La «sistemazione» provoca disuguaglianza. Un malcostume che parte da lontano e che ha interessato in  molti settori di potere. Anche l’antimafia , in nome della legalità di parte, ha usato il metodo della raccomandazione: Saguto , Montante e Crocetta  docet

 

In Sicilia, senza “appartenere” è molto difficile trovare un lavoro.  Lo sanno bene  i giovani e anche senior, che vanno via dall’Isola per non piegarsi a questo vergognoso sistema. Dalla Prima Repubblica, dove la raccomandazione ere prassi consolidata, ad oggi poco è cambiato. Purtroppo come si evince da alcune inchieste anche i magistrati hanno usato questo metodo per i loro figli. Pure i giornalisti vengono raccomandati: Rai docet

 

Ognuno ha “sistemato” i suoi. I politici hanno gestito i posti pubblici e di sotto governo e per decenni. Regione, comune, enti come IACP o ASP sono stati tutti oggetto di lottizzazione. Anche i sindacati hanno “dato posti” agli amici. A Castelvetrano città super controllata per la latitanza di Matteo Messina Denaro tanti “furbi” hanno pagato per “vincere” concorsi con la divisa. Lo sanno bene gli interessati   che oggi sono nei  vari corpi. Dovrebbero AVERE il coraggio di denunciare.

 

Anche la mafia si è data da fare nel raccomandare parenti e amici. Oltre al lavoro nelle aziende controllate, sono riusciti a piazzare tanti amici nei posti pubblici. Negli anni 70/80 e anche 90, avevano molto potere. Facevano pure laureare senza bisogno di studiare. Diversi i parenti della famiglia Messina Denaro e vari affiliati “Impustati”. Guarda caso nessuno ha mai controllato

 

L’ennesima ingiustizia dovuta ad una magistratura poco attenta a questo fenomeno. Alcuni “papà” si vantavano pure di aver ottenuto il posto con la divisa.

 

Un brutto vizo che toglie ogni speranza ai giovani validi e volenterosi che scappano dalla Sicilia.

 

La causa maggiore della raccomandazione, in Italia, è proprio quella che ha messo in risalto il direttore generale dell’Aler: funziona. Nella pratica, non c’è un giudizio diffuso che sia di sincera condanna. Anzi, a molti sembra un sistema di vita che ha una sua efficienza e che giova ai più furbi. Addirittura  in Sicilia  la raccmondazione sa di scaltrezza. La cosa più assurda  è legata all’atttegiamento dei raccomandati che diventano spesso arroganti e severi giudici con il culo degli altri. Il vizio è nel malcostume italiano. In Sicilia   e nel meridione in genere è proprio genetico

 

In un libro di qualche anno fa, intitolato La raccomandazione , una famosa antropologa  diceva che il sistema comincia dalla nascita. Quando un italiani è pronto per venire al mondo, le probabilità che sua madre, appena arrivata in ospedale, abbia chiesto, tramite vari gradi di conoscenza, una stanza singola per starsene in pace, sono molto alte; ed esercita tramite terzi pressioni sulle infermiere, esprimendo la volontà di avere il proprio figlio tra le braccia, qualche minuto in più del consentito. Cioè, nella sostanza: qualche minuto in più degli altri.

 

Il sistema si alimenta fino alla fine dell’esistenza. Subito dopo, i congiunti si muovono tra conoscenze varie per ottenere un funerale migliore e una posizione favorevole al cimitero. In mezzo ai due punti estremi, ci sono le scuole, i concorsi, il lavoro; ci sono i posti al teatro, le file da saltare, i passaporti, i posti auto, un tavolo in giardino al ristorante, il pesce più fresco in pescheria, e via con un elenco lunghissimo di eventi minuscoli o sostanziosi nei quali la differenza la fa il tuo pacchetto di conoscenze, il minor grado possibile di separazione dal potente di turno.

 

La vita di un italiano, a prescindere dalle grandi corruzioni che sono in atto da tempo e che in queste settimane esplodono alla vista di tutti, è legata alla raccomandazione come a uno statuto naturale. Le tangenti, le minacce, le pressioni, gli imbrogli e le corruzioni sono conseguenza (quasi) naturale di un sistema di vita basato sul concetto di disuguaglianza. Perché in fondo la raccomandazione non serve ad altro che a creare una differenza tra me e tutti gli altri. Io voglio ottenere tramite una rete di amicizie cose, posizioni e rendite migliori; agli altri, lascio il resto. Non voglio accettare le regole condivise con la mia comunità: voglio qualcosa in più. Cioè: voglio vivere meglio degli altri.

 

Una comunità dovrebbe basarsi sul concetto contrario. Cercare cioè di ottenere il meglio per tutti. La raccomandazione invece distribuisce disparità, e come conseguenza crea sfiducia nella neutralità. Se vado al ristorante, in fondo ho paura che mi rifilino cibo meno buono, perché non mi conoscono. E il cibo buono lo riservino per coloro che hanno ottenuto la raccomandazione. Ma non mi rendo conto che tale pratica l’ho messa in moto io tutte le altre volte. La vita italiana, nella sostanza, è modellata sull’ossessione che si ha in provincia: lì, non conta cosa vuoi fare, ma quante persone conosci.
Ora, non tutti gli italiani che praticano la raccomandazione quotidiana sono abili a farne una pratica di corruzione ad alto livello.

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