“Vietti, in funzione di sue esigenze a me non note, mi chiese di far guadagnare denaro ad avvocati o professionisti a lui vicini e avvenne in quel periodo anche con l’avvocato Conte, oggi presidente del Consiglio, a cui facemmo conferire un incarico dalla società Acquamarcia S.p.A. di Roma, incarico che fu conferito a lui e al professor Alpa, grazie al mio intervento su Fabrizio Centofanti, che all’epoca era responsabile delle relazioni istituzionali di Acquamarcia. L’importo che fu corrisposto da Acquamarcia ad Alpa e Conte, era di 400.000 euro a Conte e di 1 milione di euro ad Alpa”.

Piero Amara davanti ai pm di Milano della Procura di Milano, Laura Pedio e Paolo Storari, in merito alla Loggia Ungheria, della quale rende noti diversi nomi in elenco:
Gianni Tinebra, magistrato a Catania; Michele Vietti, ex Udc e vicepresidente del Csm; Enrico Caratozzolo, avvocato di Messina; Lucia Lotti, magistrato a Roma; Francesco Saluzzo, procuratore generale a Torino; Luigi De Ficchy, ex procuratore capo di Perugia ora in pensione; Antonio Serrao, ex direttore generale del Consiglio di Stato; Franco Cassata, Procuratore Generale a Messina; Nicola Fazio, presidente della Corte d’Appello di Messina; Francesco Paolo Giordano, sostituto procuratore a Caltanissetta; Giancarlo Elia Valori, ex presidente di Autostrade per l’Italia Spa, ex presidente di SME (Società Meridionale di Elettricità) e dell’Unione Industriali di Roma; Lorenzo Pontecorvo e Angelantonio Racanelli, ex componenti del Csm e il secondo capo di Magistratura Indipendente; Antonio Leone, Giorgio Santacroce, Paola Balducci, Claudio Galoppi, Pasquale Paolo Maria Ciccolo, Vincenzo Carbone e Giovanni Canzio, tutti membri del Csm; Cosimo Ferri, deputato di Italia viva, ex magistrato e membro del Csm, ministro del governo De Mita, sottosegretario di stato alla giustizia nel Governo Letta, nel Governo Renzi e nel Governo Gentiloni, dal 2018 deputato per il Partito Democratico e dal settembre 2019 di Italia Viva; Tullio Del Sette, ex comandante dei Carabinieri coinvolto nell’inchiesta Consip; Emanuele Saltalamacchia, ex generale dei Carabinieri e braccio destro di Renzi; Filippo Paradiso, poliziotto; Paola Severino, Ministro della Giustizia del governo Monti; Andrea Gemma, professore, avvocato, già nel cda Eni; Fabrizio Siggiae e Vincenzo Armanna, ex dirigenti Eni; Claudio Granata, manager di Eni; Filippo Patroni Griffi, ex presidente del Consiglio di Stato; Luigi Caruso, vicepresidente della Corte di Conti; Pasquale Squitieri, ex presidente della Corte dei Conti; Filippo Patroni Griffi, ex magistrato e ministro del governo Letta; Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm; Antonello Montante, vicedirettore dell’Aisi; Carola Parano, Direttrice dell’Opco (Osservatorio permanente criminalità organizzata) e Giuseppe Toscano (procuratore aggiunto di Siracusa); Luca Lotti, ministro del governo Renzi; Alessandro Centonze, sostituto procuratore della Dda di Catania; Sebastiano Ardita, sostituto procuratore a Catania; Giuseppe Toscano, procuratore aggiunto a Siracusa; Attilio Toscano, professore associato di Diritto amministrativo a Catania; Giuseppe Zafarana, ex colonnello della Guardia di finanza; Pasquale Dell’Aversana, ex Agenzia delle entrate; Giovanni Bazoli, banchiere presidente emerito di Intesa San Paolo; Marco e Gianluca Jacobini, direttore e condirettore della Popolare di Bari sotto inchiesta; Monsignor Liberio Adreatta, responsabile dell’Opera Romana Pellegrinaggi in Terra Santa; Monsignor Rocco Palmieri; Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità.

Ovviamente non potevano mancare nomi già noti nella P2 e P3 Luigi Bisignani e Denis Verdini.

Tra gli obiettivi della conventicola di massoni, secondo le rivelazioni di Amara, la nomina di un procuratore a Milano che non desse fastidio a Eni, visto che il pm Fabio De Pasquale aveva rotto le scatole con le sue indagini.

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