Lo Stato non è bancomat. Togliere il reddito di cittadinanza a chi non manda i figli a scuola. E’ la proposta lanciata dal presidente della Commissione antimafia regionale, Claudio Fava, nel corso dell’ultima puntata di Casa Minutella.   L’idea è arrivata dal nuovo presidente del Tribunale dei minori di Catania. “Su questo punto – spiega Fava – è stato firmato un protocollo alla Prefettura di Catania. E’ una norma di buon senso”. Per il presidente dell’Antimafia, è giusto che lo Stato faccia la sua parte nei confronti delle fasce sociali più deboli. Ma chi ottiene quel sussidio da parte della pubblica amministrazione, “non può non mandare i propri figli a scuola. Non si può pensare di ottenere il reddito dallo Stato e mandare i figli a lavorare, o peggio ancora gettarli in strada a  spacciare bustine di droga. E’ una contraddizione che non si può tollerare. Se un genitore decide di uccidere il destino del figlio togliendolo dalla scuola quando ha 10 anni, poi non può dire “povero me lo Stato mi dia una mano con il reddito di cittadinanza”. Occorre  un minimo di coerenza:  lo Stato non è soltanto un bancomat ma anche un insieme di doveri, non solo di diritti”.

Un aspetto direttamente collegato alla tesi di Fava è il dato della dispersione scolastica in Sicilia. La Commissione regionale antimafia ha affrontato anche questo tema. Il dato raccolto dalla Commissione è allarmante: in Sicilia la dispersione scolastica sfiora il 20 per cento di dispersione scolastica. Ma non è un dato omogeneo, questo vuole dire che ci sono quartieri delle città siciliana dove la soglia supera il %30.  Quasi metà dei ragazzi si ferma nella terza media.

“C’è un problema di cultura politica – sostiene Fava – perché per anni consideri  l’obiettivo è stato costruire quartieri dormitori e null’altro.  Ci sono quartieri in cui hanno o hanno impianti sportivi mai collaudati da 10 o 15 anni. Ci sono scuole le cui palestre sono chiuse e mai utilizzate perché mai collaudate. A Catania, a Librino,  c’è il teatro Moncada: è stato inaugurato sette volte e per sette volte il sindaco di turno col ministro di turno il sottosegretario di turno erano lì a tagliare il nastro. A nessuno di loro è venuto in mente che un teatro non è un astronave e tu fai atterrare da Marte su Librino“.

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