La Procura di Ragusa ha proposto l’archiviazione ed il Gip l’ha accolta. Si tratta di una querela, presentata dal dirigente di polizia Giovanni Giudice, momentaneamente sospeso dal servizio per problemi giudiziari. Tale querela era stata presentata contro lo scrittore e vignettista di Vittoria Emilio Tringali. Il motivo del contendere era costituito da delle presunte allusioni diffamatorie contenute nel suo libro ‘Sbirromafia‘, riferite al Giudice. L’argomento ‘incriminato’, trattato da Tringali, è quello relativo all’uccisione del boss Emmanuello, avvenuta a Villarosa, nell’Ennese, nel 2007. Ad uccidere Emmanuello, allora latitante, è stato un poliziotto, non ancora identificato, che faceva parte di una pattuglia, capitanata dall’allora vice capo della squadra mobile di Caltanissetta, Giovanni Giudice. Avevano ricevuto una soffiata riguardante il covo dove si nascondeva Emmanuello, che tentò di scappare, disarmato ed in pigiama; ma fu freddato con un colpo di pistola alla nuca. Le circostanze della sua uccisione ancora oggi rimangono avvolte nel mistero. A distanza di alcuni anni sono stati scoperti dei legami sospetti tra Giudice ed i Luca, una nota famiglia di imprenditori titolari, a Gela, di una grossa concessionaria di auto di lusso. I Luca, stando a quanto è stato appurato dalla Procura Distrettuale Antimafia di Caltanissetta, erano legati al clan rivale di Emmanuello, i Rinzivillo. La società Lucauto, così si chiama la rivendita di auto di grossa cilindrata, secondo gli inquirenti avrebbe avuto a libro paga il superpoliziotto Giovanni Giudice che, in cambio di vantaggi personali, ai tempi dell’uccisione di Emmanuello, avrebbe loro risparmiato una confisca di beni per infiltrazioni mafiose accreditandoli, erroneamente, come vittime delle mafia. Il Giudice, come detto, risulta sospeso dalla Polizia da qualche anno. Mentre lo scorso febbraio è stato rinviato a giudizio.
Dovrà presentarsi davanti al collegio penale del tribunale di Gela, il prossimo maggio. Il gup nisseno, Graziella Luparello, ha disposto il suo rinvio a giudizio perché coinvolto nell’inchiesta “Camaleonte”. Sono stati i pm della Dda di Caltanissetta a chiedere di mandarlo a processo, per i suoi pregressi rapporti con la famiglia Luca. È accusato di averli favoriti, ottenendo alcuni ben individuati vantaggi personali.

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