Lillo Garlisi. – “Don Ciotti, sarà un 21 marzo particolare, a 30 anni dalle stragi. La mafia è sempre lì, ma il fronte antimafia ha perso pezzi e credibilità con figure iconiche finite sul banco degli imputati.”

“Antimafia è parola che bisognerebbe mettere in quarantena prolungata. Essere contro le mafie dovrebbe essere un fatto di coscienza che produce condotte conseguenti. Cosa significa essere antimafia? C’è forse qualcuno che si dichiara apertamente a favore delle mafie? È di questo consenso unanime che hanno approfittato alcuni per fare dell’antimafia un cavallo di Troia del malaffare”.

C’è da rimanere stupiti nel leggere questa risposta di Luigi Ciotti, leader carismatico di Libera, in una odierna intervista su Repubblica.

Per aver esposto concetti simili, un nome illustre come Franco La Torre alcuni anni fa fu espulso dallo stesso Ciotti da Libera.

Per avere raccontato come oscuri personaggi come Antonello Montante, presunto paladino della legalità, avevano creato e mantenuto un network criminale uno storico giornalista come Attilio Bolzoni è stato ripetutamente osteggiato dai più zelanti tra gli ortodossi custodi della “linea”.

Prendiamo atto che adesso Ciotti – senza dichiararlo – cambia parere. E che oggi comincia a usare parole che fino a poco fa facevano scattare l’accusa di eresia verso chi le pronunciava.

Non possiamo che esserne comunque lieti.

Aspettiamo il passo in più: che alle nuove categorie di analisi e alle nuove parole cominci anche a collegare fatti, persone, circostanze.

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