Circa 4mila case costruite nella Valle dei Templi, in provincia di Agrigento, sono abusive ma non dovranno pagare nessuna sanzione. Lo ha stabilito la Corte costituzionale che ha dato ragione ai proprietari. Quelle case furono costruite infatti prima del 1985, anno in cui la zona, dopo l’approvazione della legge Galasso (la numero 431 dell’agosto 1985), venne sottoposta a vincolo paesaggistico. All’epoca nella zona era in vigore un più permissivo vincolo archeologico, che non vietava in assoluto le edificazioni ma le subordinava a una verifica dell’amministrazione competente.

La Valle dei Templi, patrimonio dell’Unesco dal 1997, fu suddivisa con il decreto Gui Mancini del 1968 in diverse aree: per la zona A, quella che oggi è parco archeologico, grande 1.300 ettari, venne decisa la assoluta non edificabilità. Per altre zone esterne al parco archeologico, le zone B, C, D ed E, venne permessa un’edificabilità parziale. Nel 1985 per tutte le zone venne infine stabilito il vincolo paesaggistico, che introduceva in sostanza nuovi criteri e limitava ulteriormente le possibilità di costruire.

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Per tutte le case dell’area costruite prima di quella data, circa 4mila, da anni la Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Agrigento, in accordo con l’assessorato regionale ai Beni culturali, chiede il pagamento di una indennità pecuniaria per danno paesaggistico. La cifra richiesta variava dagli 8mila ai 20mila euro ciascuna. Al pagamento è sempre stato associato il possibile rilascio di una sanatoria, che avrebbe regolarizzato le case.

Ci sono state negli anni molte ingiunzioni e molti ricorsi. Già nel 2020 il Tar di Palermo aveva dato ragione ai proprietari di un appartamento acquistato nel 1988 e che si trova nella zona B della Valle dei Templi. I proprietari avevano fatto domanda di condono edilizio, ma il comune di Agrigento aveva subordinato il rilascio al pagamento di una “sanzione paesaggistica” di 8.500 euro. Il Tribunale amministrativo regionale di Palermo accolse il ricorso dei proprietari affermando che la zona B della Valle dei Templi, fino all’entrata in vigore della legge Galasso, non era sottoposta ad alcun vincolo paesaggistico.

La stessa cosa è stata stabilita nei giorni scorsi dalla Corte costituzionale la cui decisione è stata chiara: la sanzione è applicabile solo in caso di «intervento edilizio su un’area già vincolata al momento della realizzazione dell’abuso». La norma, hanno spiegato i giudici, «presuppone che il vincolo paesaggistico sia stato apposto prima della realizzazione dell’opera e che il proprietario abbia agito in difformità ad esso, cosciente della presenza di precise prescrizioni paesaggistiche e consapevole di commettere un abuso».

Ora i proprietari delle case parzialmente abusive delle zone B, C, D, E della Valle dei Templi potranno ottenere la sanatoria e regolarizzarle.

«Questa vicenda» dice Daniele Gucciardo, presidente del circolo Rabat di Legambiente di Agrigento, «però non c’entra nulla con lo scandalo più grande della Valle dei Templi, e cioè le oltre 600 case presenti nella zona A, all’interno del parco archeologico, che dovrebbero essere abbattute e, che, nonostante tutte le ordinanze e le ingiunzioni, sono ancora in piedi».

Nel 1998 fu emessa una sentenza definitiva che stabiliva che le case edificate nella zona A, cioè all’interno del parco archeologico, dovessero essere demolite. Nel 1999 ci fu l’ingiunzione a eseguire l’abbattimento ma non accadde nulla. Solo nel giugno del 2015, dopo anni in cui il comune di Agrigento, la Soprintendenza ai beni culturali e ambientali e l’Ente parco archeologico e paesaggistico si rimpallavano la responsabilità di eseguire le demolizioni, il procuratore aggiunto di Agrigento Ignazio Fonzo inviò ai tre enti una sorta di ultimatum: «In assenza di precise, circostanziate e dettagliate risposte principalmente esecutive alle richieste provenienti da questa Autorità Giudiziaria, si dovrà procedere a carico dei responsabili di codesti uffici che, con perdurante ostinato ritardo, impediscono il ripristino della legalità nella zona del Parco Archeologico della Valle dei Templi, interessata dalla presenza di manufatti abusivi per i quali è stata disposta, con sentenza divenuta irrevocabile, la demolizione». In pratica la procura chiedeva ai tre enti di mettersi d’accordo e agire, altrimenti ci sarebbero state delle conseguenze.

Le aree in cui si concentrano maggiormente le costruzioni abusive, come spiega il rapporto Unesco alla siciliana di Legambiente, sono le contrade Cugno, Vela, Maddalusa, la foce del fiume Akragas, Poggio Muscello, Cozzo Mosè, San Leonardo.

Nel 2015, a 17 anni dalla sentenza, furono abbattuti otto immobili; nel 2017 altri 13 di cui quattro demoliti autonomamente dai proprietari, e tra il 2018 e il 2020 lo stesso successe per altre 17 case. Poi, anche a causa della pandemia, tutto si era nuovamente fermato. Resta da capire come mai fu permessa l’edificazione di case in una zona tra le più importanti del mondo a livello archeologico. Sorsero, in varie epoche, piccole seconde case degli agrigentini, ristrutturazioni e ampliamenti di antiche costruzioni ma anche ville con piscina, alcune di recente costruzione. «Gli amministratori locali», spiega ancora Gucciardo, «dicevano: “Basta che non costruiate nell’area tra i due fiumi, il San Biagio e il sant’Anna, gli antichi Akragas e Hypsas, ma un po’ più ai margini della zona A e vedrete che prima o poi una sanatoria arriverà”».

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