La Costituzione è nuovamente calpestata, la democrazia è nuovamente commissariata.

Ma non da oggi, perché a partire dal 2011, con l’invio ad agosto della famosa lettera Trichet-Draghi a nome della BCE, il nostro paese sta vivendo fasi politiche del tutto eccezionali, che la nostra Costituzione non aveva minimamente previsto e, dunque, disciplinato.

Ora sembra chiudersi il cerchio su una rielezione di chi ha già svolto il precedente mandato al Colle, e queste scene le avevamo già viste nel 2013 con Giorgio Napolitano.

Non c’è necessità di spiegare ciò che tanti hanno compreso benissimo, perché il settennato è stato previsto al fine di impedire qualsivoglia rielezione, seppur solo temporanea.

Ora sempre più pressante diventa l’esigenza di riunire tutte le forze che si richiamano alla Costituzione perché qui la deriva istituzionale è sempre più una questione di tenuta della democrazia.

P.s.: una forza politica che oggi sostiene la ricandidatura di Sergio Mattarella avrebbe votato tempo fa senza esitazione e con esuberanza Nino Di Matteo. Ma tant’è…

Di Nicola Morra, presidente della Commissione Parlamentare Nazionale Antimafia

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