La Cassazione annulla e rinvia al Tribunale di Sorveglianza il no alla scarcerazione di Gaspare Spatuzza. La reazione di Salvatore Borsellino, fratello del giudice vittima della strage di Via D’Amelio.

La Cassazione ha accolto il ricorso presentato da Gaspare Spatuzza contro l’ordinanza con cui il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha risposto no alla sua scarcerazione “allorchè – hanno motivato i giudici – non ha ancora concluso il positivo percorso rieducativo intrapreso che, anzi, deve consolidarsi”. La prima sezione penale della Suprema Corte ha annullato con rinvio l’ordinanza disponendo quindi un nuovo esame sull’istanza di Spatuzza. Lui, ergastolano, collaboratore di giustizia dal 2008 e detenuto ai domiciliari in una località protetta, invoca la libertà condizionale dopo avere scontato oltre 25 anni di reclusione. Peraltro, la Procura Generale, innanzi ai giudici ermellini, ha espresso parere favorevole alla concessione della libertà condizionale. Dopo il deposito delle motivazioni della Cassazione, i giudici della Capitale riesamineranno il caso. Gaspare Spatuzza, braccio armato dei fratelli Graviano di Brancaccio, è stato condannato per 41 omicidi e per le stragi di Capaci il 23 maggio e Via D’Amelio il 19 luglio del ‘92. Fu lui la notte dell’8 luglio a rubare la Fiat 126 poi imbottita di tritolo, smentendo il falso pentito Scarantino. Lo Stato gli è debitore per avere contribuito in modo determinante a sollevare l’intricato e ancora oggi misterioso macigno di interessi sul depistaggio delle indagini dopo la strage contro Paolo Borsellino. E il fratello del magistrato vittima dell’attentato, Salvatore Borsellino, commenta: “Gaspare Spatuzza ha compiuto un percorso spirituale di cambiamento, ha fatto condannare dei criminali e ha permesso di smascherare il depistaggio di Scarantino, un depistaggio di Stato. Dunque è giusto che lo Stato rispetti una legge, voluta, tra l’altro, da Falcone e Borsellino. Quello di Spatuzza è un pentimento reale, avvenuto in carcere e con un percorso spirituale. Al di là di questo, anche con la sola collaborazione con la giustizia, vista l’importanza processuale delle sue rivelazioni, è giusto che a un certo punto – ma dopo quanti anni di carcere lo decideranno i magistrati – Spatuzza acceda ai benefici di legge esistenti. D’altra parte, se è stato rimesso in libertà Giovanni Brusca… Quella sì è stata una cosa che mi ha un po’ sconvolto, ma anche allora ho detto che il nostro è uno Stato di diritto e che le leggi vanno rispettate”. E poi aggiunge: “Il vero scandalo non è la libertà condizionale a Spatuzza ma la riforma dell’ergastolo ostativo, già approvata alla Camera e in attesa del voto al Senato. Non è accettabile che dei criminali mafiosi possano essere rimessi in libertà dopo un certo numero di anni, anche senza avere collaborato con la giustizia, ma solo dissociandosi a parole. La dissociazione a parole forse aveva un significato per i terroristi rossi, che erano fortemente ideologizzati e per i quali rinnegare il loro passato anche a parole era qualcosa di veramente dirompente, ma per i mafiosi rinnegare a parole un giuramento fatto con il sangue alle loro famiglie mafiose non vuol dire assolutamente niente. Quando cesserà l’ergastolo ostativo spariranno anche i collaboratori di giustizia”.

teleacras angelo ruoppolo

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