Il libro ‘Sbirromafia‘ di Emilio Tringali ha fatto breccia, ha colto nel segno riguardo a degli strani intrecci, alcuni dei quali sono ancora da verificare. Quella che segue è solo una breve ricostruzione di alcune coincidenze con cui si anticipa l’uscita di ‘Sbirromafia 2‘…

A capo della Procura di Caltanissetta c’era Renato Di Natale, quando fu ordinato il blitz del 3 dicembre 2007, nel corso del quale, nelle campagne di Villarosa, in provincia di Enna, fu ucciso il boss latitante Emmanuello. La sua esecuzione avvenne alle spalle mentre, disarmato, stava tentando di scappare. Il ‘plotone d’esecuzione’ era guidato dal vice capo della squadra mobile, Giovanni Giudice, sospeso dalla Polizia e rinviato a giudizio, a febbraio scorso, per i suoi rapporti con la criminalità organizzata di Gela. Giudice era al soldo della famiglia Luca, titolare della concessionaria Lucauto e legata, secondo la Procura Distrettuale Antimafia di Caltanissetta, ai capimafia Rinzivillo.

Emmanuello dovevano semplicemente arrestarlo ed invece lo hanno ucciso. Su questo tragico epilogo di quella che doveva essere un’operazione di polizia sicuramente meno cruenta, nel tempo si è addensato qualche sospetto, su cui non è mai stata fatta piena luce. Quell’uccisione  infatti avviene nelle stesse campagne di Villarosa in concomitanza con lo svolgimento di un summit di mafia. Ventuno giorni prima, inoltre, esattamente il 13 novembre 2007, Antonello Montante, l’ex numero due di Confindustria Nazionale, sotto processo in due distinti procedimenti penali e sotto inchiesta per mafia, si incontrava, guarda caso, con il vice capo della squadra mobile di Caltanissetta Giovanni Giudice che, come detto, ha guidato il manipolo di poliziotti che ha ucciso alla nuca Emmanuello. Tali circostanze emergono dai diari segreti di Montante rinvenuti, nel 2015, in quella che lui definiva la ‘stanza della legalità’.

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