Sul Fatto Quotidiano di ieri è stata ricordata la strage di Pizzolungo, nei pressi di Trapani.

Sono trascorsi 37 anni, da quando saltarono in aria, perdendo la vita, Margherita Asta e i due suoi gemellini di sei anni che si trovavano a passare, per caso, lungo la strada che stava percorrendo il giudice Carlo Palermo, che era il destinatario di quel terribile attentato. Per qualche frazione di secondo il giudice Palermo mancò l’appuntamento con la morte, riportando ferite e traumi, anche psichici che ancora oggi si porta dietro.

Tale fatale e tragico avvenimento non sembra interessare più di tanto gli organizzatori delle annuali parate antimafia.  Forse perché, se si scava sino in fondo si rischia di comprendere il vero movente di chi ha armato gli autori materiali di quella strage. Rischiamo di accorgerci di una convergenza di interessi tra politici, mafiosi e massoni, alle prese con ingenti traffici internazionali di armi e droga. Ricordo che, qualche anno dopo quel tragico avvenimento, per quanto ci riguarda, a partire dal 1990, col movimento per la Democrazia La Rete, ci stringemmo attorno al giudice Palermo. La Rete era un movimento trasversale che, al suo interno, annoverarava diversi familiari delle vittime di mafia quali Nando Dalla Chiesa, Claudio Fava, Carmine Mancuso, tanto per citarne soltanto alcuni tra i più conosciuti.

Ricordo che una delle iniziative che allora abbiamo preso è stata quella di far capire, attraverso un ciclo di convegni che, in Sicilia, le stragi non erano solo opera di ‘cosa nostra‘, ma che c’era un evidente intreccio tra poteri criminali e colletti bianchi, alta finanza e degli intoccabili vertici delle istituzioni. Per fare capire ai più di che intreccio parlavamo, sintetizzammo il tutto con un acronimo onomatopeico roboante: P.A.M.M. che, a pronunciarlo, sembra un colpo di pistola sparato, in quei terribili frangenti, dritto al cuore della Democrazia e della libertà dei cittadini.

Riteniamo che Trapani, ieri come oggi, continui ad essere, nello stesso tempo, terra di frontiera e centrale operativa in cui si è da sempre registrata questa saldatura tra vasti settori delle istituzioni, di un’economia basata sul riciclaggio di denaro sporco, della mafia e della massoneria. Sono inoltre ormai tante e tali le contiguità scoperte, specie in Sicilia e Calabria, tra mafia e massoneria, che spesso è difficile delinearne i contorni. Ecco perché quando andiamo a caccia non solo degli esecutori, ma anche dei mandanti delle varie stragi siamo costretti, dall’evidenza di fatti e circostanze a parlare di massomafia.

E Pizzolungo è uno dei più classici esempi di come la tecnica della rimozione e la retorica dell’occultamento, ahimè, sono le armi più raffinate per continuare a coprire delle pesantissime responsabilità che, probabilmente, sono riconducibili ad alcuni ‘autorevolissimi’ massomafiosi che, attualmente, ricoprono delle alte cariche istituzionali.

Intervista al magistrato Carlo Palermo:

https://www.facebook.com/carlo.palermo.33/videos/2369708416502972/

 

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