Roma 7 feb (Adnkronos) – “Sul caso Montante il CSM, dove io stavo all’epoca dei fatti, non ha avuto il coraggio e in ogni caso non è stato messo nelle condizioni di potere approfondire i rapporti tra Montante e alcuni magistrati”. A dirlo è Luca Palamara nel nuovo libro “Lobby e logge’, edito da Rizzoli, e scritto ancora una volta con Alessandro Sallusti. Il giornalista descrive Montante come un “diversamente Amara” con cui “condivide la cura dell’aspetto e l’eleganza nei modi di presentarsi, oltre ai rapporti consolidati con l’Eni”. Nella descrizione si fa riferimento alle frequentazioni con politici, ministri, alti prelati, ovviamente magistrati e giornalisti “e in breve diventa il paladino dell’antimafia seducendo anche un osso duro come don Ciotti, nonostante nel 2009 alcuni pentiti lo avessero chiamato in causa per questioni di mafia”, scrive. Poi Sallusti ricorda che “a un certo punto – governo Renzi- si parla di lui come un possibile ministro”. “Nessuno però sa che Montante registra e conserva con precisione maniacale ogni incontro, ogni colloquio, ogni confidenza in un gigantesco archivio che poi userà per ricattare, blandire, ottenere favori per se è per i propri adepti irretiti, consapevoli o meno non importa, in una delle più grandi reti di potere occulto e parallelo a quello ufficiale mai allestite da un uomo solo”. Poi Palamara e Sallusti ricordano quando, il 9 febbraio 2015, il giornalista Bolzoni, definito “decano dei mafiologi” che “sulla Repubblica annuncia: “Montante è indagato per mafia dalla Procura di Caltanissetta”. Un “terremoto” Come lo definisce Palamara “che travolge i suoi complici: politici, ufficiali dei carabinieri, della Polizia, uomini dei servizi segreti e della Direzione distrettuale antimafia”. E viene ricordata la pen drive ritrovata a casa di Montante con dei “file che ricostruiscono minuziosamente rapporti non proprio limpidi con dieci magistrati di Caltanissetta”. “In altre parole uno sputtanamento per il gotha dell’antimafia siciliana”, si legge testualmente nel libro.

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