Maria Grazia Brandara, attualmente sindaco del Comune di Naro, è una delle principali imputate nel processo Montante bis che inizierà il 2 maggio prossimo. Ieri, alla luce di quest’ultima vicenda giudiziaria, è stata sollecitata a dimettersi, dai consiglieri comunali d’opposizione. Ma lei ha risposto che non intende, minimamente, mollare la poltrona di sindaco. Se tentiamo di tracciare brevemente un profilo della Brandara, ci accorgiamo che il fatto di asserragliarsi dentro il fortino municipale di Naro, ha una sua spiegazione, riconducibile al suo ‘sistema’ di appartenenza, il cosiddetto ‘Sistema Montante’. Lei è stata, sino al 2017, presidente dell’IRSAP (Istituto Regionale Siciliano per le Attività Produttive), l’ente pubblico che gestisce tutte le aree industriali siciliane. Tale incarico, assieme a tanti altri, lo ha ricoperto per volere di Antonello Montante, l’ormai noto falso paladino dell’antimafia che, in realtà, era il capo di un’associazione a delinquere all’interno della quale, secondo gli uffici giudiziari di Caltanissetta, la Brandara aveva un ruolo fondamentale. Stando a quanto si legge in un articolo del quotidiano Il Fatto Quotidiano, inoltre, sempre la Brandara, risulterebbe iscritta in una loggia massonica. Di per sé, tale adesione alla massoneria, potrebbe non significare nulla, solo se si accertasse la natura e la composizione della sua loggia di appartenenza. In quel servizio infatti si parla di un’informativa delle forze dell’ordine relativa ai fiancheggiatori della latitanza di Matteo Messina Denaro, in cui è contenuto il nome della Brandara.

La Brandara è inoltre sotto processo, nel Messinese, a Barcellona Pozzo di Gotto, per dei reati amministrativi ed ambientali. Mentre presso il tribunale di Siracusa sono stati depositati gli atti di conclusione indagini relativi ad un procedimento riguardante la gestione del depuratore di Priolo, uno dei più grossi d’Europa, ed al servizio delle aziende petrolifere del Siracusano. In quest’altra inchiesta risulta indagata per vari abusi amministrativi ed ambientali, assieme all’avvocatessa Sara Battiato, moglie del colonnello dei carabinieri Giuseppe D’Agata, suo coimputato nel processo Montante bis di Caltanissetta. Le due donne si sono avvicendate ai vertici dell’IAS, la società che gestisce il mega impianto di Priolo, senza rispettare le norme ambientali ed amministrative. Dal 2019 risulta indagata, assieme ad altri nove amministratori e funzionari pubblici, nell’ambito di un’inchiesta riguardante la società di gestione dei rifiuti denominata Dedalo Ambiente, che era stata costituita dall’ATO AG 3. I reati contestati in questo caso sono anche di natura finanziaria. Nello specifico si tratta di sottrazione fraudolenta del pagamento di imposte. Questa inchiesta non sappiamo comunque che fine ha fatto. La Brandara, dopo che è stata eletta sindaca di Naro è stata eletta, da alcuni suoi colleghi sindaci dell’Agrigentino, anche presidente del GAL Sicilia Centro Meridionale, una società che gestisce dei fondi pubblici destinati ad aziende agricole ed agrituristiche. Ed ancora, sempre la Brandara, è stata eletta da tutti e 43 sindaci della provincia di Agrigento, vicepresidente dell’AICA, la società pubblica di gestione del servizio idrico integrato in tutti i comuni agrigentini. Presiede, inoltre, il consorzio agrigentino per la legalità e lo sviluppo che gestisce dei beni confiscati alla mafia.

Ci si chiede, a questo punto, se, al di là della legge Severino, che prevede la rimozione degli amministratori pubblici in caso di condanna penale, non debba intervenire, riguardo all’incresciosa situazione in cui versa la Brandara, qualche altro organo politico e di controllo. Ma anche i sindaci agrigentini che l’hanno eletta nelle due società pubbliche, il GAL ed AICA, dovrebbero prendere posizione rispetto a quest’ultimo suo pesantissimo rinvio a giudizio, per associazione a delinquere e per una serie interminabile di reati contro la pubblica amministrazione. Magari per una mera questione di opportunità, i suoi colleghi sindaci dovrebbero chiederle di mettersi da parte, in attesa che si concludano i processi in corso che la riguardano. Quello della Brandara sta infatti diventando un caso davvero particolare, tutto da studiare. Siamo al cospetto di una presunta massone, della quale si sconoscono i dettagli della sua affiliazione. Si tratta di una sindaca alle prese con due processi e con una serie di inchieste in corso. Senza contare che, una delle indagini a cui è sottoposta, a quanto pare riguarderebbe anche il dissesto finanziario del Comune di Naro, dichiarato ufficialmente in Consiglio Comunale qualche mese fa. Secondo quanto si legge in un dettagliato esposto, presentato presso la Procura della Repubblica di Agrigento, anche tale dissesto è stato provocato dalla sua dissennata azione amministrativa.

A questo punto, per vederci chiaro, rispetto alla posizione di Maria Grazia Brandara, ritenuta dalla Procura e dal Tribunale di Caltanissetta, tra l’altro, una donna chiave del cosiddetto ‘Sistema Montante’, sarebbe auspicabile un intervento della Prefettura di Agrigento e del Ministero dell’Interno.

Rispondi