La situazione giudiziaria della sindaca di Naro, Maria Grazia Brandara, è davvero unica e paradossale. Com’è noto, tra i suoi tanti guai giudiziari, quello che più di tutti desta scalpore è il processo in corso a Caltanissetta, dove lei è imputata  assieme ad altri 12 soggetti, per associazione a delinquere, corruzione e per una miriade di altri reati, nell’ambito del cosiddetto processo ‘Montante bis”.

A costituirsi parte civile contro di lei, tra le numerose società ed enti pubblici, spiccano il Ministero dell’Interno e la Presidenza della Regione Siciliana, ossia le Istituzioni pubbliche

che sono preposte, a prescindere dalle condanne penali, ad esercitare l’attività di controllo, propedeutica all’eventuale rimozione di quei primi cittadini quali l’attuale sindaca di Naro. La sua situazione giudiziaria, come potrete leggere di seguito, non è circoscritta al solo gravissimo suo coinvolgimento nell’ambito del processo Montante, ma va ben al di là.

Tale attività ispettiva, di controllo e di eventuale rimozione della sindaca Brandara, si impone in questo caso, a maggior ragione, proprio perché Stato e Regione sono costituiti parte civile contro di lei. Osiamo dire che, a questo punto, è una decisione conseguenziale ed obbligata, quella che dovrebbe prendere sia il Presidente della Regione, Nello Musumeci, di concerto con l’assessore regionale che ha la delega agli Enti Locali e che è tra l’altro l’agrigentino Marco Zambuto; sia il Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, tramite la Prefettura di Agrigento.

Altri aspetti, da non sottovalutare, potrebbero essere quelli inerenti il quadro dei rapporti che legano la sindaca Brandara ad una loggia massonica del trapanese, di cui si sono occupati i Carabinieri del ROS, in un rapporto di polizia, a cui fa riferimento il giornale Il Fatto Quotidiano, che ha pubblicato la sua foto, mentre partecipava ad una riunione, delle cui finalità poco conosciamo. A questo dobbiamo inoltre aggiungere che, molte delle sue nomine ed incarichi pubblici, da lei ricoperti sino al 2020, quando il Presidente della Commissione Regionale Antimafia Claudio Fava la invitò  dimettersi, sono stati concordati con Antonello Montante, mentre era, e lo è ancora, sotto inchiesta per mafia. Agli atti del Tribunale di Caltanissetta ci sono documenti ed intercettazioni che provano le sue continue frequentazione con Montante, anche anni dopo il mese di febbraio 2015, quando tutti gli organi di informazione pubblicarono la notizia che Antonello Montante era indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel corso di un  memorabile incontro a Serradifalco, addirittura, alla fine del 2015, discuteva con l’indagato per mafia Montante, oltre che del conferimento dei suoi incarichi pubblici, grazie alle pressioni esercitate sull’allora Presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, anche di una sua consegna, al Montante, di una borsa piena di soldi. A tal proposito, riteniamo, che sia indispensabile un intervento da parte del Ministero dell’Interno, per far luce su queste gravissime circostanze, ma anche su tutto quanto il gravame giudiziario che riguarda la sindaca Brandara. In queste condizioni è complicato, se non proprio impossibile, continuare a rivestire la carica di primo cittadino, di capo di un’amministrazione pubblica, di ufficiale di governo e di tutore dell’ordine e della sicurezza pubblica.

Di seguito potete rileggere ciò che avevamo scritto, sul conto della sindaca Brandara, prima che iniziasse il processo Montante bis di Caltanissetta.

La Brandara è inoltre sotto processo, nel Messinese, a Barcellona Pozzo di Gotto, per dei reati amministrativi ed ambientali. Mentre presso il tribunale di Siracusa sono stati depositati gli atti di conclusione indagini relativi ad un procedimento riguardante la gestione del depuratore di Priolo, uno dei più grossi d’Europa, ed al servizio delle aziende petrolifere del Siracusano. In quest’altra inchiesta risulta indagata per vari abusi amministrativi ed ambientali, assieme all’avvocatessa Sara Battiato, moglie del colonnello dei carabinieri Giuseppe D’Agata, suo coimputato nel processo Montante bis di Caltanissetta. Le due donne si sono avvicendate ai vertici dell’IAS, la società che gestisce il mega impianto di Priolo, senza rispettare le norme ambientali ed amministrative. Dal 2019 risulta indagata, assieme ad altri nove amministratori e funzionari pubblici, nell’ambito di un’inchiesta riguardante la società di gestione dei rifiuti denominata Dedalo Ambiente, che era stata costituita dall’ATO AG 3. I reati contestati in questo caso sono anche di natura finanziaria. Nello specifico si tratta di sottrazione fraudolenta del pagamento di imposte. Questa inchiesta non sappiamo comunque che fine ha fatto. E’ inoltre indagata a Gela, per reati ambientali e per vari abusi. La Brandara, dopo che è stata eletta sindaca di Naro è stata eletta anche, da alcuni suoi colleghi sindaci dell’Agrigentino, anche presidente del GAL Sicilia Centro Meridionale, una società che gestisce dei fondi pubblici destinati ad aziende agricole ed agrituristiche. Ed ancora, sempre la Brandara, è stata eletta da tutti e 43 sindaci della provincia di Agrigento, vicepresidente dell’AICA, la società pubblica di gestione del servizio idrico integrato in tutti i comuni agrigentini. Presiede, inoltre, il consorzio agrigentino per la legalità e lo sviluppo che gestisce dei beni confiscati alla mafia.

Ci si chiede, a questo punto, se, al di là della legge Severino, che prevede la rimozione degli amministratori pubblici in caso di condanna penale, non debba intervenire, riguardo all’incresciosa situazione in cui versa la Brandara, qualche altro organo politico e di controllo. Ma anche i sindaci agrigentini che l’hanno eletta nelle due società pubbliche, il GAL ed AICA, dovrebbero prendere posizione rispetto a quest’ultimo suo pesantissimo rinvio a giudizio, per associazione a delinquere e per una serie interminabile di reati contro la pubblica amministrazione. Magari per una mera questione di opportunità, i suoi colleghi sindaci dovrebbero chiederle di mettersi da parte, in attesa che si concludano i processi in corso che la riguardano. Quello della Brandara sta infatti diventando un caso davvero particolare, tutto da studiare. Siamo al cospetto di una presunta massone, della quale si sconoscono i dettagli della sua affiliazione. Si tratta di una sindaca alle prese con due processi e con una serie di inchieste in corso. Senza contare che, una delle indagini a cui è sottoposta, a quanto pare riguarderebbe anche il dissesto finanziario del Comune di Naro, dichiarato ufficialmente in Consiglio Comunale qualche mese fa. Secondo quanto si legge in un dettagliato esposto, presentato presso la Procura della Repubblica di Agrigento, anche tale dissesto è stato provocato dalla sua dissennata azione amministrativa.

Rispondi