Di Emilio Tringali. – Manovre di conquista a colpi di aste da fallimenti nella Sicilia meridionale, quella delle primizie sotto serre. Un sincronismo bancario, legale e criminale interagisce in uno schema funzionale. Strategie sofisticatissime, scientifiche.

Tutto s’intreccia, alla fine. E questo si chiama “sistema”. La finalità è la ricostituzione di un neo-latifondismo, funzionale e garante all’azione politica e finanziaria. Una stabilità “necessaria” che non può essere rappresentata dalla frammentazione immobiliare e dall’indipendenza imprenditoriale.

La concentrazione delle risorse strutturali è la strategia che muove “il sistema”, riveduto e corretto, negli ultimi 2 decenni ridisegna la fisionomia economica dell’area iblea, nell’area di attrazione dei mercati agricoli. Da un lato, crollano le grandi entità cooperativistiche, i sindacati di base e spontanei, soprattutto la politica di sinistra, che aveva seguito, protetto ed accompagnato, nel secolo scorso, lo sviluppo e l’emancipazione delle aziende agricole familiari, aggregandole nei progetti collettivi. Esperienze sabotate dall’interno, stremate dalle lotte, generazionalmente perdute. Anche la componente criminale assume un suo ruolo, inquadrato, giurisprudenzialmente coordinato in tattiche invasive o dissuasive. I grandi personaggi di questa epopea sono individuabili per la loro presenza nelle istituzioni costituite nello specifico, nei loro transiti temporanei opportuni in amministrazioni pubbliche o partecipate, rappresentativi o, comunque, inerenti al controllo di filiere strategiche. La politica c’è sempre, pur ideologicamente svuotata. Agisce come una meretrice, estremamente personalizzata dal carisma, spesso cafonesco e spregiudicato, del personaggio simbolo e garante dei patti. La dimostrazione di tutto ciò è nelle sequenze della azioni che si sono succedute, in ciò che avviene nei beni sequestrati e affidati, nelle fagocitazioni aziendali, nelle guerre per il monopolio, nei trasferimenti di funzionari di legge scomodi.

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