Caro diario, verrebbe da dire!

In quegli infiniti appunti, contenuti nei diari di Antonello Montante, si coglie lo spaccato di una classe dirigente tutta quanta messa in fila a seguire il demiurgo dell’antimafia. È come se stessimo rileggendo il libro ‘Gli indifferenti’, di Alberto Moravia, pubblicato nel 1929, in cui venivano descritti i vizi ed i vezzi di una borghesia italiana nel pieno della sua decadenza morale e civile. Credeteci, non si salvava nessuno, neanche noi che abbiamo la pretesa e la presunzione di intravedere una prospettiva diversa.

Il merito di averci fornito gli elementi di valutazione, di come funzionava un certo sistema di potere, è di quei poliziotti e di quei magistrati che ancora ci credono. Va a loro il nostro plauso per averci aperto gli occhi. Ci hanno dato la sveglia, a partire dal 2015, dopo anni ed anni di duro lavoro investigativo. C’era chi indagava e chi insabbiava. Non bisognava disturbare il conducente. Anche quando, la sua, quella di Montante, era diventata una folle corsa, una volata. Stiamo sempre e comunque,  ovviamente, parlando della ‘Volata di Calò’, al secolo Calogero Antonello Montante.

Da qualche mese, purtroppo, stiamo riassaporando l’amaro calice della guerra, quella scatenata in Ucraina da Putin. E forse, probabilmente, stiamo pure ritornando ad apprezzare cosa vuol dire non avere un padrone, cosa significa veramente la parola libertà, la parola democrazia.

In Sicilia, sino ad alcuni anni fa, eravamo forse in pochi ad aver capito che eravamo già in guerra. I nostri avversari, o per meglio dire i nemici della libertà, della democrazia, dello Stato di Diritto, della Giustizia Giusta, non ci uccidevano con i missili, come fa Putin con gli Ucraini. Ci infliggevano una violenta morte civile, spogliandoci anche della nostra dignità. Oltre a calunniarci ed a diffamarci, ci dileggiavano, ridevano e facevano ridere tutti quanti nel mettere in piazza i nostri presunti vizi, i nostri peccati. Mentre loro impunemente commettevano reati a raffica, violentando un’intera società, istituzioni comprese. Ti sputtanavano pubblicamente, con dossier ben confezionati dagli ‘amici’ magistrati e dagli  ‘sbirri’ deviati che cascavano ai piedi Montante. Non solo ti accusavano, ingiustamente, di essere corrotto e mafioso, ma anche di essere un drogato, un alcolizzato, un lussurioso ed un inguaribile pervertito. Questo era il ‘Sistema Montante’. I due processi in corso a  Caltanissetta servono proprio a riconquistare, non solo qualche brandello di giustizia, ma soprattutto quella dignità umana che Montante e la sua lobby ci avevano fatto perdere. Quando Montante incontrava un umile esponente delle forze dell’ordine, un magistrato, un generale, un giornalista, un ministro, era più forte di lui, lo doveva per forza corrompere. Iniziava a  scambiarsi messaggi e convenevoli di ogni tipo. Poi passava ai favori reciproci; e poi ancora,  tutti quanti insieme appassionatamente, studiavano come rovinare la gente che gli dava fastidio, come rovinare la Sicilia e, se necessario, l’Italia intera.

 

 

 

 

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