Lettera aperta al Presidente dell’Ordine dei Medici di Salerno, dopo la censura al dottor Gerardo Torre: 
“Signor Presidente, chiediamo le sue dimissioni immediate”

Firenze, 5.2.2022

Rosa Parks: la fine dell’apartheid
Il Popolo della Famiglia di Firenze ha appreso che l’Ordine dei Medici di Salerno ha irrogato al dottor Gerardo Torre, medico di Pagani che ha curato con protocolli di cure precoci domiciliari, guarendoli, 3.700 pazienti Covid, la sanzione della “censura”.
 
il Referente del Popolo della Famiglia per Firenze, Pier Luigi Tossani, ha quindi indirizzato in proposito, per e-mail, una seconda lettera aperta (il cui testo integrale è allegato alla presente), dopo quella del 25 gennaio scorsoal Presidente dell’Ordine dei Medici di Salerno, Giovanni D’Angelo, nonché al Premier Mario Draghi, al Ministro della Salute, Roberto Speranza, e al Presidente aggiunto del Consiglio di Stato, Franco Frattini. Ne riportiamo di seguito le conclusioni:
 
“Signor Presidente, abbiamo preso nota del fatto che nella deliberazione dell’Ordine da Lei presieduto non si fa alcun cenno all’intenzione di voler accertare la validità, o meno, dei protocolli di cura precoce domiciliare adottati dal dottor Torre, né di quello governativo di “paracetamolo e vigile attesa”. Circa quest’ultimo, anzi, l’Ordine di Salerno esprime la sua incondizionata fiducia, scrivendo, a pagina 5 della sua decisione disciplinare, di “timori infondati sulla pratica vaccinale e sulla cura da patologia da Covid 19”, ignorando quindi completamente le gravi e documentate evidenze in senso contrario, che avevamo avuto cura di attenzionarvi.
Pertanto, come dal punto 3 del nostro interpello del 25 gennaio scorso, non ci resta altro che chiedere le Sue dimissioni immediate dalla Presidenza dell’Ordine, congiuntamente a quelle dell’intero Consiglio Direttivo.
Da quanto sopra, consegue che, per quanto concerne il Presidente aggiunto del Consiglio di Stato, dott. Franco Frattini, non avendo noi evidenze circa le decisioni della Camera di ieri l’altro 3 febbraio, abbiamo da chiedergli che egli:
a) si esprima in modo univoco circa fatto che, se il protocollo di “paracetamolo e vigile attesa” era effettivamente facoltativo, come da lui in precedenza affermato, ne consegue che a nessun medico possa essere impedito di praticare, in scienza e coscienza, i protocolli di cura precoce domiciliare;
b) si esprima in modo univoco circa il fatto che, come nel caso della studente di ostetricia presso la AOUP di Pisa, impedita ad accedere ai locali dell’Azienda a motivo di disposizioni interne circa il Green Pass più restrittive rispetto a quelle nazionali, sia lecito che tali disposizioni particolari e locali possano prevalere rispetto a quelle nazionali, o se ciò sia illecito.
Per quanto riguarda il Presidente del Consiglio Mario Draghi e il Ministro della Salute Roberto Speranza, ricordiamo nuovamente loro che sulla questione dell’efficacia e della pericolosità, o meno, del protocollo di cura governativo, comparato a quelli di cure precoci domiciliari, pendono ormai i due esposti penali presentati dal Comitato UCDL alle Procure della Repubblica di Bergamo e di Roma. Non vorremmo che a questi due esposti se ne dovesse aggiungere un terzo, circa i dubbi sulla veridicità della narrazione governativa circa i dati dell’occupazione delle terapie intensivecome ipotizzato dall’agenzia informativa “La Nuova Bussola Quotidiana”.

Porgiamo poi alla loro attenzione le parole del nostro Presidente Mario Adinolfi, il quale dichiarò in questo suo post facebook del 21 gennaio scorso:
“Poi gridano se fai il paragone con l’apartheid. Oggi il governo vara la lista dei negozi in cui i non greenpassati (quindi anche i vaccinati doppia dose con green pass scaduto, per capirci, altro che “no vax”) possono entrare con tanto di elenchi di beni che possono acquistare, solo i “primari”. E non potremo rinnovare il passaporto. Draghi e i partiti stanno esagerando. Pensano che il popolo subirà pure i controlli nei carrelli della spesa in stile Gestapo, ma forse stavolta stanno sbagliando i conti e tirando troppo la corda”.

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