Oggi la Dott.ssa  Sabrina Bazzano, Giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, ha dichiarato la nullità degli atti di rinvio a giudizio per il reato di diffamazione di Marco Venturi, Salvatore Petrotto, Giuseppe Deni, Nino Reginella ed Ivano Bertorotta. Era stata eccepita, dall’avvocato di Salvatore Petrotto, Stefano Catuara, nell’udienza del 4 febbraio scorso, una sostanziale discrepanza tra gli atti di conclusione delle indagini e quelli di rinvio a giudizio. Per tali ragioni il Giudice ha rimandato gli atti indietro alla Procura della Repubblica. A questo punto bisogna ricominciare l’attività istruttoria, essendo decaduta l’imputazione a carico di Venturi, Petrotto, Deni, Reginella e Bertorotta. Tale procedimento penale scaturiva da diverse querele, presentate dal Montante e dal suo cerchio magico, attingendo abusivamente informazioni riservate dalle banche dati del Ministero dell’Interno. Commettendo cioè dei reati, di accesso abusivo ai sistemi informatici, per i quali sia lui, che il capo della security di Confindustria, Diego Di Simone Perricone che il vice commissario di Polizia Marco De Angelis, sono stati già condannati nel primo grado del processo relativo al cosiddetto ‘Sistema Montante’.

Nella sua produzione documentale nel processo d’appello, il Montante, in maniera del tutto strumentale, per screditare la parte civile Petrotto ed uno dei suoi principali accusatori, l’imprenditore Marco Venturi, aveva depositato (allegato n. 138 del 14 dicembre 2021), il decreto di citazione a giudizio per diffamazione, riguardante Venturi e Petrotto ed altri, con cui veniva fissata la prima udienza proprio del processo di oggi, la cui prima udienza si era svolta il 4 febbraio 2022.
Adesso Venturi e Petrotto non sono più imputati di diffamazione. È così stato sventato l’ennesimo tentativo di Montante di screditare i suoi accusatori e le parti civili che si sono costitute contro di lui.
Giova ricordare che è stato lo stesso Montante a precisare che, nel luglio del 2016, anche Confindustria aveva presentato una querela, assieme alla Brandara, alla Lo Bello ed alla Vancheri, contro Petrotto e Venturi, sempre per diffamazione. Discorso a parte è quello invece relativo alla querela presentata, nei confronti dei soli Reginella e Petrotto, dall’ex presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci che ha anche accusato pubblicamente di mafia coloro i quali avevano pubblicato una notizia errata sul suo conto, peraltro smentita, con tanto di scuse ufficiali, regolarmente pubblicate.

Ritorniamo alle e-mail ed ai servizi giornalistici che davano terribilmente fastidio a Montante ed alla sua lobby.

Montante parla di quelle e-mail e di alcuni articoli ritenuti diffamanti, nel corso del suo interrogatorio, nell’udienza del 14 luglio 2021 quando dice, rivolto all’avvocato della parte civile Petrotto, Stefano Catuara che, nel 2016, gironzolavano strane e-mail, come detto, a suo dire diffamanti, per le quali proprio il Petrotto era stato rinviato a giudizio il giorno prima, assieme a Venturi ad altri tre soggetti. Ed era sempre lo stesso Montante, di concerto con il capo della security di Confindustria, Diego Di Simone Perricone, a presentare una serie di querele, unitamente agli allora due ex assessori regionali, Mariella Lo Bello e Linda Vancheri, ed alla commissaria dell’IRSAP, Maria Grazia Brandara. Stiamo parlando di quelle che adesso sono tre dei coimputati nel nuovo processo, per associazione a delinquere, corruzione ed altro, il cosiddetto Montante bis. Anche l’imputata Maria Grazia Brandara e Mariella Lo Bello, sempre per screditare Venturi e Petrotto, hanno presentato il rinvio a giudizio per diffamazione, adesso dichiarato nullo, proprio nel processo Montante bis, il primo febbraio del 2022, come risulta dall’allegato n° 14.

In quei frangenti venne pure intercettata una telefonata, la cui trascrizione è agli atti del Tribunale di Caltanissetta, tra Antonello Montante ed il giornalista agrigentino Franco Castaldo, nel corso della quale parlavano della presentazione di diverse querele e denunce contro Petrotto, Venturi, Deni e l’ex presidente dell’IRSAP, Alfonso Cicero, altro accusatore di Montante. Querele e denunce dal profilo palesemente calunnioso e contenenti informazioni riservate, attinte dallo SDI, il sistema informatico del Ministero dell’Interno.

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