Più era creduto e più diventava credibile’ ha detto, qualche anno fa, l’ex ministro Alfano alla Commissione Regionale Antimafia, a proposito dell’ex paladino dell’antimafia Antonello Montante. Ci riferiamo a quel ministro a comando che, quando Montante gli telefonava o lo incontrava, non gli dava del tu, ma ‘gli dava dell’io’.

Anche questa, così come tante altre storie di ordinaria follia istituzionale, ha dell’incredibile.

Si tratta della nota proposta di mettere a capo un inquisito per mafia a dirigere l’agenzia nazionale per la gestione dei beni confiscati alla mafia. E fu così che abbiamo toccato davvero il fondo.

Ma al Viminale, passando prima dal Quirinale, ieri come oggi, questo passa il convento.

Da qualche decennio nel Colle più alto di Roma ed in tutti i Palazzi del potere politico e giudiziario, e persino in Vaticano, sembra di essere su scherzi a parte, o sul palcoscenico di un talent show. Basta fare un pò di scrusciu, il più rumoroso possibile, gridando al lupo al lupo o mamma mia la mafia mi vuole ammazzare, anche se sai che non è vero, perché magari sei compare dei mafiosi, e subito ti fanno cavaliere della Repubblica. Che è poi il primo passo per raggiungere le più alte vette del potere. Entrare nell’Olimpo dell’antimafia, specie se è parolaia e di facciata, è come vincere al superenalotto. Lo sa bene Montante e tutta la cavalleria antimafiosa d’Italia. Se poi una città intera la si fa diventare tutta quanta mafiosa, come è successo a Roma che, per anni, è stata ribattezzata addirittura mafia-capitale, è  ancora meglio. Ti dà il diritto di nominare il tuo successore, ai vertici del più importante ufficio giudiziario d’Italia, e ti consente poi di presiedere il Tribunale della Città di Dio. Il Dio di oltre un miliardo di Cristiani, soggetti tutti quanti, urbi et orbi, alle tue scomuniche.

Quello che segue è l’interrogatorio del 12 giugno del 2021, dell’ex cavaliere per eccellenza dell’antimafia. Nell’aula bunker di Caltanissetta affronta un argomento caro a lui, ma che era caro anche all’ex presidente della sezione per le misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, Silvana Saguto. Un tema che sta ancora a cuore di un conosciutissimo uomo di chiesa, Don Luigi Ciotti, ma anche a tanti altri soggetti assetati di giustizia. Ci riferiamo, alla gestione dei beni confiscati alla mafia.

Leggete cosa ha detto Montante in proposito

 

 

 

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