Non conosco il signor Bulgarella. Conosco però i problemi di cui parla.

Uno dei motivi per cui la nostra società è fallita era proprio l’impossibilità di avere un conto in banca.

Lo Stato ci aveva consegnato in liquidazione, dicendoci: “adesso vendete ciò che rimane delle aziende che vi abbiamo distrutto e pagate i debiti che noi abbiamo fatto per voi”. Poi, però, lo Stato non ci ha messo nelle condizioni di avere un conto corrente.

Scusate: ma, senza un conto corrente, se voglio operare nella legalità, se voglio garantire la massima tracciabilità dei pagamenti, come faccio a incassare e a pagare i creditori?

Ci siamo rifiutati di vendere in nero e sotto banco.

Abbiamo chiesto ad almeno dieci banche ma c’era sempre la negativa senza neppure una spiegazione. Si capiva benissimo che il motivo era il sequestro e non gliene fregava nulla che il sequestro era stato revocato perché non c’entravamo nulla con la mafia. Le conseguenze degli errori giudiziari non le paga lo Stato. Le continua a pagare chi è stato vittima dell’errore!

Poi, mentre cercavamo di capire come uscirne, facendo i salti mortali per salvare il salvabile, è arrivato il fallimento.

Mi dispiace ma al collega Bulgarella dico che noi imprenditori non abbiamo una visione d’insieme. Per troppi anni si è guardato al proprio tornaconto senza occuparsi di tutto ciò che stava succedendo attorno a noi. E, quando qualcuno veniva colpito, forse si pensava “morte tua vita mia” senza mettere nel conto che la macchina giudiziaria può colpire chiunque, senza capire che, con queste leggi, lo Stato ti può prendere anche se sei innocente e non lasciarti più.

Gli “errori” e i drammi ci sono perché il sistema non funziona. E, allora, se vogliamo evitare gli “errori”, dobbiamo cambiare il sistema.

Piero cavalotti

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