La recinzione prevista nel progetto per la realizzazione dell’impianto FORD, per il trattamento della frazione organica dei rifiuti,  dista dal centro abitato circa 2.500 metri, meno dei 3.000 previsti dalla normativa vigente. Il sindaco Cirillo: “Adesso possiamo chiudere una bruttissima parentesi che la mia comunità ha subìto ingiustamente in questi ultimi 20 anni”.

 

“Avevamo ragione noi”: con queste parole il sindaco di Montallegro Giovanni Cirillo punta il dito sull’impianto di trattamento rifiuti. “La distanza minima che la legge stabilisce di 3.000 metri dalla recinzione dell’impianto Ford con il centro abitato – afferma – è invece realmente di 2.550,89 metri. E’ stato il Genio civile di Agrigento, con il responsabile Salvatore La Mendola, a confermarlo dopo essere stato incaricato dal dirigente generale del Dipartimento tecnico dell’Assessorato regionale delle Infrastrutture e della Mobilità Salvatore Lizzio. Pertanto imporremo con forza l’annullamento in autotutela del provvedimento autorizzativo dell’impianto, da me già trasmesso il 22 marzo scorso, in modo tale da chiudere per sempre questa bruttissima parentesi che la mia comunità ha subìto ingiustamente in questi ultimi 20 anni. La voce dei miei concittadini – conclude Cirillo – finalmente è stata ascoltata”.

Sullo stesso argomento è intervenuta anche la Pro Loco: “Abbiamo avuto notizia – si legge in una nota – dell’avvenuta misurazione da parte del Dipartimento tecnico dell’Assessorato regionale alle Infrastrutture della reale distanza tra il perimetro del centro abitato di Montallegro e l’impianto di progetto Ford che la ditta Catanzaro Costruzioni intenderebbe realizzare a Montallegro. Era stato autorizzato un impianto in violazione di un vincolo fondamentale posto a presidio della salute pubblica.

Per la Pro Loco Montallegro non è certamente una sorpresa, ma piuttosto la conferma della bontà di quanto sostenuto sin dal primo momento perché, attraverso il ricorso al Tar avverso il provvedimento di valutazione impatto ambientale, patrocinato dagli avvocati Teo Caldarone e Santo Botta, era stata prodotta una perizia giurata, a firma dei propri tecnici, gli ingegneri Nino Gambino e Giuseppe Cuffaro ,che ne riproduceva le medesime risultanze. E’ ormai evidente che la realizzazione dell’impianto andava bocciata in origine”.

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