società di gestione dei rifiuti denominata Dedalo Ambiente, che era stata costituita dall’ATO AG 3. I reati contestati in questo caso sono anche di natura finanziaria. Nello specifico si tratta di sottrazione fraudolenta del pagamento di imposte. Questa inchiesta non sappiamo comunque che fine ha fatto. E c’è di più. Pare che lo scorso anno sia stato pure presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Agrigento, da parte del comandante dei Vigili Urbani della ‘fulgentissima’ Naro, in cui vengono evidenziate alcune anomalie amministrative e finanziarie che riguardano proprio la gestione Brandara ed oltre. La settimana entrante sarà decisiva per capire quali saranno le sorti di un Comune, e di una sindaca, che tenta di resistere a qualsiasi bufera giudiziaria. Ciò che stranizza è il silenzio calato su tutte quante le vicende riguardanti un personaggio, la Brandara che, secondo quanto si legge in numerose carte processuali di mezza Sicilia è, ed è  stata, una pedina fondamentale di un sistema di potere le cui opacità hanno portato anche a delle pesanti condanne, quali quella  in primo grado a 14 anni di reclusione, in appello sono stati chiesti 11 anni e 4 mesi, dell’ex paladino dell’antimafia, Antonello Montante. Secondo i magistrati nisseni, e non solo, la Brandara era parte integrante del sistema messo in piedi da Montante. Eppure le sue numerose disavventure giudiziarie non le hanno impedito, non solo di essere rieletta, nel 2019, sindaca di Naro, ma di essere eletta, dai suoi colleghi sindaci, presidente del Consorzio agrigentino Legalità e Sviluppo che gestisce, tra l’altro, alcuni beni confiscati alla mafia e di essere eletta anche presidente del GAL (Gruppo di Azione Locale) Sicilia Centro meridionale, che gestisce alcuni milioni di euro destinati ad aziende agricole, agri-turistiche ed ed agro-industriali. Ed ancora, sempre grazie ai sindaci agrigentini è stata eletta anche vicepresidente dell’AICA, la società di gestione del servizio idrico integrato nei 43 comuni della provincia di Agrigento,  dopo la rescissione del contratto con la vecchia società di gestione, Girgenti Acque, finita in dei gravissimi guai giudiziari. In altri termini il numero dei suoi incarichi pubblici è direttamente proporzionale al numero delle inchieste a suo carico e dei suoi rinvii a giudizio. Più viene indagata e processata e più viene ricoperta di incarichi pubblici.

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