Di Pietro Cavallotti. – Oggi si sono svolte le aringhe degli avvocati Saro Lauria e Salvino Pantuso. Il processo si avvia alla conclusione.

Il bianco pallido che riveste le pareti della Corte di Appello di Palermo mi ricorda tanto il grigiore delle lapidi al cimitero. E, in effetti, le persone colpite dalle misure di prevenzione sono dei morti vivi, delle anime che vagano da un’udienza all’altra, accompagnate dai propri avvocati tra giudici, pubblici ministeri e periti. Senza che sia chiaro di che cosa (e perché) sono chiamati a rispondere.

Oggi i nostri avvocati hanno fatto riferimento a fatti, carte e principi di diritto che non si possono superare.

Ci vuole coraggio a gridare che a Palermo il giudice del primo grado compiaceva il giudice del secondo grado elargendo posti di lavoro ai suoi figli. Con quale serenità o imparzialità li giudicavano in appello i decreti di confisca?

Dice bene Saro Lauria: in un Paese civile questo dovrebbe far gridare allo scandalo. E invece qui abbiamo distrutto persone oneste, le abbiamo sepolte vive e poi ci abbiamo messo una pietra tombale sopra. Solo che adesso abbiamo aperto il sepolcro e gridiamo verità e giustizia.

Non capisco perché il Pubblico Ministero e il Procuratore Generale si siano appellati al decreto che ci aveva restituito il patrimonio. Era tutto chiaro, tutto definito. E invece no.

È stato un appello a dir poco temerario, fatto per principio, che ha avuto solo l’effetto di farci l’ulteriore sfregio di farci perdere altri tre anni di vita.

Il nostro è forse l’unico processo di prevenzione in Italia seguito da Radio Radicale. Abbiamo voluto non solo l’udienza pubblica ma anche la registrazione perché non abbiamo nulla da nascondere. Per fortuna, l’opinione pubblica potrà ascoltare come stanno veramente le cose.

In altri tempi sarebbe uscita solo la versione della pubblica accusa, come al solito caldeggiata dai soliti giornalisti. E sarebbero state spacciate come verità assolute delle clamorose cazzate che sono state inferte come coltellate sul corpo martoriato di tanti innocenti.

Non capisco come possa un magistrato dire cose non vere, confondere clamorosamente istituti giuridici diversi, misconoscere i principi che regolano la materia delle misure di prevenzione, fregarsene delle carte, delle perizie e delle sentenze di assoluzione. Il tutto per perseguitare, il tutto per non ammettere di essersi sbagliati.

Per il resto, rimane la speranza che questo collegio giudicante – che sembra formato da persone serene – metta una parola fine a questa incresciosa vicenda, nella consapevolezza che ormai non è più possibile fare giustizia e dare ristoro.

Questo è il link di Radio Radio per ascoltare le arringhe.

24 anni di vita non ce li potrà restituire nessuno.

https://www.radioradicale.it/scheda/661115/processo-dappello-cavallotti-ed-altri

Ognuno potrà farsi un’idea, senza filtri o intermediazioni giornalistiche.

La prossima udienza si svolgerà il 14 Marzo. Parleranno gli avvocati Rocco Chinnici e Luca Benedetto Inzerillo. Dopo il processo andrà in decisione e fra qualche mese avremo il decreto.

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